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INFORM - N. 149 - 31 luglio 2003

8 Agosto 2003. Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo

Messaggio del Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia

L’8 agosto il Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia si recherà a Marcinelle per celebrare la Giornata Nazionale del Sacrificio del lavoro italiano nel Mondo. Il Ministro renderà omaggio alla memoria dei 136 minatori italiani che, in quello stesso giorno del 1956, persero la vita nella miniera e a quanti, come loro, hanno sacrificato la loro esistenza in ogni parte del pianeta cercando di costruire, per sé e per i propri cari, un futuro migliore. Come lo scorso anno, saranno presenti i Presidenti delle Regioni ed i Sindaci dei Comuni più colpiti dalla tragedia, rappresentanti parlamentari nonché Ambasciatori dei Paesi che, come il nostro, hanno avuto vittime tra i loro cittadini.

Anche quest’anno, come ormai vuole la tradizione, mi accingo a recarmi a Marcinelle per ricordare la tragedia che, l’8 agosto 1956, spense la vita di 262 minatori, 136 dei quali italiani. Rinnoverò, così, quello che è sempre stato un mio personale «pellegrinaggio» per rendere il doveroso e riconoscente omaggio alla memoria dei connazionali che, inseguendo lontano dalla Patria il sogno di una vita migliore, bagnarono invece con il loro sangue il patto scellerato tra Italia e Belgio «uomini in cambio di carbone». E’ un gesto di deferente e commosso ricordo che compio come cittadino e come Ministro della Repubblica Italiana. Con lo stesso spirito, un anno fa, ho fortemente voluto che la ricorrenza dell’8 agosto assurgesse, una volta per sempre, ad emblema del sacrificio di tutti i lavoratori italiani all’estero. Su mia proposta, il Governo ha quindi istituito la Prima Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo che vuole rendere un servizio alla memoria del nostro Paese affinché la sofferenza, il dolore, la disperazione che hanno colpito tanti nostri emigrati, e che sono stati il seme su cui sono germogliate la stima e l’ammirazione di tutto il mondo, non vengano dimenticati.

Per tale ragione questa Giornata deve entrare non solo nelle Istituzioni italiane, cioè le Regioni, le Province, i Comuni ai quali chiediamo, attraverso i Ministeri competenti, un minuto di raccoglimento nel pensiero e nell’omaggio a tutti i Caduti sul lavoro. Essa deve appartenere anche alle Ambasciate e ai Consolati, avamposto italiano nei diversi Paesi della terra. E soprattutto io, oggi, chiedo particolarmente che essa entri nel cuore di ciascuno di voi: uomini, cari connazionali del CGIE e dei Comites, per un momento dimenticatevi di tutto. Lo dico a qualcuno in particolare, ai pochi che fanno la politica: per un attimo, alle ore 12.30 dell’8 agosto, in tutto il mondo rivolgete il vostro pensiero ai Caduti di Marcinelle e a tutti gli Italiani che, in un secolo, nel mondo hanno subito angherie, soprusi e morte. Il lavoro, espressione massima della civiltà dell’uomo, ci riunisce e il pensiero dei connazionali Caduti ci rende ancora di più Italiani al 100%.

Rinnovo la mia gratitudine al Capo dello Stato che, nel suo nobile messaggio celebrativo della Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, ha scritto: «Il contributo dato dai nostri connazionali al progresso economico e sociale dei Paesi che li accolsero rimane memorabile e costituisce a tutt’oggi un’alta espressione di dedizione e solidarietà umana. L’Italia non ha dimenticato, soprattutto di fronte al ricordo del dramma e del dolore di Marcinelle, l’impegno silenzioso di coloro che hanno onorato il loro Paese e la dignità del lavoro».

E’ in questo stesso momento che noi rivolgiamo il nostro pensiero ai disperati di oggi che giungono sulle nostre coste e ripetiamo il nostro «credo» che è ammonimento per quanti vogliono ignorare il dolore altrui: l’accoglienza deve essere assoluta. E’ un atto di umanità e di civiltà. La Giornata ha questa storia: quella del passato e quella di oggi. Marcinelle significa «non dimenticare» e significa anche trasmettere alle nuove generazioni il significato e il valore che la nostra emigrazione ha avuto in un secolo di storia. Un significato e un valore che oggi equivalgono a prestigio, successo, affermazione: questo è quanto i nostri connazionali possono vantare in ogni Paese di residenza, ma che per tanti anni, decine di anni, è costato sacrifici, umiliazioni, misconoscimenti e discriminazioni.

Oggi a Marcinelle è nato un Museo. E ringrazio, dal profondo del cuore, la comunità, il Comites, i sacerdoti che si sono fortemente battuti, ed io con loro, affinché quel luogo non venisse profanato da un centro commerciale. Dalla tragedia di Marcinelle è scaturito il riscatto di tutta l’emigrazione. Gli Italiani, alla fine, hanno saputo vincere perché hanno mantenuto sempre vivo il culto della terra lontana, del campanile, della Patria. Oggi costituiscono un esempio eccezionale per le nuove generazioni e per quanti chiedono con grande determinazione ed orgoglio di essere o di diventare italiani. Hanno portato ovunque progresso e civiltà. Ma, mentre rendiamo loro onore per i prestigiosi traguardi che hanno saputo raggiungere ovunque, non dobbiamo dimenticare i dolori e le sofferenze di cui è stato costellato il loro cammino. Ci inchiniamo oggi, commossi e riconoscenti, di fronte a chi è Caduto. E’ l’omaggio dell’Italia che non dimentica, che ama e stringe in un grande abbraccio i suoi figli sparsi in ogni parte del mondo. (Mirko Tremaglia)

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