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INFORM - N. 172 - 16 settembre 2003

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare la riforma della parte seconda della Costituzione

Previsto un Senato federale di 200 membri, più quelli assegnati alla circoscrizione Estero e i senatori a vita. Anche per la Camera prevista la riduzione a 400 membri, più quelli assegnati alla circoscrizione Estero

ROMA - Nella riunione del 16 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il disegno di legge di revisione della parte seconda della Costituzione, che sarà ora sottoposto alla Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali. La riforma affronterà poi l’iter parlamentare di approvazione previsto dalla Costituzione e cioè l’approvazione da parte di ciascun ramo del Parlamento con due distinte e successive deliberazioni (ad intervallo non minore di tre mesi) assunte a maggioranza assoluta da ciascuna Camera.

Il disegno di riforma prevede un Senato federale della Repubblica, composto da 200 senatori, più quelli assegnati alla circoscrizione Estero ed i senatori a vita, eletti a suffragio universale e diretto con sistema proporzionale sulla base del criterio di rappresentanza territoriale; la proposta prevede che ogni Regione abbia un minimo di cinque senatori, mentre Molise e Valle d’Aosta potranno avere, rispettivamente, due ed un senatore; saranno comunque eleggibili a senatore soltanto coloro che abbiano svolto una significativa esperienza istituzionale all’interno del territorio regionale. Anche la composizione della Camera dei deputati viene fortemente ridotta nel numero (400 membri, più quelli assegnati alla circoscrizione Estero), mentre il limite di età per l’elettorato attivo e passivo è unificato rispettivamente a 18 e 25 anni.

A tutela delle opposizioni viene enunciato il principio, che dovrà trovare significativo riscontro nell’auto-organizzazione della Camera dei deputati, in base al quale i loro diritti sono garantiti e tutelati dai regolamenti parlamentari, anche con riferimento alla formazione del calendario dei lavori.

Queste le altre importanti modifiche costituzionali previste dal disegno di legge. Cambia la connotazione del nostro bicameralismo, non più perfetto ma asimmetrico, in linea con gli ordinamenti caratterizzati da un forte potere delle autonomie territoriali; ogni ramo del Parlamento esaminerà disegni di legge su materie proprie e peculiari (salvo alcune strettamente bicamerali): la Camera sulle materie a competenza esclusivamente statale mentre il Senato federale si esprimerà sulla determinazione dei principi fondamentali nelle materie a competenza concorrente. L’iter di approvazione delle leggi cambia, di conseguenza, in maniera significativa sia nella sostanza che nei tempi, ponendo fine al fenomeno della cosiddetta navette da uno all’altro ramo del Parlamento, tramite la suddivisione delle competenze per materia.

La riforma tocca anche la composizione della Corte Costituzionale, che assume una forte connotazione regionale ed un maggiore collegamento con il Parlamento (nove, su diciannove, i membri eletti dalle Camere) e le norme sulla ineleggibilità di parlamentari e di consiglieri regionali.

Cambia la procedura di elezione del Capo dello Stato; oltre ai già previsti poteri, assume quello di nominare i Presidenti delle autorità amministrative indipendenti nei casi previsti dalla legge e di designare il Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Il potere di scioglimento della Camera viene esercitato dal Presidente della Repubblica su proposta del Primo Ministro, che ne assume la esclusiva responsabilità, mentre quello del Senato spetta al Presidente in via esclusiva in caso di prolungata impossibilità di funzionamento.

Significativamente rafforzata la figura del Primo Ministro (non più, quindi, Presidente del Consiglio), che dovrà dirigere (oltre che promuovere e a coordinare) l’attività dei Ministri, da lui direttamente nominati e revocati. La candidatura alla carica di primo Ministro avviene tramite collegamento alle coalizioni che partecipano all’elezione della Camera dei deputati ed il Presidente della Repubblica nomina il candidato Primo Ministro collegato alla maggioranza espressa dall’elezione stessa. Pertanto la fiducia da parte delle Camere non è più prevista ma diventa presunta fino a quando non sia approvata una mozione di sfiducia della Camera o questa respinga una proposta del Governo sulla quale il Primo Ministro abbia posto la questione di fiducia; in tali casi le dimissioni sono obbligatorie e sono indette nuove elezioni.

Inoltre viene specificato che la Capitale dispone di forme e condizioni particolari di autonomia, anche normativa, nelle materie di competenza regionale, nei limiti e con le modalità stabiliti dallo Statuto della Regione Lazio. Viene poi modificato l’articolo 117 della Costituzione, con la previsione della competenza legislativa esclusiva delle Regioni in materie attinenti ad istruzione, sanità e sicurezza, oltre che nelle materie non riservate alla competenza statale, nonché, con riferimento all’articolo 127, il procedimento concernente le leggi regionali che pregiudichino l’interesse nazionale. Infine, a tutela delle opposizioni, il referendum oppositivo sarà sempre possibile sui progetti di revisione costituzionale, qualunque maggioranza li abbia approvati. (Inform)


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