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INFORM - N. 168 - 10 settembre 2003

A Caracas dall’1 al 3 ottobre si riunisce la Commissione Continentale per l’America Latina del CGIE.

Alcune considerazioni del Presidente del Comites di Caracas e membro del CGIE Michele Moceri

CARACAS - In vista della riunione della Commissione Continentale del CGIE per l’America Latina, che si terrà a Caracas dall’1 al 3 ottobre, il Presidente del Comites di Caracas e componente del CGIE Michele Moceri ha presentato le considerazioni che seguono all’attenzione del CGIE, delle rappresentanze diplomatico-consolari italiane in Venezuela, del Ministero per gli Italiani nel mondo, della Direzione Generale per gli Italiani all’estero del MAE.

Quella di Caracas è la decima riunione della Commissione Continentale che si svolge nei vari Paesi dell’America Latina; la prima, per il Venezuela, di questo periodo del CGIE. Già più volte rinviata, a causa degli eventi socio-politici che hanno caratterizzato questo Paese, è stata fortemente voluta dai legittimi rappresentanti della Comunità Italiana che qui vive e lavora. Anche l’Ambasciata d’Italia, per mezzo dell’Ambasciatore Benedetti e del Primo Segretario Schillaci, hanno auspicato la realizzazione della stessa, per far vivere ai nostri connazionali un significativo momento di vicinanza delle istituzioni Italiane. Anche il periodo è stato scelto, ed in base a quelle scelte ragionate, il sottoscritto propose, e la Commissione accettò, nel mese di maggio a Montevideo, la sede di Caracas, proposta ribadita nella riunione che la commissione continentale tenne a Roma, nel mese di luglio.

In ogni Paese, dall’Argentina al Brasile, dal Messico al Cile, dall’Uruguay al Perù, i locali Consiglieri del CGIE con la collaborazione dei Comites sono stati gli organizzatori dell’evento. Le Ambasciate si sono limitate ad accertare la regolarità delle spese e la congruità dei prezzi, considerato che tutto è a totale carico del bilancio del CGIE, poi assieme anche ai Consolati hanno partecipato super partes ai lavori ed in più occasioni hanno offerto qualche cena o qualche ricevimento o tutte e due le cose.

A Caracas si era già discusso che avremmo fatto tutto in piena collaborazione, Consiglieri CGIE, Comites, Ambasciata e Consolati. Ognuno avrebbe avuto un suo ruolo ed avremmo cercato tutti assieme di contribuire alla riappacificazione della nostra Comunità che in Venezuela si presenta fortemente spaccata a causa delle ingenti dosi di veleni che negli ultimi anni sono state gettate a piene mani, e con tutti i mezzi, nella certezza dell’impunità.

Però tutto sembra essere sparito come per incanto. Cambia l’Ambasciatore e cambiano le regole del gioco. Finisce la collaborazione paritetica. L’Ambasciata decide che organizzerà tutto da sola, almeno nelle decisioni, e chiederà collaborazione per le scelte già fatte. Farà circolare la voce che sta esattamente facendo quello che il Ministero le chiede di fare e che le è stato comunicato attraverso precise disposizioni.

Mi sento mortificato nel mio incarico istituzionale. Mi sento sopraffatto come rappresentante di questa Comunità. Mi sento impotente nonostante il peso del suffragio in molti casi plebiscitario. Mi sento in colpa con i miei colleghi per i quali istituzionalmente non potrò fare gli onori del padrone di casa, come loro hanno fatto con me.

Ma ad essere mortificato non sono solo io. E’ stata mortificata tutta la Commissione Continentale, considerato che a Roma decide all’unanimità che si vuole riunire a Caracas solo nello stesso posto dove alloggerà, lasciando alla mondanità la presenza in altri luoghi, ed a Caracas non viene nemmeno presa in considerazione l’ipotesi se è vero come è vero che all’Hotel Tamanaco non è stato nemmeno chiesto il preventivo per l’utilizzo delle sale attrezzate che si riterranno necessarie ai fini del regolare svolgimento dei lavori.

Poi chiedo a me stesso chi si farà responsabile nell’eventualità che succedesse qualcosa mentre i Consiglieri si spostano dall’Hotel al luogo di riunione? Non è la prima volta che gli autobus, particolarmente di lusso, vengono presi di mira dai rapinatori o dai fanatici. E non desidero allarmare nessuno, però sappiamo che il principale problema di questo Paese è la sicurezza personale. La vogliamo trascurare? Facciamo finta che non è vero che la nostra Comunità è la più colpita dalle azioni delinquenziali, ivi compresi i sequestri di persona? E non ci sono luoghi sicuri. L’unica sicurezza è quella di rischiare il meno possibile e quindi uscire di casa quando proprio non se ne può fare a meno. L’altro ieri alcuni nostri connazionali sono stati presi di mira (pistola alla tempia) e spogliati dei documenti, degli effetti personali e delle valigie proprio all’aeroporto internazionale, appena dopo essere sbarcati dall’aereo che li portava dall’Italia.

Personalmente non ho niente contro il Circolo che si vorrebbe come sede delle riunioni. Anzi mi potrebbe anche tornare comodo. Quello che invece non riesco a cancellare dalla mente è un ronzio che fa scattare il campanello d’allarme. Cosa c’è dietro a tutto questo? Sono pentito di avere chiesto che la riunione si facesse a Caracas. Grazie per avere avuto la cortesia di leggermi. (Michele Moceri, Presidente del Comites di Caracas, Consigliere del CGIE per il Venezuela)

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