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INFORM - N. 188 - 7 ottobre 2003

L'intervento del Vice Presidente del Consiglio conclude al CNEL la Conferenza sulle politiche migratorie europee

Ricordato da Gianfranco Fini il sacrificio ed il percorso d'integrazione dei nostri connazionali all'estero. Per il vice premier i tempi sono maturi per concedere agli immigrati con residenza in Italia il diritto di voto alle elezioni amministrative.

ROMA - Con l’intervento del Vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini si è conclusa al CNEL la Conferenza su "Le politiche dell’Unione Europea per l’immigrazione: diritti fondamentali, integrazione sociale, cooperazione allo sviluppo" (vedi Inform n. 187). Fini ha in primo luogo fatto un bilancio della legge sull'immigrazione del 10 settembre 2002, la Bossi-Fini. Dopo aver ricordato le preoccupanti circostanze sociali e la crescente situazione d’intolleranza in cui maturò la normativa, ha sottolineato che con la nuova legge si cercò di garantire la piena integrazione del maggior numero possibile di immigrati e nello steso tempo di erodere il grande serbatoio del lavoro sommerso. Il Vice Presidente del Consiglio ha poi annunciato la conclusione, entro quest’anno, delle procedure di regolarizzazione che hanno fatto emergere dalla clandestinità circa 650.000 immigrati, nonché la possibilità che nel prossimo futuro, visto lo stretto legame instaurato tra il lavoro ed il permesso di soggiorno, possa essere soppresso il meccanismo nazionale delle quote di ingresso. Una sinergia, quella tra lavoro e soggiorno, che appare come il presupposto essenziale per concedere agli immigrati tutti i diritti fondamentali. Per Fini, anzi, i tempi sono maturi per discutere della concessione agli immigrati regolari, con la residenza in Italia, del diritto di voto alle elezioni amministrative. Problema che era già stato sollevato dagli esponenti sindacali intervenuti in precedenza nel dibattito.

Il Vice Presidente del Consiglio, pur ammettendo che è impossibile alzare muri volti a frenare i flussi migratori, ha però sottolineato l'esigenza di contrastare la clandestinità ed ha evidenziato come a tutt'oggi, dopo il varo delle nuove direttive che hanno reso più difficile l'ingresso in Italia, il numero degli allontanamenti alle frontiere stiano progressivamente calando: quest'anno i respingimenti non hanno superato le 10.000 unità. Dopo aver accennato alla possibilità di introdurre ulteriore flessibilità per la ricerca di occupazione dell'immigrato che abbia perso il lavoro, l'esponente del Governo ha ricordato l'importanza che riveste per la piena integrazione dello straniero l'apprendimento dell'italiano. Un prerogativa indispensabile, la conoscenza della lingua del paese d'accoglienza, che era ben nota ai nostri connazionali all'estero. Uomini e donne che, pur avendo tanto sofferto, hanno saputo scalare le classi sociali ed hanno preparato la strada del successo anche per le nuove generazioni. Gianfranco Fini, nel mostrasi possibilista su un eventuale miglioramento della legge sull'immigrazione che coniughi legalità e solidarietà, ha quindi auspicato che fra trent’anni gli immigrati in Italia possano raggiungere lo stesso grado di integrazione che oggi vantano i nostri connazionali nel mondo. Milioni di italiani che hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo dei Paesi d'accoglienza.

La seconda giornata della Conferenza si era aperta con la sessione di approfondimento dedicata alla cooperazione allo sviluppo ed agli accordi bilaterali. Da segnalare tra i numerosi interventi che hanno caratterizzato questo segmento lavorativo quello del Direttore regionale dell'Osservatorio sulla cooperazione allo sviluppo della Regione Marche Gildo Baraldi che ha sottolineato il notevole impegno della Regione in favore dei nostri connazionali all'estero. Una fattiva collaborazione con il Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia che ha permesso l'attivazione di iniziative concrete in favore dell'Argentina. Da Baraldi è stato inoltre evidenziato come a tutt'oggi la cooperazione allo sviluppo possa avere ricadute immediate solo sull'aspetto qualitativo dei flussi e non sulla loro entità numerica.

La seconda sessione sul ruolo delle parti sociali per una comune politica di immigrazione è invece stata introdotta dalla relazione del Presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) Roger Briesch che ha auspicato l'inserimento nella futura Costituzione europea di modifiche inerenti lo stesso CESE. Tra esse il cambiamento della denominazione, l'inserimento del Comitato nel quadro istituzionale dell'Unione e all'attribuzione della facoltà di ricorrere alla Corte di Giustizia. In questo contesto è stata inoltre prefigurata l'estensione degli ambiti di consultazione del Comitato e l'introduzione di un nuovo articolo nella Costituzione che specifici il mandato e le funzioni del CESE. Il Vice Presidente vicario della Confesercenti Massimo Vivoli ha spiegato come l'approccio integrato dell'Unione Europea al fenomeno migratorio si rifletterà inevitabilmente sulla politica estera e sulle grandi strategie comunitarie. Un'iniziativa comune, quella dei Paesi membri dell'Unione, che, per Vivoli, dovrà fondarsi sul partenariato con i Paesi d'origine, su di un condiviso regime in materia d'asilo, su di un equo trattamento dei Paesi terzi e su di una corretta gestione dei flussi. Dopo l'intervento del rappresentante del Terzo Settore Edoardo Patriarca volto ad evidenziare l'esigenza che l'incontro tra la cultura occidentale e quella degli altri Paesi favorisca lo sviluppo di una buona cittadinanza e non un corto circuito che dia impulso a nuovi terrorismi, il Segretario confederale della UIL Guglielmo Loi ha sottolineato come l'immigrazione influenzi l'evoluzione della nostra società e sia ormai diventato un elemento strutturale della realtà italiana. Per convivere con questo fenomeno, sarà inoltre necessaria sia una politica di accoglienza, sia una fattiva promozione di apposite iniziative di sviluppo presso i Paesi di provenienza dei flussi migratori. Per quanto concerne la questione dei diritti dell'immigrato l'esponente della UIL ha invece auspicato, oltre ad un concreto decentramento delle politiche d'immigrazione, un'accelerazione del recepimento delle direttive europee e dei processi di partecipazione al voto degli immigrati. A sua volta il Vice Presidente vicario della Confartigianato Tullio Uez ha ricordato che a tutt'oggi sono operanti in Italia, prevalentemente nel settore dell'artigianato, circa 125.000 imprenditori immigrati. Esperti lavoratori, che, pur avendo difficoltà burocratiche e di accesso al credito, hanno degli ottimi rapporti con il territorio ed i dipendenti italiani. A seguire, la rappresentante della CGIL Titti Di Salvo ha posto in evidenza la grande responsabilità dell'Unione Europea che, con le sue decisioni, può incidere sul divario tra Paesi ricchi e poveri e quindi sul fenomeno migratorio. Di Salvo, dopo aver sottolineato la necessità di promuovere specifiche e comuni politiche di integrazione europee, ha ribadito come, tra i tanti diritti degli immigrati, vi sia anche quello del voto. Un cambiamento, quest'ultimo, che potrebbe contrastare le diffusa cultura della paura e dell'insicurezza nutrita nei confronti degli immigrati da una parte dell'opinione pubblica italiana.

Dal Direttore generale di Confindustria Stefano Parisi è stato invece evidenziato come, per promuovere una buona e fattiva politica d'integrazione per gli immigrati, sia a tutt'oggi necessario un salto di qualità dell'instabile mercato del lavoro italiano, la liberazione delle risorse impegnate nel Welfare e la promozione di una fattiva cooperazione allo sviluppo, anche attraverso gli investimenti produttivi delle aziende. Dopo aver valutato positivamente il legame creato dalla legge Bossi-Fini fra lavoro e permesso di soggiorno, Parisi si è poi detto convinto dell'opportunità di estendere la flessibilità lavorativa, introdotta dalla legge 30, anche agli immigrati. Per il Direttore Generale di Confindustria sarebbe infine auspicabile la creazione di un'unica Agenzia Nazionale che gestisca tutti gli aspetti del fenomeno migratorio.

Il Segretario generale della CISL Savino Pezzotta ha in primo luogo sottolineato come la società del futuro, senza esclusioni e fondata su ampi spazi di rappresentanza, dovrà nascere non dalla contrapposizione ma dall'incontro fra culture diverse. Una questione sociale, l'immigrazione, che, per Pezzotta, riguarda i diritti fondamentali, l'accoglienza e la sicurezza e che rappresenta un vero e proprio banco di prova per la nuova Costituzione europea. L'adozione di una politica comunitaria, volta all'esclusiva sorveglianza delle frontiere, rischierebbe infatti di trasmettere l'immagine di un'Europa troppo chiusa su se stessa. Ha inoltre auspicato un rafforzamento del quadro giuridico dell'Unione Europea per i migranti, l'attribuzione della cittadinanza europea agli immigrati che risiedono da lungo tempo sul territorio dell'Unione ed il riconoscimento del voto amministrativo. Dopo aver esternato preoccupazione per la situazione italiana che viene caratterizzata dall'incertezza della programmazione dei flussi e da una rigida gestione degli ingressi che esclude la concessione di permessi soggiorno per ricerca lavoro, Pezzotta ha ricordato il ritardo del Governo che non ha ancora definito il regolamento di attuazione della legge sull'immigrazione e la mancanza di politiche concrete che affrontino i problema dell'apprendimento da parte degli stranieri della lingua italiana. Una diversità culturale, quella degli immigrati, che dovrà essere tenuta in giusta considerazione anche nell'ambito della stesura dei modelli di contrattazione lavorativa. (Goffredo Morgia-Inform)


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