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INFORM - N. 153 - 6 agosto 2003

Da "Oltreconfine", Stoccarda

Danieli (Margherita) fischiato al CGIE. Nonostante tutto, amicizia profonda fra Italia e Germania

STOCCARDA - Con la solita "faccia di bronzo", il Sen. Franco Danieli si è ripresentato alla sessione di luglio del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) per puntare il dito contro il solito "governo ladro", contro "le cose non fatte" e contro l’inopportuna "offerta di lavoro" fatta dal nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all’eurodeputato Martin Schulz, reo di aver abbondantemente offeso gli italiani e le istituzioni italiane. Il "grigio senatore" della Margherita, ubriaco di retorica come sempre, ha fatto saltare i nervi al Consiglio quando, tentando il solito "attacco demagogico", ha affermato che le dichiarazioni di Berlusconi a Strasburgo avevano provocato grandi allarmismi nell’opinione pubblica italiana residente in Germania, con molto disagio e molta preoccupazione. Ne è nato un concitato parapiglia, mentre qualcuno gridava: "Lascialo dire ai consiglieri tedeschi". I fischi facevano interrompere a malo modo l’intervento provocatorio dell’ex sottosegretario Danieli che, con le orecchie abbassate, si è messo a tacere, entrando nella storia del CGIE come l’unico parlamentare ad essere stato interrotto e fischiato dalla platea del Consiglio.

Ma in realtà, qual è il vero giudizio che i 730mila italiani che qui lavorano e vivono hanno riservato al "teatrino d’estate" provocato ad arte dai soliti "nemici" dell’Italia, e dall’inopportuna reazione del Presidente del Consiglio italiano agli insulti del compagno Schulz? Nonostante una campagna strumentale ed assillante "alla Goebel", come quella intrapresa dal più grande quotidiano tedesco BILD, che sforna quattro milioni di copie giornaliere e che aveva persino allestito per l’occasione una "Rubrica" di barzellette contro gli italiani, l’opinione pubblica tedesca ha reagito con distanza e in modo composto. Come educata e composta è stata la reazione della stragrande maggioranza degli italiani che, rimanendo estranei ai fatti, in silenzio registrano l’invidia strisciante di coloro che vorrebbero un’Italia "spaghetti e violino".

È ovvio che un "Europäischer Rats­präsident" in carica non può permettersi di reagire oltre i limiti che il galateo istituzionale consente. O di insultare generalizzando, come ha fatto il sottosegretario leghista Stefani, che ha apostrofato i tedeschi come "popolo ubriaco", offrendo così un buon spunto al Cancelliere tedesco in declino nell’opinione pubblica, di rialzare la testa cavalcando la "lunga onda" della demagogia costruita ad arte sugli stereotipi tanto cari ai nostalgici beceri del revanscismo germanico, che gli italiani qui residenti conoscono molto bene e sanno che riguarda una minimissima parte dell’opinione pubblica che ci ospita.

Perché l’autorevole Der Spiegel non riserva la stessa attenzione e la stessa acredine, che ha nei confronti di Berlusconi, alle vicissitudini giudiziarie di Chirac, Presidente della Repubblica francese? Perché nessun quotidiano tedesco ha registrato le reazioni negative di alcuni autorevoli intellettuali italiani, come ad esempio Rusconi, che dalle colonne de La Stampa ha giudicato l’attacco del Der Spiegel indecoroso e un’autentica offesa per l’Italia e per gli italiani? Perché non si è data la dovuta pubblicità alle tante voci tedesche dissenzienti a questa linea, come quella del capo redattore del Die Zeit di Amburgo, che elegantemente ha cercato di apostrofare di infantilismo il comportamento inopportuno del Cancelliere Schröder, che ha pretestuosamente cancellato le sue vacanze in Italia?

Potremmo continuare all’infinito; sappiamo che gli stereotipi sono duri a morire, sia in Italia contro i tedeschi che in Germania contro gli italiani. Ma chi si imbarca in queste sterili polemiche deve sapere (e questo Danieli certamente non lo sa) che i rapporti di amicizia di oggi fra Italia e Germania hanno radici profonde, scoppiano di salute, nonostante i tanti problemi e le numerose diversità esistenti fra i due Paesi, che negli ultimi tempi si sono avvicinati di molto nel quadro dell’integrazione europea.

Quando un quarantennio fa giunsi a Stoccarda vi erano due ristoranti italiani. Oggi sono 150, mentre 25mila sono i ristoratori italiani in tutta la Germania, che negli ultimi decenni sono riusciti a far cambiare le abitudini culinarie di questo grande Paese, facendo conoscere dappertutto la nostra cucina e i nostri prodotti alimentari che vengono ovunque offerti, richiesti ed apprezzati. Qui vive una comunità numerosissima di oltre 700 mila italiani; non a caso si contano a migliaia e migliaia i gemellaggi fra città tedesche e italiane, fra comuni e regioni, che hanno dimostrato buoni e proficui rapporti. Come buoni sono i rapporti di interscambio commerciale, culturale e di libero scambio ad ogni livello e settore.

Questo stato di cose ho potuto riscontrarlo personalmente di recente, partecipando ad un interessante talk show organizzato dal canale televisivo RBB Berlin, in cui si discuteva sullo "stato di salute dei rapporti italo-tedeschi" e sull’incidenza che gli ultimi avvenimenti avevano provocato a seno della collettività italiana. A chiare lettere è emerso che i tedeschi che da decenni vanno in Italia, continueranno a farlo nonostante le scelte del Cancelliere e la campagna "antitaliana": perché, oltre ad essere attratti dai luoghi d’arte, vengono trattati bene, perché si mangia bene, perché il clima e l’ambiente sono adatti a potersi rilassare e riposare.

Alle solite levate di scudo contro l’uno o l’altro è giunta dal pubblico la voce "stonata" di una compagna dei DS a Berlino, che stranamente si lamentava perché le TV italiane - a suo dire - avrebbero iniziato a trasmettere (sic!) i soliti film sul III Reich, dichiarandosi poi solidale con Schröder per aver cancellato le sue vacanze in Italia. Al che, io le ho ricordato che lo stesso Cancelliere già in passato aveva cancellato le sue ferie in Italia, ai tempi del governo D’Alema, cioè ai tempi del Centrosinistra.

Come la si pensi: tutto questo patrimonio non può essere messo in discussione o in pericolo per una frase o un comportamento di qualcuno. Anche dalle recenti cronache televisive tedesche della visita di Berlusconi negli USA traspariva una certa forma di "invidia" o di "malessere" da parte germanica nel dover registrare che il "Capo del governo italiano" riceveva le pacche sulle spalle dal Presidente degli USA, mentre per ora il Cancelliere sembra essere lontano anni luce da una sua visita alla Casa Bianca.

Sarà politica, sarà politichese, ma la gente comune giudica dai fatti e dai comportamenti. Questa "tempesta estiva" in un bicchier d’acqua mette sotto la lente d’ingrandimento lo stato di salute dei rapporti italo-tedeschi, che a nostro avviso sono ottimi, e stanno cambiando. L’Italia è consapevole del ruolo che essa è chiamata a svolgere nella politica estera dopo la caduta del Muro di Berlino, e qui certi ambienti tedeschi vorrebbero che essa svolgesse il ruolo del passato, quello di "nano" politico, lasciando forse alla "stabile Germania" che fu, o ad altri, i compiti più ambiti. Questa certezza non può che respingere l’onda lunga degli stereotipi usati dagli sprovveduti alla Danieli, il quale, pur di far chiasso, è capace di autoflagellarsi con le proprie mani. Infatti, smentendo il senatore della Margherita, nessuna autorevole associazione di italiani in Germania, nessun gruppo politico (ad eccezione dei quattro gatti dei DS), nessun Comites si è pronunciato per condannare la reazione di Berlusconi alle offese di Schulz. Essi hanno reagito con il silenzio composto, come i 730mila connazionali che vivono e lavorano nel cuore della Europa, che hanno fatto da spettatore, sapendo che Stefani aveva ingiustamente offeso, che Schröder aveva esagerato e che Schulz si era giustamente guadagnato una rampogna dello stesso tenore di quella riservata al "collega tedesco" che regolarmente sul posto di lavoro andava a far notare al nostro Connazionale le barzellette oscene sugli italiani pubblicate dal Bild. Dopo tutto Martin Schulz, che è stato invitato al Festival dell’Unità, risiede sempre in Germania, dove ancor oggi ad alcuni italiani viene negato il soggiorno e rischiano di essere espulsi, in barba ai regolamenti europei che garantiscono la libera circolazione nei Paesi dell’Unione. Infine, non dimentichiamo che i rapporti consolidati fra Johannes Rau e Carlo Azeglio Ciampi in qeusti ultimi anni non possono che essere da garante di questa nostra antica ed obbligata amicizia. (Bruno Zoratto)

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