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INFORM - N. 187 - 6 ottobre 2003

Al CNEL Conferenza sulle politiche europee per l'immigrazione

Si giocherà sul doppio fronte dell'accoglienza e della sicurezza la battaglia dell'integrazione sociale europea

ROMA - Si sono aperti presso il "Parlamentino" del CNEL i lavori della Conferenza "Le politiche dell'UE per l'immigrazione: diritti fondamentali, integrazione sociale, cooperazione allo sviluppo". Due giorni di intenso lavoro, organizzati dall'Organismo Nazionale di Coordinamento per le Politiche di Integrazione Sociale degli Stranieri (ONC), cui ha dato il via l'indirizzo di saluto del Presidente del CNEL Pietro Larizza. Dopo aver chiesto la promozione di un'idonea attività formativa per gli immigrati ed un'attenta contingentazione dei flussi, Larizza ha auspicato un'azione comune dell'UE che metta i lavoratori stranieri operanti in Europa nelle medesime condizioni dei cittadini residenti.

Nella relazione introduttiva il Presidente Vicario dell'ONC Giorgio Alessandrini ha ribadito come la Conferenza del CNEL rappresenti un'occasione per fornire un fattivo contributo all'impegno della Presidenza Italiana dell'Unione Europea su tre obiettivi della politica comunitaria: il completamento, entro il 2004, di un comune quadro giuridico che definisca in primo luogo lo status del rifugiato e le procedure di asilo; la promozione di un aperto metodo di coordinamento delle politiche di integrazione dei singoli Stati e la creazione di una nuova sinergia tra le politiche immigratorie e quelle per la cooperazione allo sviluppo. Dopo aver segnalato un preoccupante allontanamento dallo spirito del Consiglio Europeo di Tampere (1999), volto a garantire un equo trattamento dei cittadini dei Paesi terzi soggiornanti nella Comunità Europea, Alessandrini ha auspicato che l'UE non dia sfogo alle proprie inquietudini sull'immigrazione attraverso la promozione di una politica appiattita sull'emergenza, egoistica e repressiva. Una visione dell'immigrazione, basata sulla sindrome da invasione, che, secondo Alessandrini andrebbe combattuta attraverso una politica comunitaria fortemente orientata ai diritti umani, un nuovo quadro giuridico che prenda in considerazione i caratteri strutturali dell'immigrazione ed un aumento del coordinamento e delle risorse per le politiche nazionali di integrazione.

Nel ribadire la necessità di concedere la cittadinanza dell'Unione solo agli immigrati con uno status di residenza di lungo periodo, Alessandrini ha poi auspicato che l'Europa recepisca sia il principio dell'assistenza sanitaria gratuita a tutti gli stranieri, sia la necessità di concedere agli immigrati specifici permessi di soggiorno per ricerca di lavoro. Dopo aver ricordato l'esigenza di concedere agli stranieri il diritto di voto amministrativo, ha infine chiesto la ratifica, da parte dell'Europa, della Convenzione ONU sui diritti degli immigrati e delle loro famiglie, entrata in vigore il 1° luglio di quest'anno, e contro la tratta di uomini, donne e bambini.

E' stata poi la volta del rappresentante del Commissario per la Giustizia e gli Affari Interni della Commissione Europea Joaquim Nunes De Almeida che ha in primo luogo evidenziato come a tutt'oggi non abbia senso, visto che l'Europa ha bisogno degli immigrati regolari, parlare di chiusura delle frontiere. Una realtà, quella dell'immigrazione, che secondo De Almeida, misura in qualche modo il nostro successo: l'Unione Europea è infatti meta privilegiata dei flussi migratori, e la questione deve essere affrontata con un mutuo scambio tra le diversità dello straniero ed i valori della società d'accoglienza. De Almeida, dopo aver ammesso i ritardi dell'Unione in materia d'asilo, si è poi detto favorevole alla costituzione di quote comunitarie d’ingresso per gli immigrati ed alla creazione di un'Agenzia per il controllo comune delle frontiere.

Dalla comunicazione del sociologo Ilvo Diamanti, che ha illustrato i risultati di un'indagine sull'impatto sociale dell'immigrazione sui cittadini dell'UE, è invece emerso come a tutt'oggi questo fenomeno sia percepito dalla popolazione della "casa comune" con crescente preoccupazione o addirittura, nel 33% dei casi, come una minaccia alla sicurezza. Un timore che appare direttamente proporzionale alla mancanza di fiducia nel processo di integrazione europea. Gli intervistati che vedono nell'immigrazione una minaccia temono infatti sia il consolidamento dell'attuale casa comune europea, sia l'imminente allargamento dell'Unione. Ha poi preso la parola l’on. Livia Turco (Ds) che si è detta in primo luogo contraria alla creazione di un "Europa fortezza" che guardi ai flussi migratori come ad una minaccia. Ha inoltre ribadito con forza, oltre al no alla cooperazione condizionata, la necessità che l'Italia faccia al più presto fronte alle sue gravi lacune legislative in materia di diritto d'asilo. Per Livia Turco nell'ambito europeo bisognerà poi compiere decisivi passi avanti sia sul fronte della lotta al razzismo, sia nel settore della rappresentanza, in pratica il diritto di voto degli immigrati.

Un problema, il riconoscimento dei pieni diritti di rappresentanza degli extracomunitari, che è stato ricordato dal Consigliere del CNEL Silvia Costa che ha introdotto i lavori della prima Sessione del Convegno, dedicata alle politiche di integrazione sociale degli stranieri. Dopo l'intervento della Costa, che ha sottolineato l'importante ruolo di mediazione interculturale espletato dalle donne migranti e la necessità di riconoscere la dimensione familiare dell'immigrazione, hanno preso la parola gli esponenti dei Consigli Economici e Sociali dei principali Paesi d'accoglienza europei. Il rappresentante della Spagna ha in particolare evidenziato la necessità di intensificare, al fine di favorire l'integrazione degli immigrati, le politiche per l'istruzione. L'esponente della Francia, un Paese dove un cittadino su tre ha origini straniere, ha invece ribadito l'esigenza di lottare contro ogni forma di discriminazione razziale. E' stata poi la volta del Presidente del Consiglio indipendente di esperti su migrazione e integrazione del Governo tedesco Rita Sussmuth che ha ricordato l'alto numero dei lavoratori temporanei che ogni anno si recano in Germania, circa 500 mila, e la cospicua presenza di cittadini immigrati accolti dalla capitale Berlino.

Le relazioni dei rappresentanti delle Regioni e degli enti locali hanno preso il via con l'intervento dell'assessore alle politiche sociali dell'Emilia Romagna Gianluca Borghi, che ha sottolineato come il lavoro sia il motore dell'immigrazione ed ha annunciato la prossima approvazione da parte del Consiglio regionale di un'apposita proposta di legge riguardante l'inserimento sociale dei cittadini immigrati. L'assessore ai servizi sociali del Comune di Roma Raffaella Milano ha evidenziato come a tutt'oggi le politiche di integrazione riguardino non solo gli stranieri ma tutta la comunità. Ha poi annunciato l'imminente avvio di una sperimentazione che, con la collaborazione dei sindacati, cercherà di accreditare in un apposito elenco tutti coloro che svolgono attività di cura in ambito familiare. Dopo l'intervento del Direttore generale per l'Immigrazione del Ministero del Lavoro Maurizio Silveri che ha confermato il completamento entro la fine dell'anno di gran parte delle pratiche amministrative connesse all'ultima regolarizzazione degli immigrati, ha preso la parola la rappresentante della Regione Lombardia Giuseppina Coppo che ha illustrato il progetto pilota, riguardante l'alfabetizzazione al dialogo culturale nelle scuole, la mediazione linguistica presso gli uffici stranieri delle questure e il disagio abitativo, approntato dall'amministrazione per favorire l'integrazione sociale degli stranieri. Giuseppina Coppo, delegata dell’assessore veneto ai flussi migratori Raffaele Zanon, ha invece annunciato, dopo aver ricordato le antiche radici migratorie della Regione, altre due iniziative volte alla formazione dei leader delle associazioni immigrate e alla creazione di una rete di raccordo, al fine di affrontare le esigenze lavorative degli stranieri, fra enti pubblici e imprenditori privati.

E’ poi intervenuto il Rettore del Scalabrini International Migration Institute (SIMI), Padre Graziano Battistella, che ha sottolineato come a tutt'oggi il livello di integrazione si evidenzi dal grado di partecipazione degli immigrati - fondamentale in questo contesto l'accesso al voto amministrativo - e dalla piena fruizione dei servizi e delle opportunità formative e lavorative. In questo ambito, secondo Battistella, va inoltre garantito il diritto dell'immigrato a vivere in famiglia e la promozione di un fattivo dialogo interculturale che permetta allo straniero di crescere con la società d'accoglienza. Il Rettore del SIMI, concludendo la sua relazione, ha poi criticato sia la legge Bossi-Fini, che ha ristretto i varchi del ricongiungimento familiare ed ha reso più precaria la situazione degli immigrati, sia l'assenza di una fattiva politica di concertazione con le associazioni delle collettività immigrate. Una lacuna che sta favorendo lo sviluppo di un'integrazione erogata dall'alto. Il

Il Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, dopo aver ricordato i positivi risultati della collaborazione con il Governo albanese volta al superamento di una situazione di caos migratorio, ha invece sottolineato l'importante innovazione, introdotto dalla legge Bossi-Fini, che consente allo straniero, che abbia frequentato corsi di formazione riconosciuti nei Paesi d'origine, di esercitare il diritto di prelazione per l'ingresso lavorativo in Italia. Un'opportunità in più per l'immigrato in cerca di occupazione, che spesso rimane intrappolato nei meandri, più o meno regolari, del mercato del lavoro italiano. Per il Sottosegretario, al fine di facilitare l'integrazione dell'immigrato, saranno inoltre necessarie specifiche politiche di sostegno per lo sviluppo del lavoro autonomo e per l'eventuale ritorno in patria dello straniero che ha maturato un'indipendenza professionale.

In questo contesto assumono particolare rilievo anche il diritto alla casa e la conoscenza della lingua italiana. Una prerogativa fondamentale, quest'ultima, che il Ministero del lavoro ha cercato di sviluppare con il progetto " Io parlo italiano" - una trasmissione, televisiva diffusa via satellite dalla Rai che ha permesso la realizzazione di 40 lezioni base - ed attraverso la sottoscrizione di apposite convenzioni, stipulate con importanti Università e con la Dante Alighieri, con lo scopo di consentire agli immigrati l'acquisizione di certificazioni ufficiali inerenti la conoscenza della lingua italiana. Il rappresentante dell'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite Jurgen Humburg ha poi rilevato l'alto valore simbolico che assumono per gli altri Stati del mondo le decisioni dell'UE in materia migratoria e la necessità di approvare una direttiva comunitaria sul diritto d'asilo che dia massima tutela e garanzia al rifugiato Quindi il Direttore della Caritas Italiana Vittorio Nozza ha evidenziato come la comunità cristiana non sia stata mai contraria all'introduzione, sia su scala nazionale che comunitaria, di forme di controllo delle frontiere. Operazioni di contrasto all'immigrazione clandestina che devono però saper distinguere tra le posizioni dei trafficanti di uomini e quelle degli immigrati in cerca di lavoro e di coloro che fuggono dalle guerre e dalle persecuzioni. Un rischio, quello di una confusa valutazione della posizione degli immigrati, che potrebbe aumentare con l'introduzione di nuove norme volte ad accelerare i tempi delle procedure di accertamento. Per il Direttore della Caritas sarebbe inoltre opportuna, al fine di evitare l'erezione di muri europei che potrebbero ostacolare anche il dialogo di pace fra culture diverse, una ricollocazione meno riduttiva della relazione tra migrazioni e frontiere. (Goffredo Morgia-Inform)


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