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INFORM - N. 184 - 2 ottobre 2003

Marco Fedi (CGIE): "l’Ulivo in Australia al servizio dei cittadini, dell’integrazione, delle comunità"

MELBOURNE - Queste giornate sono state importanti. Le radici dell’Ulivo nella lontana Australia attecchiranno solo se avranno ragione di essere. Non bastano il terreno fertile, la voglia di coltivare che qualcuno di noi possiede, la passione per la politica, gli interessi di parte: no, è necessario che l’Ulivo produca un buon olio, utilizzabile in loco. Una discussione ed una proposta politica che siano utili.

Non solo in vista delle prossime elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento italiano, che si svolgeranno e che ci vedranno votare, come già avvenuto in occasione del referendum, con tutti i problemi che abbiamo avuto e che vogliamo già ora veder risolti, dal primo grande impegno, ancora disatteso dal Governo: la realizzazione di un’anagrafe unica basata sull’anagrafe consolare.

In vista di qualcosa di altrettanto importante: continuare l’impegno verso i processi d’integrazione, favorire i processi di sviluppo e di cooperazione internazionale, organizzare la comunità italiana. Dare voce, attraverso la rappresentanza parlamentare, ai cittadini italiani che vivono in Australia. Affinché possano contribuire a costruire una società migliore in Australia - più equa, più giusta, che garantisca diritti e tutele, sanità e pensioni -, una società aperta e multiculturale, collegando questa dimensione all’Italia ed all’Unione europea. Non sono obiettivi di poco conto. Porsi questi obiettivi oggi significa aver raggiunto una maturità di analisi ed un’articolazione della propria presenza all’estero che fanno dell’Ulivo una novità assoluta, un’opportunità da non perdere, un’occasione di partecipazione per le nuove generazioni che trova e troverà subito consensi.

Le ragioni dell’Ulivo sono le regioni della pace, della solidarietà, della lotta al razzismo, dell’affermazione di valori nei quali si ritrovano le forze progressiste australiane (dal partito laburista, ai verdi, ai democratici) delle forze sindacali e del lavoro. Su questi valori di pace e democrazia, in Australia come in altre parti del mondo, dobbiamo saper costruire una partnership politica e strategica.

E dobbiamo lavorare insieme su obiettivi più concreti: salvaguardare i principi, affermati nelle convenzioni bilaterali, dell’estensione dei diritti a tutti, non solo ai cittadini italiani. Le battaglie del multiculturalismo, vissute in Australia negli anni 70 ed 80, per l’estensione dei diritti a tutti, oltre la cittadinanza, si ripresentano nelle logiche del "nuovo nazionalismo" nostrano. Dalla maggiorazione sociale sulle pensioni italiane - per la prima volta una prestazione sociale è legata, non solo a redditi ed età, ma anche alla cittadinanza - alle circolari sull’assistenza sociale; dalla riforma della 153 - che torna a parlare d’assistenza scolastica ai figli degli emigrati come se vent’anni di storia dell’emigrazione avessero lasciato immutate le nostre comunità - alla questione stessa della cittadinanza, sulla quale il Governo non fornisce risposte. Si passa, in sostanza, ad un concetto di servizi per i cittadini italiani, invece di affermare una politica a favore delle comunità italiane nel mondo, in cui ci sono anche i figli degli italiani, non più cittadini italiani ma non per questo meno italiani di altri, i naturalizzati australiani che non hanno potuto riprendere la cittadinanza italiana quando è stato possibile farlo (dal 92 al 97), i figli minorenni di naturalizzati australiani che non hanno mai potuto esercitare una scelta: queste persone fanno parte di una comunità che non è virtuale, è reale. È viva e dinamica e chiede un rapporto con l’Italia. L’Italia deve avere politiche verso queste comunità.

Questa è la battaglia dell’Ulivo: no al nazionalismo, si all’integrazione, si all’investimento culturale, sociale, linguistico. Se l’Italia dell’Ulivo s’impegnerà in questa fase saprà fare vera politica estera e saprà rafforzare quell’identità italiana ed australiana che è ricca e composita e che ci rende oggi "unici", in grado di affermare la nostra italianità, in grado di affermare un’identità fatta di valori, e non di appartenenze. Un’identità che trova nel rapporto con l’italianità, attraverso la cultura, la lingua, la propria professione, gli affetti e le passioni, i momenti più alti ed i momenti più utili di un percorso parallelo. Le mie due Patrie, diceva Ron D’Aprano in un suo libro: ebbene oggi, anche grazie all’Ulivo, queste due Patrie sono più vicine alla comunità italo-australiana. (Marco Fedi, componente del Comitato di Presidenza del CGIE)

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