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INFORM - N. 169 - 11 settembre 2003

Tavola rotonda al 2 Congresso mondiale della gioventù trentina

Elogio della memoria e un'appassionata ricostruzione della storia dell'emigrazione

TRENTO - La memoria: ecco chi è stata la vera protagonista dell'incontro che si è svolto l11 settembre a Comano nell'ambito del secondo congresso mondiale della gioventù trentina. Il giornalista Gian Antonio Stella, il professor Alberto Conci, e l'assessore all'Europa della Provincia autonoma di Trento Remo Andreolli - nato in Svizzera, figlio di emigranti in una terra che proprio Stella ha descritto per quella che era: violenta e xenofoba - hanno parlato ai ragazzi dell'epoca "nella quale, per dirla con Stella, gli albanesi eravamo noi". Già, perché la storia dell'emigrazione italiana di cui si è parlato a Comano è una storia tragica; è la storia di famiglie sterminate o maltrattate, violentate nel corpo e nell'anima, storia ben diversa da quella, di cui si parla di più, degli italiani che hanno fatto fortuna.

Il professor Alberto Conci ha aperto poi una riflessione sulla globalizzazione e sull'etica della globalizzazione: "Ci sono due atteggiamenti; quello degli scettici che negano l'esistenza della globalizzazione e quello dei globalisti che la vogliono governare: fra questi ultimi ci sono gli integrati, che ritengono che si debbano limitare i danni e aumentare i benefici e gli apocalittici, che vedono nella globalizzazione un treno senza freni diretto a gran velocità ; verso un precipizio. Dopo la storia cruda degli italiani emigrati c'è stata dunque una riflessione sulle disuguaglianze che ancora albergano nel mondo.

L'assessore Andreolli ha invece portato prima di tutto la sua testimonianza personale. "L'incontro di oggi ha anche il merito di recuperare una storia che andrebbe altrimenti perduta. C'è un vuoto nella memoria anche in questo Trentino che ha pur dato un enorme contributo all' emigrazione. Questa non è la storia dei vincitori, ma una storia piena di sconfitte e di ferite. Questa perdita della memoria si accompagna con ricostruzioni artificiose. Temo la superficialità - ha detto l'assessore - e la ricostruzione folcloristica. Ci sono costumi e canzoni, certo, ma c'è la fatica, c'è il sudore. Se dimentichiamo questo non sappiamo leggere nemmeno l'immigrazione di oggi".

Andreolli ha poi detto che ora si parla di colore della pelle e di religioni diverse come se questo scatenasse l'ostilità: "A far paura è invece la diversità. Nella Svizzera degli anni Sessanta e Settanta noi ci sentivamo diversi e gli atteggiamenti xenofobi e i linciaggi erano tanti. Ci chiamavano zingari. Ricordo un italiano massacrato di botte a Zurigo perché "colpevole" solo di essere italiano. Va evitata la nostalgia per recuperare invece la memoria. Quello che mi preoccupa è come fra una generazione e l'altra venga meno la saldatura della memoria. Quella dell'emigrazione è stata una grande tragedia. Guai a noi se non capiamo che dobbiamo a chi se ne è andato molta della fortuna di oggi e se non capiamo che la storia deve essere sempre ricostruita, riletta, approfondita".

Molte, al termine, le domande poste dai tanti delegati arrivati in Trentino da vari Paesi del mondo per dar vita a questo 2 Congresso mondiale della gioventù che si sta dimostrando un'occasione di riflessione e di crescita senza eguali. Rispondendo ai ragazzi, ma anche ai consultori, Stella ha parlato poi dell'enorme contributo all'emigrazione dato dal Nord d'Italia e di una violenza meno conosciuta, quella che ha spesso costretto gli italiani persino a cambiare i nomi, i cognomi. Bisogna dare tempo all'immigrazione - ha aggiunto - vigilando sulle regole con rigore ma consentendo agli immigrati di inserirsi. (Inform)


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