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INFORM - N. 148 - 30 luglio 2003

Un intervento di Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo West Usa) sul voto amministrativo agli stranieri

LOS ANGELES - Apprendo che il Comune di Torino ed altri tre Comuni governati dal centro-sinistra stanno deliberando norme che concedono il diritto di voto per gli immigrati residenti, iniziando a permettere tale voto per i referendum consultivi ed abrogativi, a condizione che tali immigrati risiedano nel Comune da "almeno sei mesi".

Mi congratulo con i vari Giulio Calvisi, responsabili Immigrazione dei Democratici di Sinistra per la loro grande sensibilita’ democratica e scevra da sentimenti razzisti, cosi’ da permettere ai vari comunitari, ma sopratutto extra comunitari, di influire sulle decisioni cittadine dopo ben sei mesi di residenza: tale e’ infatti il periodo massimo in cui tali immigrati si possano fare una minima idea del funzionamento di un’amministrazione comunale italiana, notoriamente assai semplice, regolata da poche ma chiarissime Leggi e, sopratutto espresse in una lingua che non e’ la loro e che, data la loro nota poliglotticita’, certamente avranno perfettamente imparato in questi lunghissimi sei mesi!

Lasciatemi a questo punto fare una considerazione di merito, frutto di esperienza personale e delle esperienze di tanti Italiani come me, che da decenni risiedono all’estero: sapete mediamente quanti anni, anni, non mesi, ci vogliono per una benche’ minima comprensione del funzionamento amministrativo e politico di un Paese, o, meglio, di una Citta’ appartenente ad un Paese dove non siete nati? Migrandovi piu’ o meno giovani, lavorando con piu’ o meno fortuna, dibattendosi in un ambito burocratico e sociale che non e’ il vostro, cosi’ da avere un minimo di elementare conoscenza delle regole, usi e costumi, elementi tutti idonei e necessari a potere esprimere un’opinione ed una scelta?

Ci vogliono tanti anni, che, non potendo variarli da soggetto a soggetto in base alla loro cultura, intelligenza, buon senso, capacita’ di integrazione e conoscenza della lingua, si possono indicare come minimo in cinque anni, ad essere ottimisti (meglio se il doppio).

Giulio Calvisi, responsabile Immigrazione dei DS, che, fra l’altro non precisa che tali immigrati devono almeno essere "non clandestini" e comunque senza precedenti penali (ma gli do credito di questa ovvia condizione) attribuisce al diritto di voto o meno per tali immigrati l’immenso potere di cosi’ contribuire alla convivenza, all’integrazione ed alla salvaguardia dei loro diritti, senza parlare pero’ dei loro doveri, oltre che (udite, udite!) il potere di aumentare "il senso di sicurezza di tutti".

Qui i casi sono due: o Calvisi non si rende conto della gratuita’ delle sue affermazioni, smentite storicamente in tutto il mondo dalla storia delle immigrazioni, o non e’mai vissuto all’estero da emigrante; emigrante le cui preoccupazioni sono molte ed i problemi numerosi, ma dove il diritto di partecipazione alla vita pubblica locale non si manifesta come elemento necessario ed utile se non dopo molti, ma molti anni di residenza e mai, salvo che per i politici, o, meglio, per gli agitatori di professione, costituisce una necessita’ di vita e tanto meno un elemento di integrazione!

L’integrazione e’ tutt’altra cosa, che nessun voto puo’ cambiare in qualsiasi senso.

In un punto Calvisi ha pienamente ragione, a mia opinione: la destra, o meglio, il centro destra, o, meglio ancora, la maggioranza degli Italiani non capisce queste "frenesie" della sinistra; per noi gli stranieri non rappresentano un gruppo di voti da addizionare ai partiti della coalizione che ha vinto le ultime elezioni (speranza invece dei DS che non sapendo piu’ a che santo votarsi per diventare maggioranza, speculano su stranieri facilmente indottrinabili dalla fantastica capacita’ di sfruttamento politico propria del loro partito).

Ma i diritti civili non sono propri di qualsiasi individuo, Italiano o Straniero che sia, senza essere forzatamente anticipati da voti carpiti sfruttando l’ignoranza dei votanti? La risposta e’ si per tutti salvo per chi, discendendo da fedi comuniste, normalmente calpesta tali diritti, per cui, propagandiscamente (ma che brutta parola!), sente il bisogno di affermarli politicamente. (Domenico Pisano coordinatore Azzzurri neol Mondo West Usa)

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