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INFORM - N. 167 - 9 settembre 2003

Delli Carpini (CGIE USA) si rivolge a Tremaglia: un "papocchio" dell’INPS sta condizionando la vita di 250 mila pensionati italiani all’estero

NEW YORK – Con una "lettera aperta" al Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia - che Domenico Delli Carpini, componente del Comitato di presidenza del CGIE, ha scritto per il quotidiano di New York "America Oggi" e che qui di seguito riportiamo – si affrontano i problemi con cui sono alle prese i pensionati italiani all’estero ai quali l’INPS ha inviato una serie di moduli di difficile compilazione per "accertamenti reddituali" minacciando, in caso di ritardo nelle risposte, la sospensione delle prestazioni.

Caro Ministro Tremaglia,

quando noi all'estero abbiamo un problema ci rivolgiamo sempre a te perché tu sei il nostro portavoce al Governo e al Parlamento e perché affronti il nostro problema come se fosse tuo personale. Andiamo quindi al dunque. Sempre d'attualità e in primo piano nel panorama assistenziale italoamericano, la questione pensioni. Gli Stati Uniti infatti contano circa 75 mila pensionati con l'8.9% (22.755) aventi diritto all'adeguamento, in moltissimi casi irrisorio, secondo l'organo della UGL "Meta sociale", a causa delle solite "interpretazioni bizantine e cavillose della burocrazia italiana". Così, mentre da una parte i patronati cercano di soddisfare l'enorme mole di lavoro, spesso all'insegna del volontariato, dagli uffici felpati dell'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) partono 250 mila lettere/paletti che hanno come oggetto l’ "accertamento reddituale" dei propri pensionati residenti all'estero.

Nei giorni scorsi quelli residenti negli Stati Uniti e titolari di prestazioni assistenziali collegate al reddito (integrazioni al trattamento minimo, maggiorazioni sociali, assegni familiari) hanno infatti ricevuto una lettera dall'INPS con allegati i moduli da compilare e le relative spiegazioni. In effetti, cosa ha fatto l'Inps? Ha valutato tutte le posizioni previdenziali ed alla fine ha emesso le lettere sulla scorta di quanto disposto dalla Finanziaria 2003. I pensionati, che sono tenuti a restituire i moduli entro trenta giorni dal ricevimento della lettera e comunque non oltre il 31 dicembre 2003, possono richiedere l'assistenza dei patronati. Fin qui tutto fila liscio. Il problema nasce nel momento in cui i pensionati non saranno in grado di chiedere l'assistenza per la mancanza di un patronato/centri assistenza in loco o nella circoscrizione consolare di appartenenza. Tanto è facile trovare un ufficio/consolato nei maggiori centri urbani dell'Est, quanto è impossibile localizzare un centro assistenziale nell'Ovest e in stati come Iowa, Nebraska, Missouri, Texas, Nevada, Kentucky, Alabama, Georgia, Pennsylvania, ecc., dove comunque risiedono migliaia di pensionati italoamericani. In questi Stati non solo è difficile reperire un centro assistenziale, ma ove tale possibilità esistesse, sarebbe comunque vanificata dalle distanze spropositate tra uno stato e l'altro. Un esempio per tutti: alcuni centri del West Virginia (Stato in cui risiedono tantissimi pensionati italoamericani, ma dove i patronati sono inesistenti), che sono soggetti giuridicamente e territorialmente alla sede consolare di Filadelfia, da questa città distano oltre 300 miglia (460 Km) equivalenti a sei ore e passa di auto oppure ad un'ora e mezza di aereo. È ovvio che un ostacolo del genere non è facilmente raggirabile.

A questi paletti logistici che possono sembrare (e spesso lo sono) insormontabili, va ad aggiungersi anche la formulazione dei moduli (e della nota), a nostro avviso complicata, dell'INPS. Leggendo i "requisiti" da compilare infatti ci si accorge che tanti pensionati, specie quelli più "vecchi" e con una lunga "militanza" negli Usa, non riusciranno mai e poi mai a capire né il tenore né tantomeno il significato di alcune richieste; l'unica soluzione per questi "sventurati" è quella di trovare un esperto che sia in grado di aiutarli ed evitare il peggio. La formulazione dei moduli infatti è scritta in un "burocratese" che, appena comprensibile agli addetti ai lavori, ai nostri tantissimi connazionali risulterà sicuramente astrusa e indecifrabile. Per non parlare poi dei documenti da produrre al momento della compilazione: passaporto, carta d'identità, certificato di nascita, cartellino verde, ecc. Insomma una sovrabbondanza di accertamenti e richieste che non tutti i pensionati potranno esibire seduta stante, per cui le complicazioni aumenteranno esponenzialmente.

Cosa succederà a quelli che, per un motivo o un altro, non potranno esibirli? E chi li ha smarriti o ha i documenti scaduti da 30 anni e più e deve richiedere i duplicati agli uffici competenti con il rischio di non ottenerli entro i termini stabiliti dalla legge (30 giorni dal ricevimento della lettera o entro il 31 dicembre 2003)? Per questi le conseguenze saranno devastanti, perché non solo rischiano di perdere l'adeguamento al minimo, ma anche la pensione. La minaccia contenuta nella lettera a firma di Antonio Prauscello, direttore generale dell'INPS e allegata alla "laboriosa" documentazione, lettera che a differenza del "burocratese" dei moduli questa volta è chiara ed inequivocabile, lascia pochi dubbi sulle conseguenze: "La mancata compilazione dei moduli", è scritto, "comporta l'interruzione nell'erogazione delle predette prestazioni.". Insomma una condanna senza appello scaturita da "concerti" ministeriali orchestrati senza "musica e musicanti", e che, se veramente attuata (e nulla fa presagire che non lo sarà) rischierebbe di creare una crisi previdenziale e assistenziale penalizzante e ingiusta per oltre 15 mila dei nostri connazionali-pensionati "de facto", forzandoli all'indigenza, all'abbandono, alla desolazione. E’ chiaro che prima che ciò avvenga è necessario correre ai ripari e proporre soluzioni politiche al "proclama out-out" dell'Ente previdenziale italiano.

Noi siamo dell'opinione che a tutti i "papocchi", e questo dell'INPS è un "papocchio" burocratico che impallina gli aventi diritto all'assistenza lasciandoli senza scampo e senza pensione, hanno una ragione politica ma, proprio per questo motivo, anche una soluzione. Ci permettiamo quindi di proporre alcuni suggerimenti migliorativi nella speranza che l'INPS ne faccia poi tesoro. Innanzitutto: 1) immediata sospensione del termine ultimo per la compilazione dei moduli, magari facendolo scivolare alla fine del prossimo anno fiscale per permettere a chi non ha avuto l'opportunità di compilarli e reperire la necessaria documentazione di farlo con più tranquillità; 2) ritiro immediato della minaccia della sospensione della pensione dando a tutti (specie a quelli che risiedono in zone dove non esistono patronati/centri assistenziali) una seconda e magari terza opportunità; 3) diretta richiesta da parte dell'INPS dei redditi dei pensionati direttamente alla Social Security in base agli accordi esistenti tra l'INPS e l'ente previdenziale americano. La stragrande maggioranza dei pensionati che riceve la pensione italiana, infatti, percepisce anche quella della Social Security americana. Non costerebbe nulla all'INPS verificare i redditi e inserirli automaticamente nel loro sistema aggiornandoli periodicamente.

Noi localmente consigliamo di contattare il patronato o il centro di assistenza più vicino oppure di telefonare al Consolato Generale di New York (o quello della circoscrizione) che in materia previdenziale ha potere analogo a quello dei patronati. L'importante è agire e agire immediatamente prima che il "papocchio" dell'INPS condizioni la vita di migliaia di nostri connazionali i quali hanno, con il lavoro, maturato il diritto legale alla pensione. Un diritto che ora deve essere assolutamente tutelato, nonostante le velate minacce delle filastrocche burocratiche dell'INPS.

Caro Ministro, questo è quanto chiediamo, a nome di tutti i pensionati del Nord America. (Domenico Delli Carpini, Consigliere del CGIE membro del Comitato di Presidenza)

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