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INFORM - N. 171 - 15 settembre 2003

Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo): Ground Zero anno secondo

LOS ANGELES - Trentuno anni di residenza statunitense, in tre diversi Stati dell‘Unione, non mi hanno mai spinto a prendere la cittadinanza Americana, conservando intatta la mia italianità, anche se, ovviamente, ho assimilato la mentalità qui regnante, soprattutto nel modo di lavorare, perdendo quasi totalmente quella tipica provincialità ragionativa che è il più grande difetto del nostro modo di operare e di "non" vedere il mondo intorno a noi; ed ho migliorato il mio senso civico, incrementando in misura notevole il rispetto verso gli altri e nei confronti della cosa pubblica.

Sono però rimasto profondamente Italiano, appartenente, ad esempio, a quella stirpe, spero non estinta, di Italiani che si commuovono alle note del nostro inno di Mameli.

Ma l’11 Settembre 2001, quando alle sei circa del mattino a Los Angeles, con gli occhi ancora annebbiati dal sonno, ho visto prima i due aerei conficcarsi nelle torri gemelle e, pochi minuti dopo le ho viste crollare come fossero due figure di cartapesta e non due enormi ed altissime torri di acciaio e cemento, anch’io, come tutti quelli al mondo che hanno assistito a questo terrificante spettacolo, mi sono sentito americano, e, con un groppo in gola, smarrito e spaventato, chiedermi che cosa sarebbe successo il giorno dopo, quando i morti avrebbero gridato vendetta ed il mondo tutto, compreso quello mussulmano, con la sola eccezione di quella minoranza folle ed assassina che tutt’oggi uccide tutti i giorni innocenti, si è trovato a dovere affrontare un nemico folle e vigliacco, nascosto fra di noi.

L’11 Settembre di due anni fa, come tutti sanno, ha cambiato il mondo, ed è stupefacente constatare come molti europei, inclusi noi Italiani, o lo hanno già dimenticato, o fanno finta che non sia accaduto. E’ cambiato il modo di vivere, di vedere il futuro, di viaggiare, di guardarsi intorno; è cambiata l’economia, è cambiato il modo di circolazione del denaro, sono aumentate, ahimè, le diffidenze verso chi non si conosce, a volte è aumentata la discriminazione verso la religione, la civiltà ed i popoli di fede islamica.

Il terrorismo degli estremisti di qualsiasi fede e nazionalità è purtroppo una piaga che affligge ormai da tempo il mondo intero, raggiungendo oggi dei limiti incredibili, coinvolgendo giovani debitamente indottrinati, così da indurli, sotto effetto di promesse paradisiache, di compensi alle loro povere famiglie o di droghe chimiche, a trasformarsi in bombe umane, con l’unico obiettivo di uccidere innocenti e spargere paura e panico.

Ma, mi domando, questo terrorismo, è cosi diffuso, è cosi organizzato, è cosi radicato, in una parola è cosi forte come il proditorio attacco alle torri gemelle, le crisi dell’Afghanistan, dell’Iraq e la contrapposizione fra Israele e Palestina, oltre che la dura determinazione americana lascerebbero supporre? Mi sembra evidente che Ben Laden, Saddam Hussein, Al Queda e compagnia abbiano già raggiunto il loro satanico scopo di condizionare la vita degli uomini di buona volontà, visto come, ad esempio, guardiamo con sospetto ogni bidone di rifiuti non sistemato al posto giusto, ogni involucro abbandonato, ogni compagno di viaggio aereo dall’aria un po’ truce, ogni barbuto dalla pelle olivastra.

Certo, giorno dopo giorno, con grande dispendio di uomini, mezzi e denaro pubblico, rendiamo la vita sempre più difficile a questi terroristi ed alle loro organizzazioni, eliminando al massimo i rischi potenziali.

Ma questo basta? No di certo, lo sappiamo bene tutti: il terrorismo si potrà eliminare, od almeno ridurre ai minimi termini, solo quando riusciremo e saremo capaci ad estirpare ed eliminare le menti guida di tale terrorismo, ad isolare e mettere nelle condizioni di non nuocere i Paesi che lo ospitano ed incoraggiano od addirittura finanziano, ma anche nel continuare a cercare di migliorare le condizioni di vita dei popoli poveri, soprattutto quelli che sono mantenuti poveri da regimi dittatoriali che hanno interesse, per il vantaggio personale di pochi governanti senza scrupoli, a mantenere lo stato di indigenza dei loro sudditi.

E per condizioni di vita intendo non solo quelle economiche, ma soprattutto quelle culturali, perché tutti sappiamo che ove non c’è istruzione, oltre a non esservi comprensione dei problemi, vi è impossibilita’ a lavorare con profitto per se stessi e per la società in mezzo alla quale si vive; si dipende insomma sempre da altri, e quando questi "altri" sono persone od organizzazioni senza scrupoli, la strada della vita è cieca, senza sbocchi.

Cercando però rispondere alla domanda che mi sono fatto sulla diffusione, organizzazione e pericolosità del terrorismo, la mia personale risposta non è poi così pessimista, pur essendo certo lontano dal sottovalutare i pericoli oggi esistenti. Penso, pur non essendo un’ottimista di natura, che le misure messe in atto da tutti i Paesi cosiddetti civilizzati, che si estrinsecano in un’estrema attenzione ed in controlli capillari sia sui movimenti finanziari di dubbia origine, che sui movimenti dei fiancheggiatori e degli uomini sospettati d’appartenere alle diverse organizzazioni eversive, oramai ben conosciute da tutte le polizie del mondo, abbiano inferto colpi decisive, se non mortali, a dette organizzazioni.

In sostanza, senza abbassare la guardia, anzi moltiplicando sempre gli sforzi per combattere ed annientare il terrorismo, ritengo (e mi auguro di non essere smentito) che esso terrorismo sia tanto meno pericoloso quanto più frequenti siano i proclami che provengono dai suoi esponenti che, oggi, assomigliano molto di più a dei banditi seguiti da pochi biechi fiancheggiatori che a miliardari di triste fama mondiale dal potere ormai assai circoscritto.

Lo sforzo della comunità internazionale dev’essere unicamente quello di isolarli, lasciando che la stragrande maggioranza delle popolazioni che li ospitano o da cui provengono provvedano, con l’aiuto di tutti gli uomini di buona volontà, ad eliminarne volontà e capacità distruttive.

Forse tutto ciò è un po’ ingenuo, ma lasciatemi sperare e lasciate che il mondo speri, rimanendo certo non avere, con queste righe, scoperto l’acqua calda, ma avere solo dato il mio piccolo contributo per un raggio di speranza, al di fuori di ogni riferimento retorico, certamente non voluto, ma consequenziale a chi scrive su argomenti così gravi. (Domenico Pisano, Coordinatore Azzurri nel Mondo West USA)

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