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INFORM - N. 181 - 29 settembre 2003

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

I sindacati della Ces manifestano il 4 ottobre per l’Europa Sociale

ROMA - Il 4 ottobre, in coincidenza con la Conferenza intergovernativa dell'Ue, la Confederazione europea dei sindacati, Ces, ha proclamato una giornata di mobilitazione che punta a bloccare e invertire una fase di disimpegno e di sostanziale abbandono delle politiche di tutela sociale e di sviluppo economico. Un trend che sta contagiando un po’ tutti i paesi del Continente, sia quelli guidati da governi di centro-destra che quelli a maggioranza social-democratica.

Si tratta di una fase caratterizzata politicamente e culturalmente dalla volontà di "alleggerire" i sistemi di Welfare State, dalla previdenza alle pensioni, dalla sanità all'assistenza, dall'istruzione e formazione professionale alle strategie di contrasto alla povertà, al disagio, agli ammortizzatori anti-disoccupazione. Una tendenza che punta a spostare risorse verso le strutture e i ceti forti, nell'illusione che pompando energie nelle imprese e negli strati di popolazione più propensi ai consumi si possa far ripartire il motore della produzione di ricchezza che gira al minimo in tutt'Europa, quando non è addirittura in folle.

Le idee che le organizzazioni dei lavoratori europei porteranno in piazza il 4 ottobre - come ha detto il segretario della Ces, John Monks, al presidente di turno dell'Ue, Berlusconi, che l'ha ricevuto a palazzo Chigi assieme ai leader di Cgil, Cisl e Uil - sono le idee che fanno perno sul rilancio sociale, nella convinzione che con un tasso di disoccupazione del 9 per cento e con una sostanziale riduzione delle risorse disponibili per una crescente aliquota di popolazione europea, c'è poco da astenersi quanto a "vivacità" dell'economia e dei mercati.

Tra gli slogan del 4 ottobre ce ne sarà uno fondamentale: "more job, better job" e cioè, "più posti di lavoro, posti di lavoro migliori". Il dato infatti che è costantemente monitorato e confermato dalle nostre strutture, sia rivendicative che di tutela e patronato, è non solo quello tradizionale della disoccupazione ma anche quello "nuovo" dei lavoratori poveri. Un fenomeno in diretta connessione con gli impieghi precari, occasionali, intermittenti, sottopagati, che affligge specialmente i giovani, con condizioni di incertezza che si auto-alimentano drammaticamente e che vanno dalla perdita personale e collettiva di progettualità per il futuro (farsi una famiglia, comprare una casa col mutuo ma anche la macchina o la lavatrice a rate) alla deriva psicologica che innesca le più varie forme di patologia sociale, dalle devianze ai comportamenti di auto-distruttività.

Un deficit di speranza e una denuncia dell’asfissia sociale e ideale che grava sull'Europa: questi i punti di attacco su cui la Ces richiama la responsabilità dei governanti europei.

Non è molti anni fa, le sensibilità più attente della politica europea segnalavano il rischio della cosiddetta "società dei due terzi". Si paventava cioè l'ipotesi che al livello di maturità raggiunto dai sistemi europei, con la grande maggioranza delle popolazioni ormai affrancate dai bisogni primari grazie ad un welfare diffuso (se non proprio dalla culla alla tomba) si potesse verificare l'abbandono di fatto, anche se non proclamato, del residuo "un terzo" al suo destino di povertà, di vecchiaia emarginata, di incurabilità e inadattabilità sociale.

Oggi quella ripartizione percentuale nelle società europee appare rovesciata e l'affanno riguarda la maggioranza dei due terzi. Un sindacalismo europeo che riprende con forza le briglie della sua rappresentanza è il contrappeso irrinunciabile e sempre più urgente nell'Ue. (Corrispondenza Italia/Inform)


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