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INFORM - N. 183 - 1 ottobre 2003

Un commento di Tobia Bassanelli: I Comites si aiutano rispettando le leggi della democrazia, non con rinvii e ritocchi cosmetici

FRANCOFORTE - E siamo a terzo rinvio per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’estero. Rinvio che probabilmente non sarà l’ultimo. Come con il divorzio: se ci si permette il primo, perché bisognerebbe fermarsi al secondo o al terzo? Sono appunto le motivazioni addotte che rendono in partenza incerta la nuova data (il 31 marzo del 2004). Se il Parlamento non avrà approvato la nuova normativa sui Comitati, il Governo sarà costretto - come questa volta - ad un ennesimo decreto legge, per spostare le elezioni entro giugno. E cioè tornare ai mesi tradizionali per questo appuntamento elettorale (la primavera), ma con due anni di ritardo. In una normale democrazia una vera assurdità, uno scandalo. Succede tutt’al più che le elezioni si anticipano, mai si posticipano nel tempo.

E questo la dice lunga sulla considerazione in cui vengono tenuti questi organismi dai nostri governanti. O meglio la considerazione che in generale si ha degli italiani all’estero ed il conseguente paternalismo con cui li si tratta: per dare loro il meglio (almeno quello presunto, cioè una legge aggiornata) non si rispettano neanche le regole più elementari della democrazia.

Chiaramente è più il danno dell’aiuto. Ma non ce la prendiamo più di tanto. I Comites sono organismi del passato, quasi tutti in coma, e non sarà la nuova legge a rimetterli in sesto. Servono solo all’Amministrazione dello Stato per avere una controparte su base elettiva, e quindi dare una parvenza di rappresentanza ad una comunità che in realtà è dispersa, frammentata, interessata ad altre forme di partecipazione sul posto, e che fino ad ora non ha mai avuto od ottenuto qualcosa di significativo con questi Comitati.

Una cosa comunque l’aspettiamo. Ora che al Parlamento si offre ulteriore tempo - se la maggioranza di Governo ne dava di meno alle vicende del Cavaliere, questa e tante altri leggi urgenti per il Paese sarebbero già passate da tempo - non si dovrebbe più avallare scuse per non prendere in considerazione le proposte di modifica presentate dal Cgie e fatte proprie anche dall’Ulivo. Ascoltare fino in fondo i rappresentanti degli attuali Comitati, gli unici in grado di dire cosa non funziona e perché in questi organismi, e quali sono le autentiche attese per rianimarli, è forse l’unica vera strada per salvare i Comites. Almeno come ulteriore tentativo. Ma i nostri dubbi restano ugualmente: infatti, più che una autentica riforma - restano sempre organismi consultivi e basati sul volontariato, l’unica vera novità è il voto per corrispondenza - si sta portando avanti una operazione di semplice cosmesi. Non valeva proprio la pena né il primo, né il secondo, né questo terzo rinvio: sono solo mazzate ai sani principi della democrazia. Per offrire che cosa? Tre bolle di sapone. (Tobia Bassanelli-de.it.press/Inform)


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