* INFORM *

INFORM - N. 177 - 23 settembre 2003

"Gli italiani di Tunisia, Ieri, oggi e domani"

I mille volti di una collettività fondata sul lavoro, il coraggio e l'avventura

ROMA - "Gli Italiani di Tunisia: ieri, oggi e domani": l'incontro, che si è svolto a Roma in Palazzo Barberini, ha cercato di ricostruire il lungo percorso della nostra antica comunità ed è stato organizzato dall'Associazione Italiana Amici della Tunisia (AIAT). Un'organizzazione indipendente ed apolitica che è stata costituita nel febbraio del 2002 da cittadini italiani nati e cresciuti in Tunisia. La conferenza si è aperta con la lettura, da parte del Presidente dell'AIAT Marcello Brignone, dell'indirizzo di saluto inviato dal Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia. Un messaggio di ampio respiro nel quale il protagonista di tante battaglie in favore delle comunità italiane all’estero ha ricordato sia il Premio Italiani nel mondo, un appuntamento che ha messo in evidenza l'impegno delle istituzioni al fianco dei nostri connazionali, sia il grande traguardo del voto. "Insieme - ha infatti scritto Tremaglia sottolineando come il voto per corrispondenza abbia rafforzato il legame tra l'Italia e le comunità nel mondo - abbiamo fatto un miracolo. Dopo l'approvazione della legge sul voto c'è ancora tanta strada da percorrere, ma la faremo insieme perché oggi è iniziata la stagione dei diritti".

Lo stesso Brignone, introducendo il dibattito, ha poi sottolineato come la comunità italiana in Tunisia, una realtà vitale che merita sostegno ed incoraggiamento, sia sempre stata caratterizzata da una profonda fedeltà alla patria e da una costante capacità di coltivare i rapporti con la popolazione tunisina. E' stata poi la volta del moderatore Armando Giannitrapani che ha evidenziato sia il positivo contributo della comunità italiana alla modernizzazione della società d'accoglienza, sia la preziosa apertura mentale donata dalla cultura tunisina alla nostra collettività. Una fattiva esperienza multiculturale che ha aiutato la comunità italiana a superare con fierezza i tanti disagi della sua travagliata storia.

l'Ambasciatore di Tunisia in Italia Mohamed Jegham, dopo aver ricordato la comunanza dei destini delle grandi civiltà, la romana e la punica, che dominarono il Mediterraneo, ha sottolineato come, dal diciannovesimo secolo al 1960, più di 150 mila italiani raggiunsero la Tunisia. L'Ambasciatore si è poi detto convinto sia dell'importante ruolo svolto dall'Italia nel consolidamento del partenariato euromediterraneo, sia della necessità di instaurare nel bacino del Mediterraneo un'era di pace e sicurezza, fondata sulla solidarietà economica, umana e politica. Nel segnalare un sensibile aumento della consistenza e della varietà della cooperazione bilaterale con l'Italia ha poi ricordato come a tutt'oggi il nostro Paese sia il secondo partner della Tunisia per gli scambi commerciali e per il flusso degli investimenti, mentre in questa particolare classifica il settore turistico è in terza posizione. Un contributo dell'Italia alla modernizzazione della Tunisia che potrebbe conoscere nuove frontiere. "Grazie alla sua politica - ha spiegato l'Ambasciatore - l'Italia rappresenta per la Tunisia la principale porta d'accesso all'Unione Europea". Un percorso da consolidare, quello dei due Paesi, nel quale gli italiani di Tunisia potranno svolgere, con la loro sensibilità ed i loro consigli, una preziosa opera di orientamento. "Il partenariato italo tunisino - ha concluso Mohamed Jegham ricordando la grande capacità di precorrere i tempi della nostra collettività - è basato su di una lunga storia di comune rispetto reciproco ed appare come il migliore strumento per il raggiungimento di quel dialogo interculturale di cui gli italiani di Tunisia sono stati valorosi precursori".

Il professore Benito Proietto dell'Università "La Sapienza" di Roma, primo dei relatori, dopo aver sottolineato il rischio che la Tunisia venga rappresentata solo come un mosaico scomposto di cartoline turistiche stereotipate, ha ricordato la data del 10 giugno 1940, il giorno della dichiarazione di guerra del nostro Paese alla Francia che segnò la fine dello stato di privilegio della comunità italiana in Tunisia, che era potuto sostanzialmente salvaguardare anche dopo che la Tunisia, nel 1881, era diventata un protettorato francese. Da quella data iniziò infatti la "francesizzazione" della nostra comunità - ai nuovi nati italiani venne imposta la cittadinanza francese - che si protrarrà fino al 1956 quando, con l'indipendenza della Tunisia, gli italiani dovettero scegliere tra la terra d'accoglienza, la Francia ed il ritorno in Patria. Una destinazione, quest'ultima, che non diede però adeguata risposta - l'Italia era ancora lontana dall'attuale spirito europeista - alle aspettative transnazionali multietniche e globalizzanti dei nostri connazionali che fecero ritorno in Patria. "La Tunisia - ha spiegato Proietto - ci aveva preparati a diventare cittadini del mondo e ad essere futuri componenti e sostenitori di un'Europa unita e moderna". Il docente ha poi ricordato la necessità di evitare il silenzio della memoria e di trasmettere alle nuove generazioni le esperienze di un'italianità che altrimenti andrebbe perduta.

La seconda relazione è stata svolta da Silvia Finzi, docente dell'Università "Manuba" di Tunisi. La professoressa, che appartiene ad una delle più antiche famiglie della nostra comunità (il padre Elia Finzi è tra l’altro editore e direttore del "Corriere di Tunisi"), ha in primo luogo evidenziato come la storia degli italiani in Tunisia abbia avuto inizio ben prima dell'unità d'Italia. Le antiche tracce dei nostri connazionali risalgono infatti al X secolo, quando i primi commercianti, marinai ed operai italiani giunsero in Tunisia. Nel corso dei secoli - nel 1550 fu un'impresa italiana la prima ad ottenere il monopolio della pesca del corallo - vi furono però anche molti connazionali che non approdarono volontariamente sulle coste della Tunisia: dopo essere stati catturati dai corsari conobbero infatti l'onta della schiavitù e furono deportati sull'altra sponda del Mediterraneo. Una condizione non definitiva - molti di essi furono liberati per i loro meriti e divennero addirittura rispettati consiglieri alla corte del Bey - che comunque permise ai nostri connazionali di partecipare attivamente con il loro lavoro allo sviluppo ed alla modernizzazione della Tunisia. Un lavoro qualificato, quello degli italiani, che, secondo Silvia Finzi, ha caratterizzato l'intero percorso migratorio della nostra collettività. Non a caso infatti la prima scuola laica della Tunisia fu fondata dai nostri connazionali ed il primo giornale stampato fu redatto da italiani.

Nadia Gallico Spano, vedova del senatore del Pci Velio Spano (entrambi italo-tunisini) ha poi ricordato come la nostra collettività in Tunisia, fortemente radicata al territorio e molto legata alla vicina Italia, sia stata sempre attenta a difendere la propria italianità, attraverso la cultura ed il lavoro ed abbia contribuito in modo determinate allo sviluppo della terra d'accoglienza. Una comunità che, ha affermato Nadia Spano, l'avvento del fascismo, soprattutto con la promulgazione delle leggi razziali, ha diviso e condotto a drammatiche scelte. Dopo l'intervento di Francesco Saponaro, Assessore alle attività produttive e all'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese della Regione Lazio, volto a ricordare l'impegno della Regione in Tunisia per la formazione professionale e la creazione di consorzi industriali, ha infine preso la parola il rappresentante della Migrantes Don Pietro Sigurani che ha illustrato un'interessante esperienza formativa, portata avanti dalla comunità ecclesiale sul territorio tunisino, che ha già consentito a 130 giovani di trovare lavoro in Italia. (Goffredo Morgia-Inform)


Vai a: