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INFORM - N. 189 - 8 ottobre 2003

Tobia Bassanelli: L’Ulivo apre il dibattito politico all’estero. E sbaglia il Ctim se pensa di vivere di rendita, puntando sulla simpatia che Tremaglia gode tra i connazionali nel mondo

FRANCOFORTE - Sul Webgiornale (www.webgiornale.de) il direttore Tobia Bassanelli torna a riflettere sulla recente iniziativa dell'Ulivo "W l'Italia" tra le comunità italiane all'estero

Visite di parlamentari e di rappresentanti di partito alle comunità italiane all’estero ci sono sempre state, anche nel passato più remoto. Ma nella forma così vistosa e su scala mondiale avvenuta a fine settembre, su iniziativa dell’Ulivo con l’Italia dei Valori, sono una novità assoluta. Una novità positiva, perché rivela un interessamento nuovo, più sostanzioso, ed un progetto politico non passeggero.

E’ anche questo uno dei primi e più evidenti risultati del riconoscimento legislativo dell’esercizio del voto all’estero. Se lo abbiamo sempre sostenuto, e con accanimento, non era solo per una questione di principio, di rispetto di una fondamentale norma di democrazia. Eravamo convinti che solo dal riconoscimento di questo diritto passava la strada maestra per dare peso e visibilità ai connazionali all’estero. Ed i fatti cominciano a darci ragione.

L’Ulivo ha lanciato l’iniziativa "W l’Italia" andando dal 26 al 28 settembre in circa 60 comunità italiane nel mondo con molti propri rappresentanti. L’intento era di informare sull’attuale situazione italiana e di presentare il proprio programma per l’estero, confrontandolo con i diretti interessati. La strategia complessiva mirava a stabilire un dialogo diretto con i connazionali nel mondo, percepirne da vicino i nuovi problemi, riavviare tra le nostre comunità quel dibattito politico che è la premessa per un voto consapevole e partecipato.

Sta sicuramente qui il merito maggiore dell’iniziativa. Non basta l’introduzione del voto all’estero. Quella battaglia è stata vinta. Non basta la possibilità di votare, se poi in concreto, per tanti motivi, non viene esercitata. Dopo la battaglia del voto, ora occorre vincere quella della partecipazione, che passa attraverso l’informazione, la più completa e la più capillare. Un compito forse ancora più duro, più difficile. Si tratta di creare interessamento alla gestione del bene pubblico in chi per decenni ne è stato tenuto lontano. Si tratta di conoscere le forze in campo, i loro programmi, il quadro complessivo (bipolare) in cui saranno chiamati ad operare anche i parlamentari dell’estero.

Proprio per questo l’iniziativa dell’Ulivo non deve restare isolata. Dovrebbe stimolare le altre forze politiche a fare altrettanto. E’ successo invece il contrario. Ai Comitati Tricolore per gli italiani nel mondo, le associazioni all’estero di AN, cioè delle forze di governo, sono venute le convulsioni. Da sempre accusano (ingiustamente) la sinistra di disinteressarsi dell’altra Italia. Ora che l’opposizione ha innestato la marcia del contatto diretto e del confronto, hanno falsato perfino i numeri pur di giocare al massimo del ridimensionamento, bollandola per di più il tutto di proselitismo. Preferiscono che nelle comunità all’estero non ci sia dibattito politico? Sbagliano se pensano di vivere di rendita, puntando sulla simpatia che Tremaglia gode tra i connazionali nel mondo o sui canali televisivi di Berlusconi, che purtroppo arrivano ovunque, almeno in Europa. Solo l’informazione ed il dibattito politico possono creare quella partecipazione che farà si che la vittoria per il voto all’estero non si trasformi in una vittoria di Pirro. Nel qual caso il primo a fare brutta figura ed a farne le spese sarebbe proprio Mirko Tremaglia, colui che tutti ritengono il maggiore artefice del voto. (Tobia Bassanelli-de.it.press/Inform)


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