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INFORM - N. 167 - 9 settembre 2003

8 settembre 1943: il giorno che cambiò il destino dell'Italia raccontato in uno "speciale" di Rai Tre

Le testimonianze del Presidente della Repubblica Ciampi, dell'ex Presidente della Corte Costituzionale Vassalli e del Ministro per gli Italiani nel Mondo Tremaglia

ROMA - Quella dell'8 settembre 1943 è senz'altro una delle date più tragiche della storia italiana. Per approfondire la dinamica e le conseguenze di quelle giornate che portarono all'armistizio dell'Italia con le forze alleate e segnarono in maniera indelebile la vita di tanti italiani, è stato trasmesso su Rai Tre uno "speciale" condotto da Andrea Vianello. La trasmissione, partendo dall'esperienza personale di testimoni di eccezione che hanno vissuto in prima persona quella svolta storica, ha raccontato la sorpresa, i dubbi, lo sconcerto, la rabbia e i dimenticati atti d'eroismo di quel drammatico periodo. Allo "speciale", che è stato arricchito da due interventi registrati del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, hanno preso parte il Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia, il Presidente emerito della Corte Costituzionale Giuliano Vassalli, l'editorialista Paolo Mieli e numerosi rappresentanti della moderna storiografia.

Il programma, che ha approfondito anche le conseguenze più tragiche dell'8 settembre come la difesa di Roma a Porta San Paolo, l'affondamento da parte dei tedeschi della corazzata Roma e lo sterminio della Divisione Aqui a Cefalonia, si è aperto con il racconto del Presidente della Repubblica che, giovane ufficiale di stanza a Durazzo con il suo reparto, in quei giorni era in licenza nella sua città, Livorno. Ciampi, al quale presso il Comando militare della sua città cui si era rivolto avevano risposto di arrangiarsi, decise di raggiungere il Sud d’Italia. Un lungo viaggio che diede modo al futuro Capo dello Stato di apprezzare la generosità della popolazione abruzzese che, nonostante l'estrema povertà, non esitò ad aiutare i tanti sbandati, soldati e prigionieri di guerra, dell'8 settembre. "Allora compimmo una scelta ascoltando la nostra coscienza - ha proseguito Ciampi dopo aver ricordato la necessità di tramandare questa memoria storica alle giovani generazioni - e quella scelta ci fece ritrovare la Patria. Perché la nostra decisione fu presa in funzione di quel sentimento di unità nazionale, quell'orgoglio di essere italiani che persiste dentro di noi…. La tesi che la Patria morì in quel periodo è infondata. In quei giorni la Patria rinacque perché ciascuno la riscoprì dentro di sé".

Per Giuliano Vassalli, che in quei giorni prestava servizio presso il Supremo Tribunale Militare di Roma, l'8 settembre significò invece l'avvio della lotta partigiana - il futuro Presidente della Corte Costituzionale fu tra i fondatori del Comitato di Liberazione Nazionale - e l'inevitabile ingresso nella clandestinità. Per Vassalli lo sbando dell'esercito italiano fu comunque sicuramente imputabile alla mancata attivazione, da parte del Governo Badoglio e dei comandi militari, di un qualsiasi piano militare atto a controllare dopo il 25 luglio le infiltrazioni e la successiva invasione delle forze tedesche. Le nostre forze armate, lasciate sole e prive di direttive, furono così costrette a scegliere tra l'andare a casa - molti furono catturati nel corso di questo disperato tentativo - e l'unirsi alle nascenti formazioni partigiane.

Altri giovani scelsero invece di unirsi nel nord del Paese alla nascente Repubblica di Salò ispirata ai valori fondanti del fascismo. Tra i giovanissimi che aderirono alla Repubblica Sociale guidata da Mussolini vi fu anche l'attuale Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia che, nel settembre del 1943, all'età di 16 anni, aveva perduto il padre in guerra (è tuttora sepolto ad Asmara) e si trovava nella città natale di Bergamo. "Dopo il 25 luglio - ha detto Tremaglia sottolineando il doppiogiochismo del Governo italiano nei confronti dell'alleato tedesco e la mancanza di legittimità della fuga del Re che non approntò alcuna difesa per l'Italia e la capitale - io ho creduto alla dichiarazione di Badoglio: la guerra continua. Un'affermazione che poi è stata tradita e sconfessata dalle decisioni dell'8 settembre".

Dopo aver ricordato il dramma dei reparti italiani che scelsero di difendere Roma e dei nostri militari che furono trucidati a Cefalonia, Tremaglia ha evidenziato come l'abbandono del campo, da parte del Re e delle massime autorità italiane, abbia sicuramente favorito la nascita della Repubblica Sociale, costituita per salvare il nostro Paese dalle minacce di Hitler che non avrebbe esitato a distruggere l'Italia. "Il tradimento di Badoglio e il senso dell'onore - ha proseguito Tremaglia sottolineando di non aver mai rinnegato la scelta che fece in quei giorni - ci portarono a cercare una Patria che non trovavamo più. Era sicuramente finito uno Stato ma per noi in quell'epoca era morta la Patria". Tremaglia ha poi ricordato il discorso d'insediamento dell'ex Presidente della Camera Luciano Violante, volto a sottolineare la necessità di trasmettere alle generazioni future le idee e i valori di coloro che si combatterono in quel periodo di tragedia per l’Italia, ed ha infine affermato che per arrivare ad una vera pacificazione nazionale devono essere onorati tutti i Caduti senza distinzione di parte. (Goffredo Morgia-Inform)


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