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INFORM - N. 165 - 5 settembre 2003

Franco Narducci (CGIE): l'autunno caldo delle pensioni

ZURIGO - Dopo l'estate torrida, l'Europa si appresta a vivere di nuovo una stagione calda che accomuna Paesi grandi e piccoli: la crisi dello stato sociale e la riforma dei sistemi delle pensioni. Siamo ai primi di settembre ma è già "autunno caldo" e nemmeno la Svizzera sarà risparmiata. Le manifestazione di protesta locali e regionali di questi giorni sono un primo assaggio di quanto accadrà il 20 settembre, allorché scenderanno in piazza a Berna diecine di migliaia di cittadini.

In Germania l'elezione di Jürgen Peters al vertice di IG-Metall - probabilmente il più grande sindacato al mondo - minaccia di rompere il fragile consenso sulla riforma dello stato sociale costruito faticosamente dal cancelliere Schröder. In Francia, dopo un tiro alla fune durato mesi, il Parlamento ha approvato la riforma delle pensioni voluta dal Governo Raffarin nonostante la protesta inscenata da milioni di cittadini francesi.

L'Italia pare orientata ad elevare l'età pensionabile con un sistema di incentivi mirati a ritardare l'uscita dei cittadini dal mercato del lavoro, rinunciando a provvedimenti erga omnes, di carattere generalizzato e vincolante per l'intera popolazione, lasciando più spazio alla scelta individuale.

Intanto i cittadini sono bombardati da un frasario di difficile comprensione, non da ultimo per la complessità dell'oggetto del contendere. Termini come "patto generazionale", "priorità nazionale del dialogo sociale", "indice misto" "smantellamento delle prestazioni" e via dicendo, hanno invaso la stampa quotidiana e sono entrati prepotentemente nelle case di tutti.

I lavoratori e le lavoratrici, che - sia detto per inciso - non possono contare sui paracaduti d'oro riservati alle sfere medio-alte del sistema pubblico e privato, reagiscono negativamente per istinto, perché intuiscono che sono in discussione i benefici e le conquiste della società del lavoro, cioè le prestazioni su cui si conta per affrontare con meno preoccupazioni la terza età. Visto che, non dimentichiamolo, il carico dei contributi da versare durante l'intera esistenza lavorativa significa per molti rinunciare a qualche soddisfazione in più a livello individuale e di nucleo familiare.

Anche la Svizzera dovrà confrontarsi con il malcontento dei "piccoli". I propositi di smantellamento della pensione AVS progettati dai Consiglieri federali Couchepin e Villiger - elevamento dell'età pensionabile a 67 anni e abolizione dell'indice misto - hanno destato forte indignazione.

A ragion veduta: l'elevamento dell'età pensionabile colpirebbe soprattutto le fasce di occupati sottoposte a ritmi di lavoro logoranti, come si può desumere dall'impennata delle menomazioni invalidanti e del ricorso all'assistenza sociale, mentre l'abolizione dell'indice misto provocherebbe una rapida caduta del potere d'acquisto delle rendite.

Come far fronte ai problemi di indubbia complessità quali i cambiamenti demografici, l'allungamento dell'aspettativa di vita o la diminuzione della base contributiva? Prima di tutto rendendo il sistema più flessibile e aprendo sul serio un tavolo di dialogo sociale, anziché seminare il panico. Chi ha responsabilità di governo sa che in Svizzera la maggior parte della popolazione non ha la capacità finanziaria di costruirsi certezze tramite le costose possibilità del sovra-obbligatorio nel 2 Pilastro o di rifugiarsi negli agi delle assicurazioni facoltative offerte da 3 Pilastro. (Franco Narducci*-Inform)

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* Segretario Generale del CGIE


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