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INFORM - N. 145 - 25 luglio 2003

Si è concluso a Roma il corso Migrantes di pastorale migratoria

ROMA - Il 17 luglio si è concluso a Roma il corso di sensibilizzazione e formazione alla pastorale migratoria per le comunità italiane nel mondo. Un appuntamento annuale che la Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana assicura ai nuovi missionari per gli emigranti italiani, grazie all’impegno del suo ufficio nazionale che si occupa della pastorale degli italiani nel mondo. Gli accompagnatori, don Domenico Locatelli, Direttore Nazionale Migrantes e Suor Baccin Clecy, coordinatrice USMI-Migrantes, hanno accolto lo scorso 8 luglio 32 iscritti al corso tenutosi presso l’Istituto Ravasco di Roma.

Sono stati dieci giorni intensi e ricchi di formazione, confronto, approfondimento dello stile pastorale e dei contenuti specifici di una presenza in mezzo agli italiani che vivono nel mondo intero. Provenienze diverse, sensibilità diversificate, esperienze pastorali di varia durata, non sono state ostacolo allo svolgimento dei lavori, anzi hanno favorito l’attiva partecipazione e la disponibilità intelligente e motivata di tutti i partecipanti di età anagrafica disparate. Protagonisti del corso sono stati sacerdoti diocesani che sono stati messi a disposizione per lavorare nelle Missioni Cattoliche Italiane d’Europa, sacerdoti religiosi che si occupano da poco dei nostri connazionali nei paesi dell’est, quali l’Ungheria e la Grecia, maturi e valorosi collaboratori che da anni in Argentina svolgono attività pastorale nelle parrocchie locali ma con una attenzione particolare per i numerosi italiani, seminaristi inviati dai loro rispettivi vescovi per avvicinarsi a questa pastorale specifica; consacrate provenienti da paesi non europei che hanno scelto di servire i migranti nello spirito evangelico del beato Scalabrini, laici impegnati da anni come collaboratori pastorali in Missioni italiane all’estero. Almeno 12 sacerdoti vi partecipavano, come richiesto dai Vescovi, perché hanno da poco iniziato la loro missione presso le comunità italiane o le raggiungeranno a breve dopo un adeguato periodo dedicato allo studio della lingua.

Entrare nel flusso enorme e variegato delle migrazioni, secondo gli impulsi e le esposizioni di padre Graziano Tassello, ha permesso di respirare la grande umanità di milioni di uomini e donne che spinti da molteplici motivi lasciano la propria terra in cerca di una speranza che diventi dignità di esistenza per loro e le loro famiglie. Padre Gianmario Maffioletti dello CSER di Roma, attraverso fotografie e documenti del formidabile archivio del Centro Studi, ha raccontato la lunga e complessa storia dell’emigrazione italiana. Anche tre componenti del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero hanno cordialmente accolto l’invito e arricchito le relazioni con testimonianze comunicate da Silvana Mangione, Franco Narducci e Luca Jaher. I documenti della Chiesa, sono stati conosciuti e approfonditi attraverso ricerche e letture di documenti presi dall’enchiridion della Chiesa per le Migrazioni, con l’aiuto sapiente e competente di Padre Bruno Mioli e di Mons. Luigi Petris.

Singolare è stata l’esposizione itinerante compiuta per le strade di Roma alla scoperta delle Chiese nazionali che la storia ha visto nascere in quartieri che ospitavano fiorentini, napoletani, polacchi, tedeschi, svedesi, inglesi nonché francesi e molti altri che trovarono non solo l’accoglienza da una città capace di rispetto per le diversità, ma altresì la propria casa di preghiera in edifici sacri per la celebrazione dei riti nella propria lingua nazionale. L’esperienza attuale è consolante perché si vedono sempre più comunità etniche e nazionali della nuova immigrazione, che si è insediata a Roma, organizzarsi attorno a luoghi di culto dove si celebra, ci si incontra e si fa festa in stile e lingua, congolese, filippina, vietnamita, brasiliana o argentina.

La seconda metà del corso offriva ai partecipanti impegnative occasioni per rileggersi quali operatori pastorali chiamati a vivere un impegno non facile ed in continua evoluzione. I riferimenti del deposito da trasmettere, le modalità di un annuncio cristiano da veicolare attraverso una grande umanità, la capacità di progettare e di collaborare, il rispetto di altre culture e confessioni, l’incontro e la solidarietà con altre comunità di cristiani, sono stati i punti approfonditi e discussi attraverso relatori appassionanti e soprattutto grazie alla interazione con i tre delegati nazionali di Germania, Svizzera e Benelux-Francia. L’esperienza di padre Gabriele Parolin, di Mons. Antonio Spadaccini e di don Battista Bettoni ha stimolato non poco i gruppi di studio che hanno sperimentato come sia difficile ma irrinunciabile riferirsi alle Chiese locali e alle differenti realtà socio-culturali dove vivono le comunità italiane. Poloni Mario, responsabile della scuola di teologia per laici delle Missioni Cattoliche Italiane della Svizzera con lucidità ha guidato la fatica nel pensare e realizzare progetti pastorali possibili per il futuro delle missioni italiane. La partecipazione diretta e spontanea degli iscritti, la complementarietà di un gruppo quasi paritario tra uomini e donne hanno favorito un clima spontaneo, cordiale e laborioso. Le disparate provenienze hanno permesso di celebrare in molte lingue la messa conclusiva sulla tomba di San Pietro, presieduta dal Vescovo Mons. Giuseppe Matarrese.

Un riconoscimento del lavoro svolto e l’augurio della Fondazione Migrantes espresso anche in un attestato e un compact disk con tutte le foto del corso e le documentazione audio e video delle relazioni e degli interventi hanno salutato questi operatori e operatrici pastorali partenti per Stoccolma, Budapest, Atene, Zurigo, Yverdon-les-Bains, Costanza, Francia, Brasile, Argentina, Germania, Albania, Calabria, Bruxelles, Trapani ed altre destinazioni dove battezzati, uomini e donne, italiani e non, beneficeranno di una presenza un poco più consapevole e appassionata. (Migranti press/Inform)


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