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INFORM - N. 169 - 11 settembre 2003

RASSEGNA STAMPA

Su "La Discussione" intervista al Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini dedicata alla tragedia dell’11 Settembre

"La politica e la cultura perché la pace prevalga sulla guerra"

ROMA - La tragedia dell’11 settembre ha profondamente scosso le coscienze di tutti e tanti passi in avanti sono stati fatti nella lotta al terrorismo, ma non solo. Ne parliamo con il sottosegretario agli esteri, Mario Baccini.

Onorevole, tutti passi compiuti in quale direzione?

"Soprattutto in termini di coesione di molti Paesi insieme con gli Stati Uniti in un’unica azione contro il terrorismo internazionale. Oggi c’è una maggiore consultazione, efficace lo scambio di notizie. L’11 settembre, dunque, ha avuto da una parte un effetto negativo, che è quello che tutti conosciamo, cioè l’insieme di azioni nefaste che si sono succedute, dall’altra ha mosso le acque per rendere più coordinate le azioni dei servizi segreti e lo scambio tra le strutture dell’intelligence internazionale di notizie per la lotta al terrorismo e al crimine in generale".

E adesso?

"Ora c’è un unico ordine internazionale, certamente ancora non completo, ma che è fondamentale per la lotta comune al terrorismo. Un elemento da considerare sotto l’aspetto politico di scambio di informazioni ma anche per la lotta ai flussi finanziari illeciti".

Un evento che ha aiutato la gente a ritrovarsi, che ha unito insieme popoli lontani.

"È un aspetto legato all’esigenza di sopravvivenza perché quando c’è in gioco la sicurezza delle famiglie e delle economie ci sono in gioco i criteri minimi di civiltà della comunità internazionale".

È per questo che la soglia di attenzione deve essere tenuta alta?

"Molto alta perché la soluzione ai problemi, anche quelli del terrorismo, non passa solo per una maggiore organizzazione degli Stati contro il terrorismo stesso".

Invece, dove devono essere ricercate le soluzioni?

"Queste sono essenzialmente politiche. Per questo motivo vanno risolti alcuni snodi importanti che sono quelli relativi alla Palestina e a Israele, al conflitto in atto che non è tanto un problema di carattere internazionale ma il simbolo stesso della lotta a una parte del terrorismo. Per questo motivo dobbiamo togliere la motivazione che fa aggregare materiale umano, manovalanza facile al terrorismo. Bisogna trovare soluzioni politiche affinché il popolo palestinese abbia uno Stato e che al popolo di Israele venga garantita la sicurezza".

In che modo può essere realizzato questo processo?

"Soltanto con una forte e intensa mediazione politica".

E il ruolo dell’Onu quale deve essere?

Così com’è l’Onu ha marcato tutti i suoi limiti davanti ad una vera emergenza, come è stata quella successiva all’11 settembre, il suo ruolo è venuto meno. Dobbiamo riformare strutturalmente le Nazioni Unite, rafforzare le linee politiche sul multilateralismo che sono le uniche strade per risolvere i problemi globali di tensioni tra i popoli e di mediazione tra i popoli".

Mettendo da parte l’Onu?

"No. L’Onu deve rimanere un punto di riferimento ma va profondamente ristrutturato e deve dare risposte anche nei casi di emergenze estreme".

L’11 settembre ha scosso le coscienze.

"Sì. Oggi non c’è più un’opinione pubblica nazionale, ma ce n’è una internazionale e una europea. È un aspetto importante perché intorno a questi fattori possiamo ricostruire una risposta che può essere soltanto culturale".

Culturale?

"Solo la cultura intesa come promozione, come anticamera della politica può preparare il terreno al dialogo. In questo nuovo ordine mondiale, è importante considerare il ruolo strategico e significativo che un partito come l’Udc in Italia, il Ppe in Europa e l’internazionale democristiana nel mondo possano riassumere, governando tutti questi problemi".

In linea anche con quanto affermato dal Santo Padre.

"E con le stesse ragioni che l’Udc va affermando da tempo. C’è un filo conduttore unico che può legare molti uomini di Stato su una medesima linea politica che può dare un contributo concreto affinché la pace prevalga sulla guerra". (Giulia Salvatori)


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