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INFORM - N. 155 - 8 agosto 2003

GIORNATA NAZIONALE DEL SACRIFICIO DEL LAVORO ITALIANO NEL MONDO

Zanon (Regione Veneto) con Tremaglia a Marcinelle per non dimenticare la tragedia del Bois du Cazier

MARCINELLE - L'8 agosto è diventata la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo e, a testimonianza di una rinnovata attenzione istituzionale nei confronti dei nostri emigrati, l'assessore veneto ai Flussi Migratori, Raffaele Zanon, ha presenziato a Marcinelle, in Belgio, alla commemorazione della tragedia che nel 1956 costò la vita a 262 minatori, 136 dei quali nostri connazionali, nella miniera di Bois du Cazier.

Secondo Zanon la celebrazione di questo triste anniversario, presieduta anche quest'anno dal ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, rappresenta l'occasione per le Istituzioni italiane di ricordare gli emigrati che persero la vita all'estero nello svolgimento del proprio lavoro e inoltre di manifestare il proprio sentimento di vicinanza ai familiari, anch'essi vittime di questi tragici eventi.

Iniziò nel 1946 l’esodo degli italiani verso queste terre del centro Europa, a seguito della sottoscrizione dell’accordo Italia-Belgio che prevedeva l’invio di migliaia di nostri connazionali per lavorare nelle miniere. L’accordo, tristemente denominato "uomo-carbone", portava nelle miniere belghe braccia italiane e, in cambio, garantiva alla Patria proprio quel carbone estratto con indescrivibile fatica e sofferenza dagli emigrati. I quali dovevano avere "un’età ancor giovane (35 anni al massimo) e un buono stato di salute". Per loro, un contratto di 12 mesi, "una pala, una piccozza, un casco, una lampada, e via verso l’oscurità", come ricordò il Ministro Tremaglia, nella ricorrenza dei 40 anni della tragedia.
Il Governo italiano si era impegnato ad inviare migliaia di minatori ogni settimana nei cinque bacini carboniferi belgi, e per ogni emigrato che andava in Belgio, l’Italia avrebbe ricevuto 200 chili di carbone al giorno.

L’apporto dei nostri lavoratori fu essenziale: la produzione delle miniere salì a 6-7 milioni di tonnellate all’anno e in questa crescita vennero coinvolte altre attività, come, ad esempio, le industrie siderurgiche e metallurgiche, le vetrerie, le industrie di apparecchiature elettriche.

Poi accadde l’immane disastro del 1956, che a ben guardare è solo una piccola parte del ben più grande dramma che si consumò anche per effetto di quello che venne poi definito "sciagurato accordo": furono, infatti, oltre ottocento gli italiani periti complessivamente nelle miniere del Belgio.

Dalla miniera di Bois du Cazier quell'8 agosto non risalirono anche cinque veneti: Dario Dalla Vecchia di Belluno, Giuseppe Polese, Mario Piccin e Guerrino Casanova di Treviso e Giuseppe Corso di Verona.

"E' tempo di far conoscere ai giovani questa storia - ha evidenziato ancora Zanon nel suo saluto a nome di tutte le Regioni d'Italia - che ci permette non solo di ricordare i valori della nostra emigrazione, ma anche di affrontare e capire il fenomeno delle nuove immigrazioni che il Veneto registra dal sud del mondo. Inoltre, ciò contribuirà a rafforzare quel sentimento di identità nazionale che ha caratterizzato nella sofferenza e nel sacrificio tanti italiani nel mondo". (Inform)


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