* INFORM *

INFORM - N. 187 - 6 ottobre 2003

Sgomento per la tragica scomparsa di "Mamma Annalena"

ROMA - Sgomento e dolore per la barbara uccisione di Annalena Tonelli, la sessantenne operatrice umanitaria che ha dedicato gli ultimi 33 anni della propria vita ad aiutare la popolazione somala, sono stati espressi da esponenti del mondo politico, a cominciare dal Presidente Ciampi, e da rappresentanti dell’associazionismo e del volontariato. "Mamma Annalena" è stata raggiunta da un colpo di arma da fuoco mentre si trovava fuori del suo ospedale a Borama, nel nord-ovest della Somalia.

"Siamo tutti sconvolti dalla morte della dottoressa Tonelli - ha detto l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Ruud Lubbers Lubbers,che appena lo scorso giugno le aveva conferito il Premio Nansen per i Rifugiati 2003 -. Eravamo molto orgogliosi di aver potuto onorare lo straordinario lavoro che questa donna ha svolto negli ultimi trent'anni a favore dei più poveri tra i poveri, tra cui molti rifugiati. Ha dedicato la propria vita ad aiutare gli altri, portando avanti la sua missione in luoghi remoti, inospitali, e semisconosciuti al mondo esterno. In questo modo ha potuto raggiungere le vite di migliaia di persone, dimostrando che singoli individui possono ancora fare la differenza. Piangiamo la morte di una donna davvero straordinaria".

Nel ricevere il premio Nansen, Annalena Tonelli aveva auspicato che questo riconoscimento sarebbe potuto servire a portare di nuovo all'attenzione del mondo i problemi della Somalia, per lungo tempo dimenticati. "Sono grata all'UNHCR per aver voluto concentrare l'attenzione sulla mia amata Somalia" aveva dichiarato "adesso posso dare voce a una popolazione che non ha voce".

Studi da avvocato e fervente cattolica, la dottoressa Tonelli diceva di sapere fin dall'età di 5 anni di voler dedicare la propria vita ad aiutare il prossimo. A 27 anni era andata ad insegnare in Kenya, in un'area abitata da somali, molti dei quali affetti da tubercolosi. Aveva poi conseguito diplomi in medicina tropicale, medicina sociale, controllo di tubercolosi e lebbra, per svolgere al meglio quella che considerava la sua vocazione, curare i malati di tubercolosi. Nel 1986 si era trasferita in Somalia.

A Borama viveva in modo semplice, senza averi e mangiando lo stesso cibo dei suoi pazienti. Durante i molti anni in Somalia, aveva vissuto diverse volte situazioni di pericolo: una volta fu rapita e diverse volte oggetto di pestaggi, furti e minacce di morte. Ma lei rifiutava di considerare la sua vita un sacrificio. "Non è un sacrificio. È pura gioia. Chi altri al mondo ha una vita così meravigliosa?" aveva detto all'inizio di quest'anno. (Inform)


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