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INFORM - N. 166 - 8 settembre 2003

Marco Fedi (CGIE Australia): "Le cose che contano per gli italiani all’estero"

MELBOURNE - Le giornate dell’Ulivo in Australia rappresentano qualcosa in più che la semplice costruzione di un percorso comune delle forze politiche che si richiamano all’Ulivo in Italia. L’Ulivo intende contribuire a far crescere la comunità italiana nelle società di residenza ed a rafforzarne il rapporto con l’Italia: nella consapevolezza che l’Italia ha molto da offrire ma anche le realtà degli italiani all’estero, dei Paesi in cui hanno deciso di stabilirsi. Un arricchimento reciproco che rappresenta l’esatto contrario di una politica nazionalistica ed a senso unico.

Per la pace. Ritrovare insieme le ragioni di una pace da costruire. Lavorare affinché, proprio in società multiculturali come quella australiana, si possano comprendere le ragioni del mondo, le ragioni di tutti. Garantire la sicurezza, lottare contro ogni forma di violenza e coercizione, mantenendo sempre saldo il timone della democrazia e dei diritti delle persone.

Un nuovo ordine "solidale". Chi ha vissuto l’esperienza dell’emigrazione conosce le ragioni di chi si sposta nel mondo. Le società aperte e multiculturali, che dobbiamo continuare a costruire, hanno sempre più bisogno di esprimere solidarietà. Attraverso politiche tese a garantire l’integrazione di chi arriva, lo sviluppo nei Paesi di provenienza, la cooperazione internazionale, la pace e la giustizia sociale. Anche le logiche delle migrazioni "controllate" debbono scaturire da questa visione aperta e democratica e non dalle logiche della paura e del terrore. Il lavoro, come la ricerca della libertà, la sicurezza, come una storia personale e famigliare fatta a volte di violenza e privazioni, qualsiasi siano le ragioni che muovano i migranti, occorre garantire diritti, tutela ed assistenza: finalizzati all’integrazione.

Integrazione. Sarà sempre un aspetto centrale della politica de l’Ulivo per gli italiani nel mondo. Favorire e costruire insieme l’integrazione. Livelli di integrazione che cambiano con il modificarsi delle nostre società, con il modificarsi delle situazioni sociali, politiche ed economiche. Favorire l’integrazione significa saper ascoltare e fare investimenti conseguenti, sviluppare politiche bilaterali e multilaterali e ratificare convenzioni. Non può realizzarsi una piena integrazione senza la piena affermazione della identità delle persone.

Identità. Costruire se stessi con l’esperienza dell’emigrazione. Acquisire elementi di altre culture, mantenendo la propria identità italiana, che però si trasforma. Questo ci dicono le nuove generazioni. Nulla si perde ma tutto si trasforma. La vera integrazione è quella che consente a tutti di utilizzare i propri strumenti culturali in armonia con se stessi e gli altri. Comprendere questo aspetto significa modellare scelte politiche e normative secondo orientamenti nuovi.

Tutela sociale e pensionistica. Oltre centomila famiglie in Australia vivono sotto la soglia della povertà. Tra queste molte famiglie italiane, spesso in età avanzata. Con le forze progressiste australiane, a partire dal sistema sanitario fino a quello pensionistico, occorre ristabilire le priorità di uno stato sociale sacrificato alle nuove priorità tra cui la spesa militare. Le convenzioni bilaterali in vigore tra Italia ed Australia, in materia di pensioni e sanità per fare solo un esempio, vanno rafforzate. Occorre resistere ogni tentativo di rimettere in discussione gli attuali riferimenti normativi: dall’età pensionabile agli importi delle pensioni.

Promozione di lingua e cultura. Promuovere l’Italia della cultura e della lingua italiana è un fatto di politica estera di straordinaria importanza. Una vera strategia di promozione e diffusione della lingua e cultura - come individuata in molteplici occasioni - non può riportare l’impianto legislativo su percorsi assistenziali. Dai Piani Paese occorre estrarre gli elementi di una strategia diversificata. Su due punti la questione deve essere affrontata: i destinatari dell’intervento e le risorse per porlo in essere. L’attuale proposta di riforma è inadeguata come sono insufficienti le risorse. La vera riforma indicherà un percorso comune, diversificato nel modello di intervento, che risponda alle esigenze di un Paese moderno che vuole costruire anche all’estero una sua presenza linguistica e culturale. L’italiano è ancora oggi in Australia non solo la prima lingua parlata a casa, dopo l’inglese, ma anche la prima lingua insegnata a scuola: occorre mantenere questo primato.

Esercizio in loco del diritto di voto e rappresentanza. L’esperienza del referendum ha insegnato che la democrazia è anche fatta di regole e di efficienza: l’anagrafe unica o le anagrafi aggiornate in tempo reale - che dovrebbero essere già fatto concreto - non sono state ancora realizzate. Le scelte contenute nella legge ordinaria - mai condivise da alcuni - con l’opzione per l’esercizio in Italia – hanno creato confusione e non hanno portato al risultato vero: determinare chi ha un interesse effettivo a partecipare al voto ed avere uno strumento puntuale per l’aggiornamento dei dati. Discutere di questi aspetti è necessario. La rappresentanza parlamentare sarà affiancata da un CGIE che dovrà, sicuramente nel prossimo mandato, essere riformato per meglio assolvere il mandato di organismo politico di servizio. Affinare gli strumenti di interpretazione delle realtà e di elaborazione politica: il CGIE deve saper costruire percorsi di confronto che partano dalle Commissioni, tematiche e continentali, arrivino alle Istituzioni e costituiscano "lavoro ordinario". I Comites sono ancora in mezzo al guado: una riforma che non arriva e che comunque non contiene alcuni degli aspetti innovativi proposti dalle comunità italiane nel mondo. Comites più autonomi ed eletti in tutto il mondo: questi obiettivi devono ancora essere raggiunti.

Informazione. In attesa della riforma dei criteri per l’erogazione dei contributi alla stampa, in attesa dell’apertura ai media elettronici, in attesa di maggiori risorse a questo settore, in attesa di una maggiore attenzione da parte dei grandi mezzi d’informazione italiani ed europei, in attesa di una Rai International che sia lo strumento di comunicazione internazionale della Rai e del sistema Italia. Rete multiculturale, informazione multilingue, prestigio internazionale: il potenziale esiste, mancano risorse ed anche qualche idea.

Le ragioni dell’Ulivo in Australia stanno in queste cose, nello stimolo e nella volontà comune di contribuire a migliorare le condizioni di vita di tutti. (Marco Fedi, Comitato di Presidenza del CGIE)

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