* INFORM *

INFORM - N. 152 - 5 agosto 2003

RASSEGNA STAMPA

L’Avanti, 5 agosto 2003

Abolire la pena capitale: la battaglia è ancora lunga

Un articolo del Sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver

La pena di morte nel mondo non può essere abolita per decreto, tantomeno essere intesa come una lezione di civiltà nei confronti degli Stati attuatori. Una moratoria universale delle esecuzioni, però, si rende assolutamente necessaria, anche se bisogna agire con cautela, soprattutto considerando la posizione di presidenza dell’Unione europea che il governo italiano ancora ricoprirà durante l’Assemblea generale dell’Onu in calendario nel prossimo autunno.

La sospensione universale della pena di morte potrebbe consentire a molti paesi mantenitori di guadagnare il tempo necessario per cambiare le legislazioni interne nel senso dell’abolizione, come è accaduto ad esempio in alcuni paesi dell’est europeo, in Sudafrica e, per la prima volta anche negli Stati Uniti, nell’Illinois del governatore George Ryan. L’Armenia è stato l’ultimo Paese in ordine di tempo ad attuare provvedimenti legislativi restrittivi nei confronti della pena capitale, mantenuta soltanto per atti di terrorismo o violenze sui minori. Trenta persone sulle quarantadue in attesa di esecuzione hanno così visto commutata la propria condanna all’ergastolo.

Da anni ormai l’Italia si è posta alla testa di un vasto movimento internazionale che vede nell’abolizione della pena capitale e, più a breve, nell’adozione di una moratoria delle esecuzioni, un obiettivo politico e civile di importanza prioritaria. Un’eventuale risoluzione che vada proprio in questa direzione è stata inserita nel programma di presidenza italiana dell’Unione europea e presentata ai partners sia a livello di competente gruppo Pesc che di Consiglio Affari Generali. Le reazioni però sono state sostanzialmente negative. Pur condividendo pienamente gli obiettivi e le finalità, sono state avanzati timori circa una sconfitta ai voti in Assemblea Generale Onu o una sostanziale revisione del testo alla luce di emendamenti presentati in corso di riunione. Soprattutto, le previsioni di voto non sono condivise da quattordici partners dell’Unione Europea.

Le conseguenze di una sconfitta avrebbero forti ripercussioni sull’iniziativa avviata in Commissione per i Diritti Umani con un possibile arretramento rispetto ai risultati conseguiti sino ad oggi. Se l’Italia non agisce in concerto con gli altri Paesi dell’Ue rischia di indebolire sin da subito la propria azione di leader. L’impegno deve essere quello di cercare un’unanimità con tutti i partners europei, anche se purtroppo allo stato attuale l’accordo non esiste. Bisogna impegnarsi nel promuovere con tutti i mezzi possibili alcune misure di limitazione della pena di morte, come ad esempio la salvaguardia dei minori, delle donne incinte e delle persone portatori di handicap mentali. Questi elementi sono contenuti nella risoluzione che l’Unione europea presenta ogni anno alla commissione Diritti Umani dell’Onu a Ginevra. In particolare, proprio su interesse del governo italiano, è stata introdotta la richiesta agli Stati che ancora mantengono la pena capitale di evitare le condanne basate su un giudizio discriminatorio nei confronti delle donne. In sostanza, si chiede a tali Stati di escludere come punibili con la pena di morte tutti i reati che discriminano la donna in quanto tale e che non trovano un corrispondente nell’azione della stessa pena al genere maschile.

L’obiettivo finale, comunque, resta la totale abolizione della pena di morte nel mondo. Un traguardo che, purtroppo, potrà realizzarsi soltanto nel lungo periodo: per adesso non possiamo far altro che sensibilizzare, con tutti gli strumenti possibili, i Paesi nei quali tale pena è in vigore ad applicarla soltanto nel caso dei crimini più gravi, evitando esecuzioni particolarmente dolorose o prolungate nel tempo: la lapidazione è in questo senso uno degli esempi più atroci. (Margherita Boniver)


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