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INFORM - N. 158 - 12 agosto 2003

Il Comites di Toronto ha celebrato la Giornata dedicata al Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo

TORONTO - Alla presenza del Console d’Italia dott. Marco Giomini, del Consultore della regione Abruzzo - la più colpita dalla tragedia di Marcinelle - Ivana Fracasso, dei componenti il CGIE, dei picchetti d’onore di tutte le armi, il Comites di Toronto ha ricordato, per il secondo anno consecutivo, il sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo, in occasione del quarantasettesimo anniversario della catastrofe. Hanno partecipato in commosso silenzio, in persona o attraverso proprie testimonianze, alcuni superstiti della sciagura o i loro congiunti.

La cerimonia ha avuto luogo a Woodbridge, località immediatamente a nord di Toronto, ai piedi del monumento ai Lavoratori Italiani caduti sul Lavoro eretto dieci anni fa.

Ha funto da ospite il componente anziano del Comites Fulvio Florio, che ha dato inizio alla manifestazione con la presentazione degli oratori cui è seguita l’esecuzione degli inni nazionali canadese e italiano da parte del trombettiere Ezio Ricci. Quindi è toccato a Ivana Fracasso, quale Consultore della Regione Abruzzo, aprire gli interventi ricordando il sacrificio dei suoi conterranei in quel maledetto 8 agosto 1956, quando, nella miniera del Bois du Cazier, persero la vita 262 minatori, il più giovane dei quali aveva appena 14 anni. Le vittime italiane furono 136 provenienti da 13 regioni; 62 di esse erano abruzzesi, in gran parte di Letto Manoppello.

Nel suo intervento Ivana Fracasso ha ricordato alcuni nomi, quali quello di Antonio Giorgini, componente delle squadre di soccorso che fu tra i primi a recuperare i poveri resti. Pluridecorato per la sua opera, Giorgini vive oggi a London, località a ovest di Toronto. Un altro nome illustre ricordato nel discorso è stato quello di Giorgio Di Pietrantonio, che vive a Woodbridge, il cui padre perì nella tragedia quando egli, ancora bambino, lavorava a Marcinelle come garzone; e l’elenco potrebbe continuare, per esempio con il nome di un minatore che pure lavorò a Marcinelle, Pietro Quadrini, il quale oggi vive a Toronto e ha partecipato in silenzio alla cerimonia quale componente del picchetto dei bersaglieri.

Ivana Fracasso ha concluso commossa il suo intervento con l’auspicio che la tragedia di Marcinelle serva almeno a far riflettere e a far sì che gli errori del passato non si ripetano.

È seguito l’intervento del Console Giomini – che viene riportato separatamente per intero – il quale ha accomunato alle vittime di Marcinelle quelle di tutti i lavoratori caduti. In proposito ha fatto specifico riferimento ai cinque italiani sepolti vivi, a Toronto, nel corso degli scavi della galleria della metropolitana di Hoggs Hollow.

Ha poi aperto la serie di interventi dei componenti il CGIE il dott. Claudio Lizzola, il quale si è soffermato sul fatto che "ricorrenze come quella dell’8 agosto servono a far riflettere sui sacrifici di chi ha aperto la strada agli italiani nel mondo. Sacrifici che non sono stati solo di sofferenza per le famiglie divise dalle distanze e di superamento delle mille difficoltà di ambientamento, ma anche di innumerevoli vite". L’intervento si è concluso con la constatazione che "la ricorrenza serve a ricordare tutto questo agli italiani in Italia e a riunire in un simbolico abbraccio tutta l’italianità, ovunque essa si trovi".

È seguito l’Avv. Carlo Consiglio, il quale ha pure invitato alla riflessione e, dopo aver reso omaggio ai caduti sul lavoro, ha accomunato tutti gli emigrati ricordandone il "messaggio di civiltà e progresso di cui essi sono portatori nel mondo".

Il suo intervento è proseguito con una ferma condanna di quello che ha definito lo "scellerato patto uomo-carbone", a causa del quale tanti italiani si sono recati nelle miniere del Belgio: "Un patto che ci umilia: cose del genere non devono verificarsi più nella nostra storia", ha affermato, per poi mettere in risalto come sia nostro dovere meditare sullo spirito di solidarietà e accoglienza di cui l’emigrazione recente ormai gode in Canada grazie al sacrificio di chi ci ha preceduto e ha provato sulla propria pelle i problemi del passato.

È proprio grazie ai sacrifici e all’attaccamento di chi ci ha preceduto - ha poi continuato - che è stato possibile raggiungere risultati come il voto all’estero ed essere testimoni di un altro traguardo: la consegna avvenuta proprio in questa giornata, 8 agosto 2003, alla CRTC – Canadian Radio-television and Telecommunications Commissione, l’Authority canadese in materia di trasmissioni radiotelevisive – di una petizione recante 100.000 firme a sostegno della domanda presentata da Rai International perché le sia concesso di trasmettere anche in Canada, come nel resto del mondo, nell’arco delle 24 ore. Si tratta di "un mandato della comunità che non lascia il fianco a equivoci ma che, senza il sacrificio di chi ci ha preceduto, sarebbe stato impossibile ottenere".

Gli interventi del CGIE si sono conclusi con il discorso del Vice Segretario Generale per l’Area Anglofona dott. Gino Bucchino, il quale ha ricordato come l’Italia abbia tuttora "un grande debito storico nei confronti dei suoi emigrati, debito che deve essere ancora onorato garantendo a tutti gli stessi diritti di cittadinanza e tutela". Bucchino ha messo in risalto come quegli emigrati che hanno scelto percorsi di emigrazione rivelatisi meno fortunati soffrano tuttora "le conseguenze di gravi crisi economiche e sociali. Un debito storico che significa smettere di ricordare o cercare di dimenticare l’emigrazione come se fosse una pagina triste della nostra storia, risultato del fallimento di politiche economiche che sono state incapaci di creare in patria lavoro a sufficienza". Occorre ancora fare molto, ha proseguito Bucchino: basti pensare alla legge sull’assegno sociale "che mantiene disparità profonde fra i cittadini italiani residenti in Italia o all’estero". Dopo aver ricordato come l’Italia viva oggi il fenomeno dell’immigrazione, "rovescio della medaglia della storia di emigrazione che abbiamo vissuto", Bucchino ha concluso ricordando il traguardo del voto all’estero, non tanto sotto il profilo partecipativo quanto sotto quello della maturazione politica e del riconoscimento della parità di diritti e doveri fra italiani in Italia e italiani ovunque essi risiedano, "un motivo di più per essere orgogliosi della nostra storia di emigrazione" e continuare nel cammino intrapreso.

Ha concluso gli interventi Luigi Ripandelli, ex presidente del Comites di Toronto, che in questa occasione ha svolto le funzioni di presidente in assenza del suo successore Franco Gaspari, fuori sede. Ripandelli, nel ricordare come il Comites abbia voluto fare sua l’iniziativa del Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia, ha rilevato come sia nostro dovere imprescindibile far sì che il sacrificio di chi ha perduto la vita sul lavoro non sia stato vano: tocca a noi raccogliere questa eredità di sudore e sangue e proseguire sulla strada che ci ha permesso di essere riconosciuti cittadini con parità di diritti e doveri. "Oggi - ha affermato - viviamo un momento favorevole nella storia della nostra emigrazione, ma questo non deve farci dimenticare il passato e, talora, il presente: lo testimoniano due giovani argentini di origine italiana, che sono nostri ospiti e che oggi sono qui presenti per vivere un’esperienza che potranno riportare a casa propria".

La cerimonia si è conclusa con un appuntamento all’anno prossimo e la benedizione impartita da Padre Luigi Galanti, cui sono seguite le note del Silenzio fuori ordinanza eseguito dal trombettista Ezio Ricci e la deposizione di due corone d’alloro offerte rispettivamente dalla signora Palmira Ottogalli Zoratto, vedova del lavoro, e dal Comites. (Inform)


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