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INFORM - N. 173 - 17 settembre 2003

Dino Nardi (CGIE): Pensioni, si protesta anche in Svizzera! Sabato 20 settembre grande manifestazione popolare a Berna

ZURIGO - Da anni i sistemi pensionistici in Italia e nel resto dell’Europa sono continuamente scossi da turbolenze politiche ed economiche: basti pensare a quanto già accaduto in Italia ed a quanto sta tuttora ipotizzando il governo Berlusconi per penalizzare ulteriormente i requisiti per il pensionamento di anzianità; oppure, pensare ancora, a quanto accaduto recentemente in Francia ed a quanto si vuole fare in Germania, tanto per citare alcuni esempi. Ma le turbolenze europee si sono trasformate in Svizzera in una vera e propria tempesta che sta sconvolgendo l’intero sistema previdenziale elvetico impostato, come noto, sul sistema dei tre pilastri: l’AVS (nata nel 1948 ed oggetto nel frattempo di ben dieci revisioni), il Secondo Pilastro (introdotto obbligatoriamente nel 1985) ed il Terzo Pilastro (assicurazione privata sulla vita sgravata fiscalmente dalla Confederazione).

Infatti già nell’estate dello scorso anno saltarono i conti del Secondo Pilastro, a causa del perdurare della crisi dei mercati azionari e del dilapidamento, da parte dei gestori del Secondo Pilastro (casse pensioni), dei lauti guadagni ottenuti negli anni novanta quando le borse volavano sempre più in alto. Con il risultato che il Consiglio Federale elvetico, sollecitato da banche e compagnie d’assicurazioni, in tutta fretta, ridusse, dal 1.1.2003, il tasso di interesse sui capitali della previdenza professionale dal 4 al 3,25%. Manovra che, tuttavia, non soddisfece del tutto i desideri della potente lobby delle compagnie di assicurazioni che, con la compiacente autorizzazione dell’Ufficio Federale delle Assicurazioni Private (UFAP), ha, poi, ottenuto di poter applicare ai propri assicurati il così detto "Modello Winterthur" e cioè di aumentare i premi e di ridurre l’importo delle rendite calcolate sulla parte sovraobbligatoria del Secondo Pilastro. Decisione, peraltro, contestata aspramente dal Sindacato dell’industria, della costruzione e dei servizi (FLMO) che, unitamente alla Comunità di protezione delle piccole e medie imprese (PMI), intende ora inoltrare un ricorso contro l’applicazione del citato "Modello Winterthur". Ma non è finita qui.

La scorsa settimana, mentre in diverse città della Svizzera erano in corso delle manifestazioni locali di protesta proprio contro il furto delle pensioni, il Consiglio Federale, in modo evidentemente provocatorio, ha ulteriormente ridotto dal 3,25 al 2,25% il tasso di interesse sul Secondo Pilastro a decorrere dal 1.1.2004! A tutto questo aggiungiamo, infine, che è anche intenzione del ministro Couchepin e dei partiti borghesi elvetici di:

- ridurre dall’attuale 7,2 al 6,8% il tasso di conversione in rendita del capitale di vecchiaia (maturato con la parte obbligatoria: salario annuo compreso tra 25'320 e 75'960 franchi);

- aumentare, e non solo quelli per l’assicurazione contro l’invalidità, i premi del Secondo Pilastro;

- elevare a 67 anni l’età del pensionamento di vecchiaia;

- penalizzare l’importo delle rendite AVS modificandone l’attuale sistema di calcolo abolendo l’indice misto che, ogni due anni, permette di adeguare le rendite al rincaro ed all’evoluzione dei salari.

Ebbene, di fronte a questi fatti ed a queste prospettive dannose per tutti i lavoratori e per tutte le famiglie ma, in particolare, per quelle meno fortunate, non è possibile continuare a subire passivamente, da un lato, l’arroganza dei gestori delle casse pensioni (ha ragione il presidente del Sindacato Edilizia e Industria, Vasco Pedrina quando chiede che il sistema del Secondo Pilastro deve essere affidato a Casse autonome collettive e ad una Istituzione pubblica) e, dall’altro, la protervia del Consigliere Federale, Pascal Couchepin, ministro competente anche per il sociale, il quale è sempre disponibile ad avallare le richieste della Destra economica di questo Paese e sordo, invece, alle preoccupazioni dei lavoratori, dei sindacati e della popolazione meno abbiente. Secondo uno studio recente, presentato dall’Unione Sindacale Svizzera, i pensionati, già oggi, hanno un reddito inferiore alla media della popolazione elvetica e due terzi di loro possono contare su un reddito annuo inferiore ai 50'000 franchi (non esiste uno studio specifico ma la situazione reddituale dei pensionati stranieri in Svizzera è, certamente, ancora più critica avendo raramente gli emigrati una rendita intera per l’incompletezza dei loro periodi di assicurazione)

Certamente anche la comunità italiana sosterrà massicciamente la manifestazione di protesta che si terrà a Berna sabato prossimo 20 settembre indetta dai sindacati e dal partito socialista svizzero contro il furto delle rendite e gli (s)cassa pensioni essendo questa una rara occasione di poter influire nella politica elvetica anche per gli emigrati che non hanno diritto di voto. In ogni caso l’ITAL-UIL e l’Unione degli Italiani nel Mondo (UIM) ci saranno! (Dino Nardi*-Inform)

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* Presidente Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE, Presidente Ital-Uil Svizzera


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