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INFORM - N. 191 - 10 ottobre 2003

Voto amministrativo agli immigrati e superamento delle quote: la Migrantes sulla proposta di Fini

ROMA - L’intervento di Gianfranco Fini è stato di natura esplosiva, non solo per il suo contenuto, ma pure per l’autorevolezza della personalità che se ne è fatto carico, e per il momento scelto, ossia la conclusione della Conferenza intesa a favorire l’armonizzazione delle politiche europee sull’immigrazione e a dare impulso all’azione del Governo italiano in questo semestre di presidenza dell’UE. Fini ha premesso una parola sul sacrificio e il percorso di integrazione degli italiani emigrati all’estero, ma ha pure fatto un’apologia della legge che porta anche il suo nome accanto a quello di Bossi; una legge, secondo Fini, che garantisce la piena integrazione degli immigrati regolari e riduce in modo determinante la sacca di irregolarità, grazie al provvedimento in forza del quale entro l’anno usciranno dalla clandestinità 650.000 immigrati. Se continuerà a funzionare bene il sistema del contratto di soggiorno, cioè dello stretto rapporto tra lavoro e permesso di soggiorno, Fini annuncia che "non escludiamo affatto in un futuro, che può essere tra qualche mese, di fare a meno del meccanismo delle quote d’ingresso".

Tuttavia l’affermazione che ha suscitato il terremoto, anche ai più alti vertici, e che è stata ribadita con altre formule equivalenti anche dopo la Conferenza, è la seguente: "Sono maturi i tempi per discutere del diritto di voto agli immigrati, almeno in sede amministrativa". Questa presa di posizione ha suscitato, com’era prevedibile, la furiosa reazione della Lega, che per bocca del suo segretario, ha minacciato la possibile crisi di Governo. Un certo sconcerto anche all’interno del partito di cui Fini è segretario, mentre l’UDC per bocca di Follini ha dato tutto il suo consenso. Dalla Spagna Fini il giorno successivo ha precisato: "Il semplice fatto che si sia avviata una discussione, proprio come avevo chiesto, per me è motivo di grande soddisfazione. Nell’annunciare la proposta avevo detto che mi sembrano maturi i tempi per iniziare a discutere. Si è iniziato a farlo". Il Presidente del Consiglio, nel suo tentativo di calmare le acque e di mediare, dalla Crimea, dove si trovava in visita ufficiale, senza sconfessare espressamente il suo Vice, ha dichiarato che il voto agli immigrati "è un tema di cui non si è mai parlato. Non è compreso nel nostro piano di Governo" ed ha lasciato intendere la pericolosità della proposta per la coesione della maggioranza, infatti "sarebbe da irresponsabili mettere in pericolo la compattezza della maggioranza".

Il tema è di notevole rilievo, per cui Migranti-press darà nei numeri successivi l’essenziale informazione sugli sviluppi della vicenda. Intanto ci preme riaffermare, che la Migrantes, come gli altri gruppi di ispirazione cristiana, sono sempre stati favorevoli all’introduzione del voto amministrativo per gli immigrati; questi hanno fatto proposte e pressioni già in fase di elaborazione della precedente legge Turco-Napolitano perché il provvedimento fosse introdotto e di fatto faceva comparsa nella prima bozza di legge: il diritto di voto amministrativo era legato al conseguimento della carta di soggiorno dopo 5 anni di presenza regolare in Italia. Sono noti i motivi (ufficialmente il timore di incostituzionalità) che hanno fatto radiare questo articolo dalla bozza. Tuttavia è rimasto all’art. 2 sui "Diritti e doveri dello straniero" il comma 4 che dice: "Lo straniero regolarmente soggiornante partecipa alla vita pubblica locale".

Già negli "Orientamenti pastorali per l’immigrazione" redatti dalla CEMi, dal titolo "Ero forestiero e mi avete ospitato", già nel 1993, quando sulla proposta in oggetto non era ancora stato aperto il dibattito politico, si diceva che ai fini di una effettiva integrazione dell’immigrato si doveva favorire, tra le altre cose, anche "l’integrazione sociale a tutte le forme di partecipazione alla vita della comunità di accoglienza, compreso il diritto al voto nell’ambito amministrativo" (n. 28). La Migrantes ha proseguito su questa linea, approfittando di tutte le occasioni per riproporre il tema e per dare informazione su quanto vi è attinente. Ad esempio, nel n. 38 di Migranti-press si riportava quasi integralmente il quadro generale redatto da Taysir Hasan sul "Voto degli immigrati in Italia e in Europa". Vi si poneva la premessa: "Con la risoluzione n. 136 del 15 gennaio 2003, approvata a Strasburgo nell’ambito della Relazione annuale sui diritti umani dell’Unione, il Parlamento Europeo raccomanda agli stati membri di estendere il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali e del Parlamento europeo a tutti i cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nell’UE da almeno tre anni". Alcuni Paesi europei hanno già ammesso gli immigrati alle elezioni amministrative, sostituendo come criterio per il riconoscimento dei diritti politici la residenza alla cittadinanza. "Svezia, Danimarca, Olanda, Irlanda, Norvegia e Spagna rappresentano l’esempio concreto di Paesi europei che hanno scelto la strada maestra dell'integrazione e della partecipazione, attraverso il voto, almeno alle elezioni amministrative". (Migranti press/Inform)


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