* INFORM *

INFORM - N. 165 - 5 settembre 2003

De Rita e Cacciari aprono l’Incontro nazionale di studio delle ACLI ad Orvieto "Vivere la speranza nella società globale"

ORVIETO - "Il rischio fondamentale è quello dentro di noi, non quello fuori di noi. Abbiamo un rischio da preservare cioè la nostra capacità di rischiare, in quanto i rischi globali non possono legittimare l’appiattimento. Oggi manca il gusto del rischio, quindi della speranza. Manca una capacità di vivere l’incertezza". E’ un invito ad agire e a non farsi paralizzare dalle incertezze delle sfide globali quello che Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, ha rivolto alla platea riunita ad Orvieto per l’Incontro nazionale di studio delle ACLI sul tema "Vivere la speranza nella società globale". Certamente i rischi sono altissimi: secondo De Rita oggi nel mondo globalizzato il pericolo maggiore è la "forza centrifuga" che deriva da una mancanza di certezza del diritto soprannazionale, dall’incapacità di elaborare norme planetarie che poi siano realmente applicate. "Lo smarrimento in spazi centrifughi" provoca effetti devastanti per la convivenza umana: "una falsa radicalità", una "perdita del valore di scambio", nel senso di un rapporto tra le persone e tra le parti anche politiche "che non si sia solo indignazione o rinfacciamento"; una "crisi di rappresentazione", ossia di visione, di significati che svuota la rappresentatività: "chi ha rappresentatività non ha raprresentazione e viceversa" commenta ancora De Rita., raccogliendo l’applauso dell’assemblea degli aclisti.

Il filosofo Massimo Cacciari ha invitato l’assemblea a riflettere sul fatto che il paradigma della speranza contraddice radicalmente il paradigma dominante della nostra culture tecnico-scientifica: l’episteme, il sapere. "La speranza è un affetto, una passione. Chi spera non sa". Così Cacciari rivaluta la condizione del rischio. Incertezza contro certezza. "Spes secondo Isidoro di Siviglia - ha ricordato il filosofo - veniva da pes, piede, in quanto chi spera cammina". Per sperare è necessaria l’angustia: "Se non avverti di soffocare in questa situazione di dispersione, di frammentazione, non spererai mai". E per Cacciari la speranza è quella di essere libero, dove libertà non è licenza, ma libertas, che vuol dire relazione, relazione filiale. La libertà è la massima cura per la relazione . La nostra cultura dice: prima l’individuo poi la società. Invece no: "i due" sono il primo. All’inizio è la relazione. La libertà è la massima responsabilità. (Inform)

Il Presidente della Camera Casini d’accordo con il Presidente della ACLI Bobba: più società civile per tornare alla nobiltà della politica. L’intervento del Cardinale Tonini.

"La politica non può ridursi ad un pragmatismo senza ideali e senza valori: questa è la sua tomba. Bisogna attingere a questo immenso bagaglio di energie e di spiritualità delle ACLI e di tutte le forze della società civile per tornare alla nobiltà della politica". Lo ha detto ad Orvieto il presidente della Camera Pierferdinando Casini rispondendo al presidente nazionale delle ACLI Luigi Bobba che gli aveva rivolto una sollecitazione perché: "le istituzioni intercettino le domande quotidiani degli italiani ma anche le sfide globali che attendono risposte in grado di immaginare il futuro".

Entrando nello specifico del dibattito sulla bioetica Casini ha detto che "la sfida bioetica non può essere compiutamente dipanata utilizzando soltanto gli strumenti del confronto ideologico" e che "non si tratta soltanto di una disputa etica che ripropone la distinzione tra valori religiosi e laici" o di "contrapposizione tra oscurantismo e progresso scientifico. Il punto su cui concentrarsi sta piuttosto nel fatto che la bioetica riguarda diritti individuali e investe rapporti nei quali è necessaria un’attenta ponderazione di questi diritti. E’ nella tutela di questi diritti la ragione di individuare i confini entro i quali possono muoversi la ricerca e le sue applicazioni". Sul terreno dei diritti, secondo Casini, è dunque "possibile trovare un ambito comune in cui ciascuna prospettiva morale può trovare il proprio spazio di confronto e in cui è possibile elaborare soluzioni accettabili per tutti".

"Una fase fortemente radicale come quella che stiamo attraversando richiede speranza, che è poi la sfida a vivere assieme. Ma sono molti i pericoli in agguato come la ricomparsa dell’eugenetica o teorie come la nanotecnologia che rappresentano, anziché una forma di progresso, una possibile regressione" Lo ha detto il cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna nel suo intervento nel quadro del dibattito sulla "sfida bioetica", uno dei quattro temi dell’Incontro nazionale di studio delle ACLI. Tonini ha spiegato che "tra dieci anni chi ne avrà venti si troverà davanti a sfide ben maggiori di quelle che noi affrontiamo oggi in materia di bioetica e il rischio è che queste generazioni si trovino abbandonate rispetto a una capacità di incantamento sulla bellezza della vita su cui, in questo momento, anche la Chiesa non riesce a stimolare sufficiente attrattiva" (Inform)


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