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INFORM - N. 191 - 10 ottobre 2003

Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo): "il voto agli immigrati"

LOS ANGELES - Come per tutti, grande è stata la mia sorpresa nel leggere la proposta Fini, tendente a concedere il voto, quello amministrativo, agli immigrati.

Non mi voglio però assolutamente esercitare nel giochino perverso di capirne le ragioni politiche: lascio questo sport a chi più di me, soprattutto se politico di professione e lunga carriera, se ne intende.

Ma perché allora andare apparentemente così in controtendenza, rispetto alle idee ed al programma della coalizione di Governo, oltre che ai principi generali di un partito, il suo, decisamente nazionalista?

Premetto che concettualmente io, come credo una stragrande maggioranza di Italiani, non concordo con l’idea di base: questo non per avversione o discriminazione preconcetta, ma perché ritengo che i tempi non siano ancora maturi, data la giovine età dell’immigrazione straniera in Italia.

Gli avvenimenti dell’11 settembre 2001, il terrorismo islamico, il nostro apparato amministrativo troppo complesso e la nostra cultura così impregnata ancora di personalismo e di provincialismo acuto, sono tutte queste le ragioni che mi inducono allo scetticismo verso un provvedimento che, ineccepibile in teoria, soprattutto se attuato a certe condizioni, diventa problematico anche in considerazione dell’immaturità civile e politica di gran parte dei nostri immigrati.

Ma, se da indiscrezioni avute sul provvedimento (Porta a Porta del 9 ottobre) , è vero che la proposta di Legge che sarà presentata riconoscerà tale diritto di voto ai cittadini stranieri che vivono e lavorano regolarmente in Italia e vi pagano le tasse, oltre ad essere in regola con la Giustizia di casa nostra, solo dopo almeno cinque, sei anni di residenza, allora l’idea migliora di molto, rimanendo un passaggio obbligatorio per passare poi, dopo almeno dieci anni all’eventuale acquisizione della cittadinanza italiana.

Quindi non dopo i sei mesi che alcuni Comuni italiani governati dalla sinistra vorrebbero!

Come tutti i cittadini Italiani, spero vivamente che questo sconquasso all’interno della maggioranza e che vede la Lega nettamente contraria, non sia il frutto di intese trasversali maturate sin dall’approvazione della Legge che ha dato il voto agli Italiani all’estero; so che il voto di scambio in politica non è reato, ma la morale risultante sarebbe assai triste per noi Italiani all’estero, ridotti una volta di più ad avere ottenuto (tardivamente) un diritto sacrosanto, ma pagato a prezzo elevato, e le cui conseguenze democratiche sarebbero alquanto sperequate.

E non mi si venga a dire che discrimino: sì, perché riterrei anche giusto non permettere il voto amministrativo (ma solo per Comuni e Provincie, essendo il voto per le Regioni molto politico e di grande influenza sulla vita del Paese) agli Italiani all’estero, in quanto essi non vivono, per impedimento obiettivo, la realtà locali, essendone così lontano e mancandogli quindi riferimenti e conoscenza. (Domenico Pisano, Coordinatore Azzurri nel Mondo West USA)

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