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INFORM - N. 142 - 22 luglio 2003

Africa: indietro tutta!

Il rapporto dell’Onu sugli anni ’90: un disastro. Su otto obiettivi fissati per il millennio, forse solo uno sarà raggiunto nel 2015, a meno che …

L’IDH (Indicatore dello sviluppo umano) non lascia dubbi: si torna indietro. I parametri presi in esame (speranza di vita, livello di studi, entrate per abitante) dimostrano che nell’ultimo decennio 21 Paesi sono scesi a livelli più bassi. Nel decennio precedente, solo a 4 Paesi era successo.

Mark Malloch Brown, amministratore del PNUD (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), scrive nel suo rapporto che queste regressioni sono "molto insolite". Per curiosità aggiungiamo che nell’ultimo anno, su 175 Paesi presi in esame, il primo posto e l’ultimo sono rimasti ancora appannaggio di Norvegia e Sierra Leone. Aggiungiamo anche che quasi tutti i Paesi "a debole sviluppo umano" (30 su 34) si trovano nell’Africa subsahariana, mentre quasi la metà di quelli dell’America latina e dei Carabi hanno visto le entrate diminuire durante gli anni Novanta. Lo stesso indicatore IDH registra un arretramento anche nell’area dell’Est Europa e dell’Asia, in particolare in Russia, Ucraina, Moldavia e Tagikistan. Un buon progresso lo si registra in questi stati: Benin, Ghana, Uganda, Rwanda, Senegal in Africa, e in Asia nel Bangladesh, Cina, Laos, Malaisia, Nepal e Thailandia. Qualcosa in meglio anche in Brasile, Bolivia e Perù. La comunità internazionale aveva fissato anche degli obiettivi a largo respiro, con scadenze precise. I dati dicono che il primo obiettivo, ridurre la povertà del 50%, non sarà raggiunto a meno che i Paesi ricchi non aumentino i loro aiuti. E’ bene precisare che per "Paesi poveri" s’intendono quelli dove la popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Buoni propositi che restano parole, perché nell’ultimo decennio la povertà si è aggravata in 54 Paesi e per venirne fuori ci vorrebbe un contributo di 100 miliardi di dollari all’anno.

Il rapporto presentato l’8 luglio scorso dal PNUD corrisponde a quanto da tempo gli "altromondialisti" vanno ribadendo in tutti i modi. "La mondializzazione neoliberale impoverisce i poveri e buona parte della classe media, ma riempie le tasche di chi sta bene". Riprendo da un quotidiano svizzero: "Dopo due rapporti successivi oltraggiosamente ottimisti o evasivi, l’organo dell’ONU apre finalmente gli occhi e lascia parlare le cifre", alcune riportate sopra, che dimostrano una cosa sola: dopo una quindicina d’anni di trionfanti dichiarazioni di progresso, il "benessere" dei poveri continua a regredire. E il guaio è che la povertà si aggrava anche nei Paesi che registrano una crescita positiva. Ecco altre cifre: sono più di1,2 miliardi le persone che campano col famoso (che brutto aggettivo!) dollaro al giorno e sono 800 milioni quelli che stentano a mettere ogni giorno qualcosa sotto i denti.

Ma, come si è detto, forse nel 2015… A parte l’Africa, che dovrà attendere (leggete bene!) fino 2147 per vedere le cose migliorare. Ma perché non ci hanno detto anche il giorno e il mese di quell’anno? Potevamo già segnare la data sul calendario per i nostri posteri e noi, in tanto, giocarci i numeri al lotto, perché certe previsioni sanno di pure fantasia, giochetti al computer di chi considera la fame un problema, un caso, e si dimentica che la fame sono morsi allo stomaco, impossibilità di progetti, morte garantita.

Il quotidiano cattolico "Avvenire" titola così il paginone sul citato rapporto: "Onu: Il mondo fa dietrofront nello sviluppo". E questo sono altri dati per completare il quadro sulla geografia dello sviluppo. I dieci Paesi più sviluppati: Norvegia, Islanda, Svezia, Australia, Paesi Bassi, Belgio, Stati Uniti, Canada, Giappone, Svizzera. L’Italia è ventunesima. I dieci meno sviluppati: 166 Guinea Bissau, 167 Congo, 168 Rep. Centrafricana, 169 Etiopia, 170 Mozambico, 171 Burundi, 172 Mali, 173 Burkina Faso, 174 Niger, 175 Sierra Leone. Altri dati: 19 sono i Paesi in cui più del 25% della popolazione è malnutrita. 15 i Paesi con più del 25% della popolazione senza assistenza. 9 quelli con più del 25% della popolazione senza acqua potabile. 7 quelli con più del 25% dei bambini che non raggiungono i cinque anni di vita. 115 milioni i bambini del mondo che non accedono alla scuola.

E queste le date famose fissate a tavolino: 2015: il traguardo fissato nel 2000 per raggiungere gli obiettivi, che … non saranno raggiunti; 2147: anno in cui l’Africa subsahariana potrà ridurre la povertà del 50%; 2165: al ritmo attuale, morirà solo il 50% dei bambini rispetto ad oggi.

Nei resoconti sul rapporto Onu non ho trovato riferimenti alle migrazioni, ma sappiamo tutti che lì c’è un enorme serbatoio di candidati all’espatrio. E non c’è legge che tenga: davanti alle nostre vetrine imbandite, gli affamati non si accontentano di avere l’acquolina in bocca e di deglutire saliva. (Silvano Guglielmi*-Inform)

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* Missionario scalabriniano


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