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INFORM - N. 165 - 5 settembre 2003

Premio per gli Italiani nel Mondo - A colloquio con il Direttore dell'edizione per l'estero del "Messaggero di Sant'Antonio", Padre Luciano Segafreddo

In un panorama migratorio non privo di problematiche cresce la voglia di comunicare delle nostre collettività all'estero

ROMA - Sin dalle sue origini il fenomeno migratorio è stato seguito con estrema attenzione dalla comunità ecclesiale italiana. Un'assistenza a tutto campo, in primo luogo spirituale, che con la progressiva integrazione nei Paesi di accoglienza degli italiani all'estero ha rafforzato la sua valenza culturale. Nel corso degli ultimi decenni le numerose pubblicazioni di matrice cattolica presenti nel mondo hanno infatti contribuito in maniera determinante al mantenimento di uno stabile e capillare legame comunicativo tra l'Italia e le nostre collettività all'estero.

Non è dunque un caso che tra i vincitori della terza edizione del "Premio per gli Italiani nel Mondo" vi sia anche il direttore dell'edizione italiana per l'estero del "Messaggero di Sant'Antonio", Padre Luciano Segafreddo. Un uomo di lettere che ha preso la conduzione di questa pubblicazione mensile molto apprezzata dagli italiani all'estero nel lontano 1980 e che dirige con successo anche l'Audiovideo di Padova, un'attività multimediale con prodotti per scuole, famiglie e parrocchie. Padre Luciano, che cura anche la realizzazione di uno specifico programma d'informazione per 50 emittenti radiofoniche operanti all'estero, ha risposto ad alcune nostre domande sulla complessa realtà comunicativa delle nostre collettività nel mondo.

"Quello che provo è un sentimento di stupore - ha in primo luogo rilevato Padre Luciano Segafreddo esprimendo il suo stato d'animo per il conseguimento del Premio per gli Italiani nel Mondo -. Noi in quanto francescani che lavoriamo al Messaggero di Sant'Antonio non siamo abituati a queste premiazioni. Colgo però questa occasione per lanciare un messaggio volto a chiedere un'intensificazione dei rapporti del nostro Paese con l’Altra Italia. Le nuove leve delle nostre collettività all'estero, come ho avuto modo di constatare nel mio recente viaggio in Canada dove ho incontrato i giovani rappresentanti del Comites operante nella Capitale federale, sono ricche di entusiasmo, nutrono grande speranza nell'italianità ed hanno una gran voglia di coordinare un lavoro che rimanga nel tempo".

"In questo contesto - ha proseguito il direttore per l'estero del Messaggero di Sant'Antonio rispondendo alla nostra domanda sulle iniziative da intraprendere per rafforzare i canali di comunicazione tra l'Italia e le collettività nel mondo - ritengo che debbano ricoprire un ruolo di primaria importanza i media d'emigrazione: agenzie, giornali, settimanali, mensili, radio e televisioni che operano con capillarità in tutto il mondo. La questione della comunicazione è quindi centrale. Non è infatti un caso che il problema della mancata visione di Rai International sul territorio canadese sia stato definito con l'appellativo di ‘caso Canada’. Questo vuol dire che le nostre comunità all'estero sentono come primaria, oltre all'informazione in senso lato che può essere acquisita attraverso i canali privilegiati di Internet, la comunicazione tra i mondi italiani. Un vero e proprio travaso di italianità, di idee, esperienze, professionalità, cultura e letteratura".

"In questo campo - ha poi sottolineato Padre Luciano evidenziando la necessità di non dimenticare la grande platea di oriundi presenti nel mondo - non dobbiamo inoltre aspettarci, dai tre o quattro milioni di cittadini italiani che vivono all'estero, dei miracoli. Loro votano, e questo indubbiamente è un buon risultato, ma non dobbiamo dimenticare che intorno a loro c'è un mondo italiano di 60 milioni di oriundi. Un universo legato all'Italia ed alla nostra cultura che ha specifiche attese. Una realtà che rappresenta un meraviglioso bacino d'utenza per i media italiani. Per quanto poi riguarda la valorizzazione della cultura italiana nel mondo - ha aggiunto indicando gli altri settori che possono rafforzare il legame tra le collettività e l'Italia - non dobbiamo dimenticare che la nostra cultura è entrata a pieno titolo nelle Università di grandi Paesi d'accoglienza come il Canada e l'Argentina. Nel prossimo futuro sarebbe poi auspicabile un incremento, sia dei corsi di aggiornamento professionale e degli stages sul territorio italiano per i giovani connazionali all'estero di seconda e terza generazione, sia dei masters presso università straniere - sono sempre più numerosi i nostri medici che si specializzano negli Stati Uniti - per studenti italiani. Un giovane che si laurea in diritto internazionale presso un ateneo italiano e poi si specializza negli Stati Uniti, in Canada o in Australia, acquista infatti una nuova esperienza, mentalità e dimensione. Stiamo parlando di quella circolarità della professionalità che rappresenta un obiettivo primario del nostro futuro".

"In questi anni - ha rilevato il direttore del "Messaggero di Sant’Antonio" rispondendo al nostro quesito sulle problematiche dell'emigrazione ancora irrisolte - abbiamo raggiunto delle mete importanti, ma sono ancora numerosi i traguardi da tagliare. Voglio ad esempio ricordare la nuova legge sui Comites, la riforma del CGIE e la riapertura dei termini per la doppia cittadinanza. In questo ambito va certamente rammentata anche l'emergenza anziani di numerosi Paesi d'accoglienza e soprattutto dell'America Latina, un territorio dove molti italiani sopravvivono nell'indigenza con un minimo sostentamento previdenziale che andrebbe sicuramente incentivato. In questa ottica ritengo quindi che il progetto di coordinamento delle Regioni, volto a promuovere aiuti mirati per chi in questi paesi d'accoglienza vive in stato di bisogno, sia un fatto positivo. Noi comunque sappiamo che la situazione, anche in prospettiva, non è rosea. Quindi - ha concluso Padre Luciano Segafreddo invitando a guardare al futuro senza dimenticare le emergenze del presente - se da un lato noi abbiamo finestre e porte spalancate sul futuro dell'italianità, dall'altro dobbiamo riflettere su come gestire quello che lo Stato, le Regioni e il mondo associazionistico italiano, compreso quello ecclesiale, possono fare per aiutare le comunità italiane in stato di bisogno". (Goffredo Morgia-Inform)


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