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INFORM - N. 157 - 11 agosto 2003

Sarà reintrodotta in Australia la pena di morte?

Se lo chiede Pietro Schirru (CGIE Australia) in un articolo apparso su "La Fiamma" di Sydney nella consueta rubrica "Italiani Brava Gente"

SYDNEY - C'era d'aspettarselo: è bastata la sentenza di condanna a morte comminata da un tribunale indonesiano nei confronti del "bombarolo sorridente" Amrozi, uno dei responsabili dell'attentato terroristico di Bali che provocò oltre duecento vittime, 88 delle quali australiane, per indurre il Primo Ministro John Howard a lanciare la proposta di un dibattito nazionale sulla reintroduzione anche in Australia della pena di morte.

Ma l'ineffabile John Howard, come da tempo ormai usa fare, lancia il sasso e poi nasconde la mano. Infatti, mentre si dice personalmente contrario alla pena di morte per il fatto che ogni tanto - è provato - si manda a morire qualche innocente, dall'altro, certo che qualche esponente politico statale raccolga il sasso, aggiunge che molti australiani vorrebbero che fosse reintrodotta la pena di morte.

Gli ha risposto subito un certo Andrew Stoner, leader del Partito Nazionale (ultraconservatore e numericamente insignificante o quasi) del Nuovo Galles del Sud che sostiene che la pena di morte dovrebbe essere oggetto di un dibattito parlamentare che discuta anche l'introduzione di una specifica legge contro il terrorismo nello Stato.

Facciamo un passo indietro. L'ultima esecuzione capitale in Australia avvenne nello Stato del Victoria nel 1967. Tuttavia la pena di morte scomparve in Australia solo nel 1983 quando fu abolita anche nello Stato dell'Australia Occidentale. Va anche chiarito che secondo la Costituzione australiana la pena di morte è di competenza statale e non federale e questo spiega il giochetto delle tre carte messo in campo dal Primo Ministro, novello Ponzio Pilato, che demanda l'atto di populismo propagandistico a qualcun altro, riservandosi per lui il ruolo delle tre scimmiette.

Dice il Primo Ministro australiano in un fervore di verbosità: "Io conosco una quantità di australiani i quali credono che la pena di morte sia appropriata e costoro non sono barbarici, non sono insensibili, non sono vendicativi, sono persone che credono che se tu togli la vita ad un'altra persona lo stato deve toglierti la tua". Poteva ridurre al tutto affermando che egli conosce molte persone alle quali la piace la legge del taglione, dell'occhio per occhio, dente per dente. La verità, purtroppo, è ben diversa. In Australia - e in questo, in un certo modo ha ragione Howard - ce ne sono molte di persone di tutte le etnie e di tutti i ceti sociali - che vorrebbero la pena di morte, ma proprio per le ragioni opposte a quelle sostenute dal Primo Ministro: sono cittadini razzisti, barbarici, insensibili e vendicativi. Sono gli stessi che applaudono il ministro federale per l'emigrazione e gli affari etnici, Philip Ruddock, quando rifiuta atti umanitari nei confronti degli illegali, quando impedisce lo sbarco di poveri disgraziati e morti di fame sulle coste dell'ormai ex "lucky country", quando si oppone al rilascio di neonati dai campi di detenzione (eufemismo che sta per concentramento). Sono gli stessi cittadini che "fanno le pulci" a tanti altri paesi sul rispetto dei diritti umani senza badare alla trave che hanno nei loro occhi.

Fa paura tanta insensibilità. Fa paura un paese che parla della pena di morte guardando soltanto ed esclusivamente il proprio tornaconto, un sondaggino di opinione, dove tira il vento. Tanto che gliene frega a loro se qualche innocente va sulla forca.

Vorrei tanto sapere che ne pensano gli italiani su questa sporca faccenda. (Pietro Schirru-La Fiamma/Inform)


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