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INFORM - N. 164 - 4 settembre 2003

Gianni Pittella (Ds): "italiani all'estero, il voto per corrispondenza un cammino da ultimare"

ROMA - Ogni qualvolta il centro-sinistra e i DS affrontano il tema del voto degli italiani all'estero per corrispondenza, noto un certo fastidio.

E' come se ci fosse in taluni appartenenti della Casa delle libertà una presunzione totalizzante ed esclusiva. Una paternità senza maternità, o viceversa. Insomma il concepimento della legge sul voto per corrispondenza sarebbe figlia di un solo genitore e non invece il frutto di un incontro biunivoco, e di uno sforzo generoso che il centro sinistra ha fatto per offrire uno strumento tanto lungamente richiesto dalla nostra comunità.

Ma ciò più preoccupa è l'ingenuità (in alcuni casi si è sordi per non udire e si è ciechi per non vedere) degli amici del centro destra che reputano la legge elettorale sul voto, un traguardo e non un punto di partenza. Per loro tutto è già dato. Fatta la legge, poco importa delle condizioni indispensabili perché la legge funzioni e dunque esplichi i suoi effetti

Tale seconda presunzione reca con sé il rischio di una silenziosa e progressiva vanificazione della legge stessa.

Con gli amici del centro sinistra, abbiamo presentato un Libro bianco sulle irregolarità e, in alcuni casi, le nefandezze, che si sono registrate alla prima verifica della legge, i referendum di giugno.

Tali problemi non si esorcizzano né con la permalosità di chi ritiene che tutto è a posto, né con la superficialità di chi dichiara cifre enfatiche cercando di coprire un mezzo disastro. Noi siamo preoccupati e vogliamo concorrere con le altre forze politiche, con il ministro Tremaglia e con il governo, affinché si trovino per tempo i rimedi.

Li abbiamo indicati da tempo: completamento e pulizia dell'anagrafe, informatizzazione, informazione circolare, riforma di Rai International ma credo anche messa a punto della legge rispetto all'elemento essenziale della "opzione".

Oggi la legge prevede solo un tipo di opzione. Chi vuole votare in Italia, con il vecchio sistema, può farlo e deve esprimere questa sua volontà nei tempi e nei termini previsti dalla legge e dal Regolamento.

Se aggiungessimo anche un obbligo di manifestazione dell'opzione a votare per corrispondenza, ci troveremmo automaticamente di fronte alla vera anagrafe: quella degli italiani che davvero vogliono concorrere all'elezione dei 12 deputati e dei 6 senatori.

Ne vogliamo discutere in modo costruttivo? Senza anatemi e con reciproca capacità di ascolto? Noi siamo disponibili. Ultimare il cammino per il voto significa anche, per noi, accompagnare al nuovo strumento, una modifica complessiva dell'assetto istituzionale che attualmente favorisce la partecipazione politica dei nostri connazionali.

Mi riferisco alla riforma dei Comites e del CGIE. La nostra posizione è chiara ed è coerentemente contemplata nei disegni di legge e negli emendamenti presentati nelle sedi istituzionali: i Comites vanno rafforzati nei loro compiti, nei loro strumenti, nelle loro competenze, il CGIE va rafforzato alla luce della nuova legislazione nel voto.

Abbiamo trovato un muro. La proposta di legge sui Comites, apposta dalla maggioranza della Camera, non recepisce queste indicazioni che , peraltro, sono le stesse indicate con forza e ripetutamente dal CGIE.

Voglio toccare un ultimo punto. Il confronto sul voto va sottratto alla trappola del qualunquismo che vorrebbe astrarre, come per incanto, la elezione dei 18 parlamentari, dalla limpida dialettica politica parlamentare che, non solo in Italia, si sviluppa tra centro destra e centro sinistra.

L'idea balzana del listone svincolato dagli schieramenti e dalle forze politiche che si confronteranno nel Parlamento italiano, è un'idea ipocrita, ed è soprattutto un'idea dannosa perché collocherebbe gli eletti al collegio "estero" in una sorta di limbo rispetto alle scelte da assumere alla Camera e al Senato per la comunità italiana all'estero. Noi, comunque, non percorreremo questa strada.

Il nostro progetto ha un forte contenuto programmatico e una chiara connotazione politica.

L'Ulivo, in accordo con l'Italia dei valori e, mi auguro, con rifondazione comunista, offrirà il suo programma al contributo di tutte le forze riformiste e progressiste, e a tutti gli italiani che, anche senza tessera di partito di partito, vogliano arricchirlo, integrarlo, correggerlo, attuarlo nella loro realtà.

Le giornate dell'Ulivo nel mondo, previste per il 26-27-28 settembre prossimi, costituiranno un momento di grande discussione su questi temi, un evento storico, lontano da qualsiasi tentazione celebrativa e propagandistica e finalizzato a dare voce alle tantissime sensibilità individuali e collettive che fanno della nostra comunità, davvero una straordinaria risorsa nel mondo. (Gianni Pittella, deputato europeo, responsabile Ds per gli italiani nel mondo)

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