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INFORM - N. 176 - 22 settembre 2003

L’editoriale di Nino Randazzo su "Il Globo" e "La Fiamma"

Brutta fabbrica di "nuovi eroi" in Australia come in Italia

Due personaggi, uno sulla scena politica dell’Australia e l’altro su quella dell’Italia, oggi richiamano in particolare l’attenzione di chiunque osservi, anche casualmente, gli ultimi sviluppi della situazione interna di ambedue i Paesi: il ministro dell’Immigrazione, Philip Ruddock, che in data odierna celebra i suoi 30 anni nel Parlamento federale di Canberra con un banchetto a 2500 dollari "per tavolo di 10 con VIP" a Sydney, e il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, che ha fatto echeggiare in tutto il mondo le sue definizioni di "pazzi e non appartenenti al genere umano" dei giudici e di "benevolo dittatore che mandava gli avversari in villeggiatura al confino" di Mussolini.

Personaggi fisicamente distanti ma accomunati dalla globalizzazione di una tattica politica vincente: la conquista di consensi popolari speculando in parte sull’ignoranza e in parte sui più bassi istinti egoistici degli elettori. Un fenomeno odierno, in democrazia, immensamente più nefasto della globalizzazione economica. Perché la manipolazione mediatica per avallare tesi e concetti chiaramente opposti alla moralità, alla giustizia, alla realtà oggettiva e alla verità storica, e per conferire l’aureola dello statista e dell’eroe a chi tali idee professa e cerca di mettere in atto, offende, umilia, svilisce e corrompe le istituzioni civili, gli strumenti della democrazia, la fibra morale delle nazioni e l’integrità intellettuale degli individui e delle collettività.

Una larga fetta dei media d’Australia e d’Italia (come in primo luogo anche della "madre d’ogni globalizzazione", gli USA) dimostra coi propri servizi prestabiliti, ordinati e mirati come si costruiscono le statue dei nuovi "eroi" della vita pubblica tramutando in grandi meriti e virtù, in "colpi di genio", le mezze verità, la menzogna sistematica, l’ipocrisia, la banalità, l’arroganza, la demagogia, il populismo, la volontà del leader di trasformare la società di propria appartenenza, e possibilmente il mondo intero, a propria immagine e somiglianza.

Eroe Ruddock? Per le cannoniere contro i profughi? Per la crudeltà verso i naufraghi del Tampa? Per le donne e i bambini dietro il ferro spinato dei campi di detenzione? Per il contributo alla diffusione della menzogna sui "bambini buttati in mare da barbari clandestini"? Per l’insensibilità alle richieste di riunificazioni familiari? Per un sistema d’immigrazione in questo spopolato continente solo per chi, di ogni razza e nazionalità, può pagare di più? Per l’insensibilità verso i deboli e i poveri? Per un’esclusiva politica d’immigrazione di "specializzati, uomini d’affari, facoltosi e anglofoni"? Per la deportazione senza pietà di chi infrange le condizioni del visto turistico con un lavoretto part-time, o di chi, pur non avendo la cittadinanza e avendo tecnicamente violato la legge sulla residenza, ha o s’è formato una famiglia tutta australiana? Per l’ostinata contestazione di ogni giudizio della magistratura (infinitamente più intelligente e umana della macchina ministeriale) in favore dei più sfortunati, delle donne, dei minori chiedenti asilo? Eroe Berlusconi? Per gli insulti alla magistratura? Per la negazione delle vittime della dittatura fascista? Per avere consentito alla Lega Nord di Bossi di sporcare le più alte istituzioni, il governo di una democrazia, l’immagine stessa dell’Italia nel mondo, e di vilipendere e attentare con successo all’unità nazionale e alla Costituzione repubblicana? Per non cacciare a pedate dal governo i ministri leghisti coinvolti nelle invereconde scempiaggini del "battesimo del Po", della "Padania", della proposta di "trasferimento" della capitale da "Roma ladrona" a Milano e del Parlamento "fra Torino e Venezia"?

Ecco un esempio lampante di "globalizzazione del sistema della menzogna". Il sistema non è nuovo, esiste da sempre. La dirompente novità, inquietante e nefasta, è che finora trionfava perfettamente solo nelle dittature, di destra, di sinistra e di ogni altra matrice ideologica; ora, invece, comincia ad essere legittimato, accreditato, accettato come normale anche in democrazia. Anche nelle democrazie d’Australia e d’Italia. Ampio sembra essere infatti, almeno a giudicare dai sondaggi d’opinione di questi giorni e da risultati elettorali del recente passato, il consenso popolare in ambedue i Paesi agli estremismi di politiche che nulla hanno a che fare con esigenze e aspirazioni elementari e universali di umanità, onestà, solidarietà, ordine e giustizia. Un ruolo dei costruttori dei "nuovi eroi della politica" è di dimostrare che le stravolgenti prese di posizione, di cui si è appena fatto un piccolo campionario, sono "quanto il popolo vuole sentire", sono utili in soldoni elettorali. E si è costretti ad ammettere che è purtroppo vero. E’ sconfortante, ma è una realtà con la quale, volenti o nolenti, bisogna convivere. Tuttavia, uno spiraglio di luce, in questa bieca "globalizzazione della menzogna", s’intravede. In Gran Bretagna, in quella che ingiustamente venne definita "perfida Albione". Mentre negli Stati Uniti e in Australia la maggioranza dell’elettorato sembra crescere con il crescere dell’ostinata e pubblica menzogna dei propri governanti sui motivi reali della guerra all’Iraq (con il plauso ufficiale del governo, ma fortunatamente ancora non del popolo, d’Italia), in Gran Bretagna l’elettorato sta facendo politicamente a pezzi il primo ministro laburista Blair per la menzogna su cui il Paese fu condotto d’autorità alla guerra. Un segno, limitato ma beneaugurante, di contestazione democratica e spinta civile controcorrente. Auguriamoci che questo spirito si diffonda anche nelle due patrie degli italo-australiani. (Nino Randazzo*)

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* Direttore de "Il Globo", Melbourne


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