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INFORM - N. 173 - 17 settembre 2003

Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo): "un delitto premeditato contro i nostri figli rinviare la riforma delle pensioni"

LOS ANGELES - Da studioso di problematiche economiche, che costituiscono il mio back-ground culturale e professionale, necessario a svolgere il mio mestiere di commercialista prima e dirigente d’azienda poi in piccoli-medi contesti nel business privato, ho sempre dovuto leggere ed interpretare i parametri di ogni singolo affare a mia conoscenza, nella doppia chiave numerico-finanziaria ed in quella strategico aziendale, finalizzata alla realizzazione del migliore risultato possible.

E ciò, sia in via preventiva che consuntiva, non trascurando correzioni in corso d’opera ed avendo presente che le leggi di mercato devono comunque essere sempre attentamente osservate. Frequentemente, ho dovuto mettere la proprietà dell’azienda di fronte alla cruda realtà dei numeri, dando luogo quindi a cambi di strategie, od a rettifiche degli obiettivi prefissati.

Quando poi, ai fattori finanziari e strategici, si aggiungono cause esterne di carattere socio-demografico, che devono sempre accompagnare e motivare le politiche finanziarie di uno Stato, la disamina diventa assai complessa, ma non può mai, dico mai, prescindere dalla massima attenzione di cui abbisognano i numeri, che non sono più solamente quelli relativi al denaro, ma anche quelli, altrettanto importanti, che si riferiscono alle variazioni demografiche di cui bisogna prendere atto, sia al momento delle decisioni che in proiezione storico-sociale. Per andare al concreto, questa benedetta riforma del sistema pensionistico si "deve" fare e con la massima urgenza, non solo in Italia ma anche negli altri Paesi Europei (alcuni dei quali hanno già iniziato a farlo), pena il crollo totale ed indiscriminato di tutto il sistema previdenziale, che si porterà dietro anche quello dell’assistenza sanitaria. Solo menti non riformiste ed avulse da quella che è la realtà della situazione demografica italiana, possono cullarsi sulla mini-riforma Dini, che ha solo sfiorato il problema, in realtà rinviandolo, e, quindi, aggravandolo: e questo perché? Perché detta riforma, se fatta seriamente, sia pure gradualmente, è politicamente impopolare; perché invece di portare voti, forse li toglie, essendo, se ben fatta, una riforma i cui benefici saranno goduti dalle generazioni future.

Ha ragione Giulio Tremonti quando dice che la spesa pensionistica si può graficamente esprimere in una curva. In un primo breve periodo, le variazioni della spesa statale saranno assai contenute, ma, nei venticinque anni successivi, detta spesa diventerebbe insostenibile per lo Stato (e questo anche e sopratutto per il continuo aumento della popolazione pensionabile, aggravata da una grave flessione di quella giovanile) e nessun Governo, di qualsiasi colore esso sia, potrà garantire il pagamento delle pensioni. In una terza fase essa diventerebbe invece insostenibile per il privato (leggi, il pensionato), in quanto assolutamente inadeguata, aggravata inoltre, come detto, dall’enorme aumento della spesa sanitaria, tanto più elevata in quanto aumenti l’aspettativa di vita.

Rinviare il problema, come già fatto, od attuare riforme non strutturali, equivarrebbe a compiere un delitto premeditato contro i nostri stessi figli: occorre quindi mettere mano a tutto il sistema, arricchendolo di incentivi e disincentivi, a seconda del caso, necessari nel periodo intermedio di transizione, ma con il traguardo di promuovere con gradualità i fondi pensione, probabilmente unici strumenti atti a rettificare continuamente e comprimere la spesa statale, dando nel contempo sensibili vantaggi ai beneficiari.

La proposta del nostro Ministro delle Finanze che, credo, senza lodarlo più del necessario, ha pochi uguali nelle visioni nitide dei fenomeni socio-economici ed un pragmatismo che sarebbe molto bello vedere molto più diffuso nella nostra Società, è a mio parere degna della massima considerazione e andrebbe affrontata dalle forze politiche, in particolare, ovviamente, quelle dell’opposizione, senza populismo, senza inganni, coscienti anche che le nostre forze sociali avranno, per loro costituzione sindacale e un certo marxismo aleggiante su molte di esse, viscerali, se pur miopi, opposizioni.

Possiamo essere, anzi siamo tutti politicamente orientati a destra, sinistra od al centro, ma non ci possiamo permettere di essere ciechi od illusi; speriamo quindi che i nostri facitori di legge abbiano il coraggio anche dell’impopolarità, ma lavorino per il bene futuro del nostro Paese, ed un po’ meno per la vittoria del loro partito: qualche voto in meno oggi significherà non essere maledetti dai nostri figli e guardarsi allo specchio, senza doversi vergognare. (Domenico Pisano*-Inform)

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* Coordinatore "Azzurri nel Mondo" West USA


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