* INFORM *

INFORM - N. 191 - 10 ottobre 2003

Dino Nardi (CGIE Svizzera): "elezioni federali del 19 ottobre, arrivano i nostri"

ZURIGO - La comunità italiana in Svizzera (108.000 italiani nel 1900, circa 800.000 negli anni sessanta, oltre 310'000 ancora oggi senza considerare i doppi cittadini e tutti coloro che comunque sono di origine italiana) è sempre stata quantitativamente e qualitativamente importante per la Confederazione. Con una sua particolarità, rispetto alle comunità italiane che hanno scelto altri Paesi come luogo di emigrazione: in Svizzera gli emigrati italiani e le seconde generazioni sono sempre stati molto restii ad integrarsi completamente nella società locale e quindi a prendere in seria considerazione la possibilità di naturalizzarsi, ovvero di diventare cittadini svizzeri. Mentre in altri Paesi di emigrazione gli italiani, in genere, dopo qualche anno di residenza o, quantomeno, le seconde generazioni, sono diventati cittadini di quei Paesi. Un rifiuto alla naturalizzazione, questo degli emigrati italiani in Svizzera, motivato da diversi fattori come, per esempio: il sentirsi sempre uno straniero e discriminato dalla società locale anche dopo molti anni di emigrazione; le ricorrenti iniziative antistranieri, quando il termine "straniero" in Svizzera era sinonimo di "italiano", che faceva sentire sempre precaria la residenza nella Confederazione; la vicinanza geografica con l’Italia, che è ad un tiro di schioppo e che consente perciò di mantenere un legame, non solo affettivo ma anche fisico ed economico, con i luoghi di origine ancora dopo anni ed anni di emigrazione ed, infine, il notevole costo finanziario della tassa di naturalizzazione e la complicata procedura burocratica che, in molti casi, ha scoraggiato tanti emigrati altrimenti intenzionati a diventare cittadini svizzeri.

Solo da pochi lustri gli italiani in Svizzera hanno cominciato a naturalizzarsi ed in numero sempre maggiore, specie da quando è possibile la doppia cittadinanza: non tanto gli emigrati quanto le seconde generazioni ed in particolare le femmine, meno i maschi a causa dello spauracchio del servizio militare (Giovanni Longu, nel L’Eco dello scorso 16 giugno, ricordava che secondo i dati del censimento federale della popolazione, al 5 dicembre 2000, risultava che "i cittadini svizzeri che prima di diventare svizzeri avevano la nazionalità italiana – e l’hanno presumibilmente conservata o riacquistata – erano 140.809").

Questa particolarità della comunità italiana in Svizzera ha fatto si che, finora, essa non sia mai stata rappresentata nelle istituzioni locali (comuni, cantoni, confederazione) se non eccezionalmente in qualche municipio e, a livello nazionale, da quattro parlamentari che, peraltro, non risulta che abbiano alcun contatto effettivo con la comunità italiana e che sono stati "scovati" dall’Ambasciata d’Italia a Berna per invitarli alla Conferenza dei parlamentari di origine italiana che si tenne a Roma nel 2001. Ebbene, alle prossime elezioni federali del 19 ottobre forse questa situazione potrà cambiare o, quantomeno, ci sono tutti i presupposti per un’inversione di tendenza affinchè la comunità italiana possa finalmente essere rappresentata in parlamento a Berna grazie alla grande novità che si è avuta nel Cantone di Zurigo nella presentazione delle liste elettorali. Infatti nel Cantone di Zurigo, alle prossime elezioni federali, tra i candidati del partito socialista svizzero (SP) vi è anche Fiammetta Jahreiss-Montagnani, una doppia cittadina di origine italiana (nata e cresciuta a Firenze) che attualmente è consigliera comunale di Zurigo. Ma non solo. Fatto ancora più eclatante è che, sempre nel Cantone di Zurigo, è stata presentata la lista Second@s plus composta unicamente da doppi cittadini di origine straniera (un arcipelago di venti etnie), tra cui ben sette di origine italiana (Natalie Avanzino, Salvatore di Concilio, Claudio Genovese, Giovanni Giarrana, Franco Panciroli, Susanna Rosati, Salvatore Turrisi). Una lista collegata a quella del partito socialista.

Ovviamente, con le ormai imminenti elezioni federali del 19 ottobre, la situazione di passività della comunità italiana in questa società potrà cominciare a cambiare solo se i doppi cittadini italiani in Svizzera utilizzeranno il loro diritto-dovere di voto ed in particolare i giovani (secondo una recente indagine demoscopica i giovani elvetici sono in assoluto i maggiori astensionisti negli appuntamenti elettorali in un Paese dove, peraltro, la partecipazione al voto raramente supera il 50% degli aventi diritto: alle ultime elezioni federali, nel 1999, solo il 43,3% degli elettori ha partecipato al voto) per premiare quei partiti e quei candidati che più si interessano alle problematiche degli immigrati (integrazione, questioni sociali, ecc.). Ma soprattutto nel Cantone di Zurigo dove, come si è visto, hanno la possibilità, per la prima volta in assoluto, di poter votare per dei candidati che non solo sono di origine italiana ma che fanno parte attiva della stessa comunità italiana. Riuscire nell’intento di eleggere anche da un solo parlamentare sarebbe certamente un grande successo per l’intera comunità italiana. Infatti, per l’emigrazione italiana, potrebbe essere l’inizio di un modo diverso di essere vista e considerata dalla società e dalla politica di questo Paese che, finora, salvo lodevoli eccezioni, ha sempre snobbato il 20% di popolazione immigrata ed in particolare quella italiana, la più antica e la più numerosa, non ritenendola un soggetto politicamente ed elettoralmente interessante. (Dino Nardi*-Inform)

___________

* Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE


Vai a: