* INFORM *

INFORM - N. 154 - 7 agosto 2003

Marco Fedi (CGIE Australia) sulla verifica dei redditi per le pensioni INPS

MELBOURNE - È al nastro di partenza la verifica dei redditi per le pensioni INPS. Finalmente sarà possibile determinare, sulla base dei redditi che saranno dichiarati per il 2002, gli importi corretti di una serie di prestazioni aggiuntive alla quota contributiva delle pensioni italiane. Tra questi, gli assegni famigliari ed il trattamento minimo, ed anche le nuove maggiorazioni sociali, introdotte nel 2002 e 2003.

Dopo tanta confusione sarà possibile fare un minimo di chiarezza.

Ma occorre subito superare un primo ostacolo: quello dell’informazione. La documentazione che viene inviata dall’INPS è, come ragionevole presumere, chiara per i tecnici ma meno per i pensionati e soprattutto è di carattere generale – non può ad esempio definire la documentazione idonea a determinare l’importo della pensione australiana che non segue l’anno solare: nel caso australiano quindi sarà necessario calcolare l’importo solare facendo la media tra i due importi degli anni fiscali australiani di riferimento, il 2001-2002 e il 2002-2003. Oppure sarà necessario ottenere dal Centrelink australiano un’apposita dichiarazione.

Non solo: è necessario definire quale documentazione è utile ai fini della determinazione dell’identità e della cittadinanza italiana, soprattutto quando ci si trova di fronte a passaporti italiani scaduti.

I Patronati che operano in Australia si incontreranno con il Centrelink e con le autorità consolari per definire un piano d’azione comune su questi punti.

Intanto un primo vero segnale di novità e di impegno sul fronte informatico da parte dell’INPS arriva dalla possibilità di poter inviare i dati reddituali in forma elettronica, attraverso Internet. Seguiremo con grande interesse questa prima sperimentazione che potrà aprire nuove possibilità anche per la presentazione delle domande di pensione.

Dal punto di vista politico è necessario riaffermare un’idea di sicurezza sociale che vada oltre la cittadinanza del passaporto, come già affermato nelle Convenzioni bilaterali. Il Governo italiano, sia in campo previdenziale che nelle circolari ministeriali sull’assistenza indiretta alle comunità italiane all’estero, sta tornando ad una visione incentrata sul possedimento della cittadinanza: è un errore che mette in discussione i principi affermati nelle Convenzioni internazionali.

Infine è necessario riproporre la centralità della questione Terza età anche per gli italiani all’estero. Rimettere in discussione l’età pensionabile, come il Governo italiano vorrebbe fare, avrebbe effetti disastrosi per una Terza età che in emigrazione ha saputo dare il proprio contributo sul piano economico e previdenziale e nella definizione delle politiche sociali. Difendere gli attuali livelli di protezione sociale e l’attuale regime pensionistico rappresenta il modo migliore per celebrare il lavoro italiano nel mondo ed il contributo dato dall’emigrazione italiana. (Marco Fedi-Inform)


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