* INFORM *

INFORM - N. 179 - 25 settembre 2003

Adelfia terra dell’uva e dei migranti

ADELFIA - Andare nel cuore della Puglia e scoprire che un intera comunità, dedica tre giorni di festa all’emigrazione, potrebbe apparire un fatto normale. Andarci e scoprire che al dibattito sull’emigrazione e sulla figura di un grande italiano - Fiorello La Guardia Sindaco di New York - partecipano circa duemila persone è abbastanza normale, ma quasi straordinario. Rimanerci e scoprire che dopo il dibattito si fa festa in uno spiazzo attrezzato addobbato con le bandierine dei cantoni svizzeri, con panche e tavoli di legno, fustoni di birra e cervolat e Wusteel è formidabile. Soprattutto poi se ci si accorge che sul palco sale a porgere i saluti a questa folla Ugo Patroni Griffi, e che lo fa in qualità di Console Svizzero a Bari. Un riconoscimento di affetto e di rispetto ad una paese che ha in ogni famiglia qualcuno che ha lavorato in Svizzera o in Canada, in Germania o in America. Il fatto che l’emigrazione conti molto per Adelfia si capisce subito quando ci arrivi e noti che nella piazza centrale c’è la sede della FAPS e che nel suo interno campeggia la bandiera della FAPS di Pratteln assieme con quella italiana e quella svizzera. Anche le targhe delle auto ti spiegano che qui si vive di estero, ma non di turismo, di migranti che rientrano che "scelgono" ti tornare nella propria terra per godersi la casa, il terreno, la famiglia, tutto messo in piedi con anni di sacrifici in Svizzera o in altri posti nel mondo. Ed allora d’estate si festeggia tutti, coloro che ormai sono rientrati e coloro che sono ancora all’estero e vi tornano per le ferie; si festeggia così come lo si faceva a Pratteln, a Basilea, a Zurigo o a Monaco, arrostendo salsicce e bevendo birra sulle panche ed i tavoli che sembrano usciti da un sogno, da un film vissuto. Ed i racconti, le immagini di un tempo si accalcano nella folla degli incontri; ci si rivede da Stoccarda, Ginevra, in una piazza di Adelfia con i figli nuovi e cresciuti, con l’uva appena tagliata che sa di terra, con l’odore aspro dei muretti a secco e degli ulivi sempre presenti. L’emigrazione in questa terra è venerata allo stesso modo del Santo patrono, gli si dedicano tre giorni, con gazebo, palchi manifestazioni e dibattiti. Una festa laica di ringraziamento a ciò che ha permesso benessere e sviluppo, con la commozione della lontananza vicina - a giorni si parte - e la preghiera di una buona sorte nel viaggio e nella permanenza.

La professoressa figlia di migranti.

Racconta con determinazione e passione il suo lavoro, Elena Centrone, professoressa energica di scuola media che con i suoi ventitre ragazzi della scuola Giovanni XXXIII ha prodotto un opuscolo :Adelfia terra di migranti. " Sono figlia di emigrati, e con i miei ragazzi ho voluto proporre questo lavoro, perché attraverso la storia locale, quella dell’emigrazione adelfiese, si possa scoprire il coraggio, la tristezza, le solitudini, le umiliazioni, la fame, che i nostri emigranti hanno provato e per acquisire la consapevolezza che i loro sacrifici hanno permesso benessere non solo alle loro famiglie ma anche al paese di appartenenza ed alla nazione tutta". Scorgo nell’opuscolo una foto di un gruppo familiare in Svizzera, sarà degli anni 60, ma ancora ne vedo altre di documenti, carte d’identità venezuelane, o di Chicago; è un microfilmato d’archivio preziosissimo quello che mi scorre tra le mani e gli chiedo come ha fatto a ritrovare il materiale: "Il lavoro è stato fatto dai ragazzi. Ognuno di loro ha cercato in casa foto, immagini documenti, relativi all’esperienza di emigrazione della loro famiglia. Cose intime, semplici, ma che comunicano una grande storia d’umanità. Cose che raccontano di eroi, di eroi minor i- così li hanno voluti chiamare i nostri ragazzi - . Cose che serviranno loro anche per capire meglio coloro i quali oggi arrivano in Puglia nella nostra terra per fuggire alla fame o a qualche guerra. Ogni famiglia ad Adelfia ha una storia da raccontare e questo lavoro ha cercato di farlo in modo semplice come sanno farlo i ragazzi che in casa sentono parlare i loro genitori di emigrazione, dei loro parenti lontani, o di quelli che tornano". Gli chiedo ancora se ha mai pensato di far incontrare i suoi ragazzi con quelli dei pugliesi in Svizzera che studiano nei corsi di lingua e cultura, mi dice che non è mai capitato, ma che sarebbe molto bello e che forse sarà possibile un gemellaggio tra Adelfia e Pratteln; ed allora il nostro diventa un arrivederci, perché leggo nei suoi occhi la convinzione e la determinazione di "quelli che fanno" e che realizzano gli obiettivi, non parlano invano.

Il Presidente degli emigrati ed il Console svizzero.

Alessandro Colaprice è giovane e dinamico, niente del suo aspetto esteriore ti rimanda al concetto di emigrazione. Sembra un giovane italiano proiettato verso il futuro con entusiasmo e gran voglia di fare. Quando però cominci a parlare con lui, ti accorgi subito che ha i piedi per terra, non ha alcuna cadenza, e misura le parole pronunciandole piano, come fanno spesso coloro che hanno metodo, carisma e che conoscono più di una lingua. Si fa capire subito, con la semplicità di chi è conscio di non parlare a nome suo, ma di rappresentare una collettività. Insomma non si scompone mai, e quando i pugliesi in Svizzera lo hanno eletto Presidente dei pugliesi in terra elvetica, sapevano di poter contare "su un giovane figlio dell’emigrazione". Uno di quelli che conosce bene le regole, che conosce l’umiltà e sa comunicarla; sa trattare coi potenti con la testa alta, e con i connazionali all’estero da pari a pari. Lui con la FAPS anima i pugliesi in Svizzera ed anche in Italia, senza contare il fatto che fa parte del direttivo dei pugliesi nel mondo. Anche quando gli faccio notare che ha messo a segno un colpo diplomatico d’eccellenza portando il Console Patroni Griffi alla festa, mi risponde pacatamente: "Si è una bella soddisfazione, ma soprattutto per i nostri cittadini di Adelfia che sono stati gratificati dalle parole di rispetto e di affetto che il console ha dedicato ai nostri emigrati ed al loro lavoro cui la Svizzera deve molto. Sono anche contento della sua proposta di tenere ad Adelfia il prossimo anno la festa nazionale svizzera del primo Agosto. Il calore delle oltre duemila persone di oggi, così coinvolte in un dibattito che ricordava un italiano come La Guardia, le stesse modalità organizzative della festa, lo hanno persuaso che qui la Svizzera è nel cuore di tutto il paese, che in quella terra vi ha passato la maggior parte della propria vita. Ci siamo ripromessi di intensificare gli scambi anche perché a Bari, da ormai tre anni, ha sede un consolato di rappresentanza molto importante per la Svizzera". Tanta gente e tante mani che si incontrano, un paese riversato tra i gazebo delle associazioni di volontariato e quelli più tipicamente gastronomici, gli chiedo del perché festa dell’uva a Pratteln e festa dell’emigrazione "alla svizzera" ad Adelfia: " si tratta di uno scambio, emozionale direi; un esigenza che vogliono coloro i quali oggi sono tornati ad Adelfia e si organizzano come facevano da noi in Svizzera per anni; quasi un rapporto d’amore con la loro esperienza d’emigrazione, con la stessa terra elvetica, che oggi ricordano con i prodotti tipici. Un richiamo alla propria vita, alla socialità vissuta direi; e poi così ci si può rivedere alla festa del 27 settembre in Svizzera a Pratteln - la 33° edizione della festa dell’uva b - organizzata dall’associazione pugliesi di Pratteln , per intensificare i collegamenti, per promuovere la nostra uva nel mercato svizzero. Insomma così la festa continua e con lei anche l’estate. Così si abbattono anche le distanze, è sentirsi più vicini". Instancabile Colaprice, passa da una intervista all’altra con disinvoltura e senza tradire emozioni; c’è anche rai tre e rai international che dedica un servizio all’evento. L’attenzione dei media sembra maggiore, sembra che il clima sia cambiato e rispetto agli italiani all’estero ed alle loro organizzazioni non vi sia solo curiosità folcloristica, ma attenzione rispettosa. E così Il Presidente dei pugliesi assieme al Console svizzero, si perdono nella folla tra brindisi e degustazioni d’uva.

Adelfia produce circa l’80% dell’uva da tavola prodotta in provincia di Bari, un prodotto quindi essenziale per l’economia del paese. E sempre più spesso sono proprio i nostri emigrati che comprano terreni, con i loro risparmi e consolidano una produzione in un settore, quello agricolo, che è di fondamentale importanza per il futuro del meridione. E sovente tra i tendoni è facile scorgervi manodopera fatta di extracomunitari, che lavorano con padroni anch’essi ex emigrati, e quindi ben consapevoli della condizione in cui si trovano i propri dipendenti. Insomma il segno di un ciclo continuo, quasi perpetuo, che somiglia sempre di più ad un grande unico romanzo di una grande unica famiglia. Torno verso Bari scortato da ulivi e muretti sui lati, ancora rammento il volto di quel signore che arrostiva salsicce con una calma ed una meticolosità impressionante, mi aveva detto appena mi ero avvicinato: "heilà, io in Svizzera ci ho passato 35 anni alla Ciba Geigy, Basilea". E non aveva aggiunto altro. Non vi era nel suo sguardo né tristezza ne compiacimento, solo vita, si semplicemente vita. E girava le cervolat pazientemente, vicino ad una brace che già rovente amplificava i trenta gradi della serata. Guardando in alto scorgo un aereo in fase di atterraggio e subito mi viene in mente una cosa: l’aeroporto di New York fù intitolato a Fiorello La Guardia, sindaco di origini italiane di quella città negli anni trenta, uomo che Truman definì "incorruttibile come il sole", un vero eroe. Vado via da Adelfia con il volto di eroi minori, eroi che hanno lavorato per 35 anni a Basilea o hanno dato lustro al nome del nostro paese. Spero che questo lo si capisca prima o poi; che nella storia non vi sono gradazioni nel trattare l’eroismo degli uomini e forse questo i ragazzi della media di Adelfia quando hanno scoperto le foto dei loro parenti all’estero volevano insegnarcelo. (Massimo Pillera-"La Pagina" Zurigo/Inform)


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