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INFORM - N. 167 - 9 settembre 2003

"Insieme a Kandersteg" per la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo

BERNA - E' dagli anni Ottanta che la Comunità italiana della circoscrizione consolare di Berna si dà appuntamento ogni anno nel piccolo cimitero di Kandersteg, nelle Alpi bernesi, per rendere omaggio ai minatori deceduti mentre erano impegnati nella traforo della galleria del Loetschberg.

Iniziata nel 1906 ed inaugurata ufficialmente nel giugno del 1913, questa grande arteria ferroviaria che congiunge l'Italia con la Svizzera ed il resto d'Europa, come molte altre opere simili, pretese il suo contributo di sangue. 112 le vittime nel periodo di costruzione, di cui 64 in galleria. Il 24 luglio 1908 circa 10.000 metri cubi di ghiaia, sabbia ed acqua si riversarono nel cunicolo di avanzamento in cui era impegnata una squadra di 25 minatori italiani: solo un corpo venne restituito dalle viscere della montagna ed é sepolto nel cimitero di Kandersteg ove sorge il monumento alla memoria.

A partire da quest'anno, la cerimonia di Kandersteg è idealmente inserita nelle celebrazioni per la "Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo", che l'8 agosto di ogni anno, per iniziativa del Ministro per gli Italiani nel Mondo,Mirko Tremaglia, ricorderà alla Nazione italiana le difficoltà ed i sacrifici delle Comunità italiane sparse in tutti i Continenti. Dopo il rito religioso celebrato dal Segretario della Nunziatura Apostolica, il martirologio dei nostri concittadini è stato rievocato attraverso le parole del Console di Berna, del rappresentante del Comune di Kandersteg, del Segretario generale del CGIE, del Presidente del Comites di Berna e del Presidente del Comitato d'Intesa di Thun.

In particolare è stata messa in evidenza l'opportunità che l'8 agosto celebri l’emigrazione nei suoi caduti sul lavoro assieme all’emigrazione tutta. Se è vero, infatti, che la storia dell'emigrazione italiana è segnata da molti episodi violenti e tragici, come quelli di Marcinelle e Kandersteg, che hanno lasciato un'opinione pubblica sgomenta e spesso hanno anche segnato il punto di partenza di rivendicazioni e conquiste sociali, nondimeno non si può dimenticare il silenzioso calvario dignitosamente percorso, in passato come oggi, da milioni di sconosciuti ed anonimi emigranti. Parliamo di coloro che hanno dovuto subire sofferenze, umiliazioni ed ingiustizie inimmaginabili, senza contare il dolore per l'allontanamento da familiari ed amici, le difficoltà dell'isolamento e dell'integrazione, spesso vissuti nella speranza di un ritorno che si é spenta solo assieme alle loro vite: gente comune la cui vita non ha fatto notizia, ma che, nel tempo, ha scritto la vera storia dell'emigrazione. Soprattutto questa è l'emigrazione che va ricordata a quella parte dell'opinione pubblica e della classe politica che oggi ha dubbi e perplessità sul trattamento dell'immigrazione straniera in Italia, ed alle giovani generazioni, sempre piu' bisognose di certezze e di punti di riferimento, anche perché non passi il falso messaggio che solo l'impegno che si conclude con il sacrificio estremo é degno di celebrazione ed emulazione. In questa lunga estate vi è stata una vera e propria esplosione di manifestazioni e celebrazioni dedicate agli emigrati italiani nel mondo: in moltissimi Comuni italiani - dal Nord al Sud dell'Italia - l'emigrazione e i valori che ne hanno accompagnato il cammino sono stati al centro di incontri e rievocazioni molto apprezzate. Siamo di fronte ad una sostanziale modifica della cultura che per anni ha determinato la politica italiana verso i connazionali emigrati? Probabilmente sì, e l'esercizio del voto all'estero vi ha certamente contribuito.

Il progresso e la mobilità, divenuta componente fondamentale della nostra vita, sono il frutto del lungo cammino che spesso ha visto la società del lavoro al centro di tensioni altissime. Ma proprio le difficoltà affrontate hanno prodotto un forte senso di responsabilità sui temi del lavoro e della salvaguardia della salute, valori saldamente cementati nelle relazioni industriali e nella normativa giuridica che disciplinano i rapporti di lavoro del nostro tempo. Il massiccio ricorso alle tecnologie e l'elevata meccanizzazione che contraddistinguono gli attuali processi di lavoro, hanno eliminato i rischi delle tragedie come quella del Loetschberg nel 1908. Ma non hanno eliminato il pericolo in assoluto. L'infortunio sul lavoro, con i suoi pesanti costi umani e sociali, è sempre in agguato ed implica dunque una costante osservanza delle norme di sicurezza, ma anche di continua formazione e informazione. L'Italia - forse più di altre nazioni - ha pagato un elevato prezzo in emigrazione: ai caduti nelle tragedie ed all’emigrazione tutta dobbiamo offrire il nostro pensiero commosso e il ricordo incancellabile del loro sacrificio, ma soprattutto l’impegno a guardare alla nostra storia, perché l'esperienza del passato ci aiuti a riconoscere i problemi e le difficoltà del presente. (Inform)


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