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INFORM - N. 163 - 3 settembre 2003

Fondazione Cassamarca: per Rapanà (Comites Montreal) poco chiari gli interventi a sostegno degli studi di lingua e letteratura italiana

MONTREAL - Giovedì 14 agosto ho ricevuto un invito a mezzo fax inviato da un numero sconosciuto: "La Signoria Vostra è cordialmente invitata ad una conferenza sull’avvenire della lingua italiana in Canada, sponsorizzata dalla Fondazione Cassamarca. Prenderanno la parola l’On. Dino De Poli, presidente della Fondazione, e il prof. Sergio Gilardino, conferenziere e docente di letteratura italiana. l’On. De Poli parlerà dell’impegno della Fondazione Cassamarca a sostegno degli studi di lingua e letteratura italiana nel mondo e, in particolare, in Canada. Il prof. Gilardino presenterà i risultati di una recente inchiesta da lui condotta sull’insegnamento dell’italiano in Canada. Dopo le due allocuzioni, di breve durata, sarà possibile partecipare ad una discussione aperta, porre domande e avanzare soluzioni. Saranno serviti rinfreschi. Cordiali saluti. Prof. Sergio Gilardino. SIC.

Non è la prima volta che incontro il prof. Gilardino in queste occasioni con l’on. Dino De Poli, questa è la terza volta! Ogni volta le stesse cose, ogni volta gli interrogativi in me aumentano.

Sabato 30 agosto, nella sala conferenze del "Ritz Carleton" uno dei più prestigiosi alberghi di Montreal, si è tenuta la "Conferenza", di cui sopra, alla quale ho assistito. Erano presenti l’Ambasciatore d’Italia in Canada Marco Colombo, il Console Generale Gian Lorenzo Cornado e circa quaranta persone, provenienti da più parti del Canada, per lo più operatori impegnati nell’insegnamento della lingua italiana a vari livelli. Qualche giovane insegnante di McGill, assenti quelli di Concordia, Université de Montréal e UQAM (tutte e quattro Università a Montreal). Sono giunto mentre parlava il De Poli, anche se non ho ascoltato tutto il suo discordo, ho seguito tanto quanto basta per apprendere che l’intenzione della Fondazione Cassamarca è di aiutare le università dove l’insegnamento dell’italiano è più in crisi e che il campo di azione della Cassamarca è concentrato nell’area anglofona, dove la lingua italiana sarebbe più minacciata. Ha preso la parola il prof. Sergio Gilardino che riferendosi più volte ad alcuni raccoglitori contenenti un migliaio di pagine, deposti ben in vista sul suo tavolo davanti a lui, ma accuratamente chiusi, ha commentato la sua inchiesta sull’insegnamento dell’italiano in Canada, facendo precisi riferimenti ai commenti ricevuti dai vari professori e ai dati pubblicati dall’Istituto canadese di Statistica.

In pratica, nella sua sintesi ha esposto solamente la situazione dell’area di Toronto. Terminato il suo intervento ha invitato i presenti ad avanzare eventuali domande.

Il primo ad intervenire è stato un professore, proveniente da Toronto, che ha subito contestato il numero degli allievi che frequentano i corsi di italiano in Ontario. Secondo la relazione del prof. Gilardino sono 37,000, secondo il professore di Toronto, sono 32,000, cifra che avrebbe ottenuto dal Ministero dell’Istruzione dell’Ontario. Gilardino replicava sostenendo che non erano certo le 5,000 unità, in più o in meno, che avrebbero inficiato la sua statistica.

Un esponente della Comunità di Montreal osserva, come mai nella sua relazione il prof. Gilardino non cita elementi statistici riferiti sulla situazione in Québec facendo presente che esiste il PICAI (l’Ente gestore). Il prof. Gilardino cerca di improvvisare una risposta e poi glissa.

Chiedo di intervenire e dopo aver ringraziato chi mi aveva inviato l’invito, mi rivolgo all’On. De Poli chiedendogli, quando avremmo visto finalmente concretizzarsi un intervento della Fondazione Cassamarca a favore della diffusione della lingua e della cultura italiana a Montreal. Con tono seccato l’on. De Poli, risponde: "la settimana prossima, è contento?". Chiedo inoltre in che modo si manifesta la collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e come mai la Fondazione Cassamarca non si serve delle statistiche e dei "piani paese" elaborati sul territorio ogni anno dalle istituzioni italiane in Canada: Ambasciata, Consolati, Comites e CGIE e inoltre se vi è collaborazione anche con la Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura italiana all’Estero, istituita presso la Presidenza del Consiglio. Nessuna risposta! Insisto per sapere se la Cassamarca ha già operato qualche intervento in qualche Università di Montreal e se, eventualmente, non fosse il caso di informare la comunità italiana. C’è un evidente imbarazzo, si consulta con prof. Gilardino e risponde, prima con un si, poi con un no e, visibilmente irritato si volta dall’altra parte.

Desumo che molte cose la Comunità italiana di Montreal è bene che non le sappia. Quali cose? Non intendo mettere in dubbio tutta l’azione filantropica della Fondazione Cassamarca, ma il metodo poco chiaro con la quale fino ad ora ha operato a Montreal sì! La Fondazione Cassamarca ha lusingando la comunità italiana di Montreal, creando una certa attesa e quindi in un certo modo dipendenza. Forse in altre parti del mondo ha fatto degli importanti interventi a sostegno della diffusione della lingua italiana che noi non conosciamo?

Sono convinto che la Fondazione Cassamarca disponga di tanti soldi, allora mi chiedo, perché ha bisogno di cinque anni di studio, di incontri e di polemiche, per dare un aiuto a qualche istituzioni che opera nel campo dell’insegnamento della lingua italiana? Forse il prof. Gilardino non conosceva già i bisogni dei dipartimenti di italianistica nelle Università in Canada? Ci sono voluti due anni di studio per copiare i dati dall’Ufficio di statistica. Sarebbe bastato chiederli ai Comites che li avrebbero forniti gratuitamente.

Quando si parla della lingua italiana non si può prescindere dalle Istituzioni italiane e quando si parla alla Comunità italiana all’estero e si implicano le Istituzioni italiane allora bisogna essere più chiari e più trasparenti. Né l’on. De Poli, con i soldi della Sua Fondazione, né il prof. Giladino, con la sua notorietà a Montreal, possono permettersi di continuare a non dare risposte concrete e a illudere la Comunità italiana. É tutto oro quello che è luce? Ai posteri l’ardua sentenza! (Giovanni Rapanà, Presidente Comites di Montreal)

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