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INFORM - N. 188 - 7 ottobre 2003

Vito d’Adamo sulle Giornate dell’Ulivo: "far seguire alle proposte i fatti"

FRIBURGO/BR. - Le manifestazioni di "W l’Italia", che si sono svolte contemporaneamente in tutte le Nazioni a larga presenza di connazionali, certificano un impegno di grande spessore politico, voluto fortemente dall’Ulivo nelle sue componenti e dall’Italia dei Valori; attestano uno sforzo organizzativo, cui è arriso il successo nella misura in cui le varie organizzazioni locali hanno potuto e saputo rispondere, ma anche nella misura in cui sono state messe in grado di farlo.

A ben riflettere, il successo dell’iniziativa risiede in ciò stesso che la suddetta organizzazione politica ha avuto la sensibilità di produrre per gli Italiani all’estero una proposta alternativa a quella del centro destra; la risolutezza di porre in atto il progetto, presentandolo ai connazionali nei centri mondiali, in cui essi sono maggiormente concentrati, e dal fatto di promuovere la costituzione delle basi operative, da cui partire per il raggiungimento di quanto programmato.

C’è, dunque, nell’Ulivo la preoccupazione di giungere ad una proficua presa di contatto con le comunità italiane, sparse per il mondo, per le necessarie osservazioni sul loro stato attuale, sulla loro organizzazione politica e sociale, sulle loro possibilità di risposta agli appelli; e sulle connessioni, riguardanti il futuro, in vista delle iniziative da intraprendere.

Non bisogna nascondersi che si sono riscontrate alcune difficoltà in fatto di partecipazione (1), essendo la presenza dei simpatizzanti e dei sostenitori basata in massima parte sul "fai da te", sull’improvvisazione di un volontariato d’occasione; inconvenienti acuiti dalla dispersione dei connazionali su estesi territori; e sono punti sui quali riflettere e provvedere.

I promotori si sono, inoltre, trovati a confrontarsi con una riserva, dettata da amara e replicata esperienza, posta subito dagli intervenuti e che bisognava assolutamente rimuovere: assicurare, cioè, i connazionali che i contatti avviati non sarebbero mai più scaduti nel rifritto degli incontri privi di risultato, pena il protrarsi della sfiducia degli Italiani all’estero nelle istituzioni patrie, causata dalla politica, fin qui perseguita nei loro riguardi (2).

All’apertura nei confronti degli Italiani nel mondo, doveva, pertanto, fare riscontro la serietà d’intenti degli organizzatori, al fine di guadagnare la fiducia dei compatrioti oltrefrontiera.

È stato, di conseguenza, preminente compito degli ospiti chiarire lo spirito del programma ed i punti più incisivi sulla vita e sull’avvenire delle comunità italiane all’estero. Dovrà essere, ora, nostra cura e preoccupazione comprenderne appieno la portata, recepirli e convertirli in un nuovo modo di viverli, specie nel momento in cui si delineano i risultati delle recenti conquiste, quali - una per tutte - il voto in loco per corrispondenza, messo in discussione per mezzo secolo e solo recentemente inaugurato, seppure con la somma dei problemi, susseguenti e conseguenti, non ancora messi a punto e risolti.

L’Ulivo è stato, dunque, il benvenuto. Si è chiesto ai suoi rappresentanti d’informarsi sulle aspirazioni e sui bisogni di carattere generale dell’estesa diaspora, tenendo di conseguenza conto delle necessità locali delle tante comunità, sparse nei diversi Paesi d’accoglimento, e di formulare le loro proposte. Li aspettiamo, però, per i dovuti riscontri: è oggi più che mai necessario che ai progetti seguano le realizzazioni. Solo così si potrà giungere ad uno scambio valido per tutti e a prendere fiducia negli interlocutori nostrani, altrimenti ogni rivedersi potrà magari rappresentare cordiale occasione d’incontro, ma non andrà oltre al piacere di ritrovarsi.

Occorre cambiare registro. Bisogna, in altre parole, essere propositivi e far seguire alle proposte i fatti; venirne a darne conto, a metterne in discussione i risultati. Occorre, di conseguenza, creare un’efficiente organizzazione di base, finora inesistente od obsoleta, e comunque inadatta al conseguimento degli obiettivi programmati.

Questa sia la nuova politica, che si è reclamata a gran voce in ogni sede e che si richiede pure oggi, non trattandosi solo di questione d’immagine dell’Italia nel mondo.

Un’apertura d’ordine mondiale, come quella concretata dall’Ulivo nel trascorso fine settembre, sarebbe, infatti, destinata al fallimento se gli organizzatori non si assumessero la responsabilità di un confronto serio, di promuovere ponderate iniziative, di realizzarle entro termini accettabili.

È terminato il tempo delle "valigie di cartone", il disperato avventurarsi per il mondo in cerca di fortuna, prima maniera. L’emigrazione è oggi cresciuta, cresce e continuerà a crescere. Bisogna allora, rispondere consapevolmente a tale sviluppo e al ricambio generazionale, specie in vista degli avvenimenti elettorali, delle scelte di fondo, che c’interessano anche direttamente. Porre ben in chiaro la specificità delle situazioni prospettate, sia nostra preoccupazione a comune giovamento.

Alle rimesse in patria, effettuate dai primi flussi migratori, si aggiungono ora le enormi possibilità, offerte dal risultato dell’esistenza nei territori ospiti di una popolazione italiana e d’origine, calcolata maggiore di quella residente in Italia, che ha propagandato efficacemente luoghi, usi, costumi e prodotti nostrani presso le società d’accoglienza, creando dappertutto quei presupposti d’interessi, presenze e di consumi, da tutti conosciuti ed apprezzati (turismo, moda, disegno, architettura, sport, belle arti, musica, cucina, ecc.) e ai quali nessuno, ormai, saprebbe rinunciare.

Noi abbiamo fatto la nostra parte, l’abbiamo fatta bene e ne facciamo dono, nonostante disinteresse, tentennamenti ed altrui distrazioni. Attendiamo che la controparte faccia bene la sua, ora, nella speranza che le manifestazioni, recentemente svolte, si trasformino finalmente in apprezzabili realizzazioni.

L’Ulivo con gli appuntamenti di fine settembre si è assunto, ripetiamo, una grossa responsabilità nei riguardi degli Italiani all’estero; è, quindi, da onestamente avvertire che in assenza di reali riscontri, ancora una volta i raduni saranno nella loro sostanza vanificati, con le conseguenze che politicamente ciò comporta; e sarebbe un vero peccato. (Vito d’Adamo-Inform)

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(1) Taluni disguidi, riscontrati in fatto di partecipazione, non appaiono tali, tuttavia, da giustificare le espressioni, usate a riguardo delle manifestazioni, organizzate dall'Ulivo, da certa stampa di destra, cui si ricorda che l’estraniarsi dei cittadini dalla vita socio-politica è fenomeno che danneggia tutti, che impoverisce la democrazia e del quale, pertanto, dovrebbe essere cura comune ricercare le cause e porvi rimedio.

(2) Ne sia esempio l’uggiosa telenovella della riforma dei Comites, la cui durata è stata prorogata "d’ufficio" dai 60 mesi, previsti dalla legge istitutiva, agli attuali mesi 87, con le funeste conseguenze di disaffezione, interne ed esterne agli Enti, le mille volte denunciate, e regolarmente ignorate dai responsabili. In questi giorni è finalmente giunta in porto la nuova legge, in forza della quale ai martoriati Comites sono attribuiti compiti e funzioni non di molto variati rispetto a quelli precedenti; e si tratta della terza legge, dopo la 205 del 1985 e la 172 del 1990, che gira e rigira intorno alle funzioni molto discusse dell’unico organismo, eletto all’estero dagli Italiani ivi residenti. Si voterà, dunque, per corrispondenza e con le nuove disposizioni, entro il marzo 2004; e si attende ancora la legge di riforma del CGIE.


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