* INFORM *

INFORM - N. 141 - 21 luglio 2003

Sicilia Mondo: La Sicilia al centro dell’area euromediterranea di libero scambio

CATANIA - Con l’editoriale "La Sicilia ombelico del Mediterraneo", "Sicilia Mondo" ha aperto il numero di Maggio/Giugno del 1997 con il proposito di pubblicizzare, anche tra le comunità siciliane all’estero, la Conferenza di Barcellona del 1995, cioè il protocollo del partenariato euromediterraneo sottoscritto da 15 Stati membri dell’Ue ed i 12 paesi del Mediterraneo per la creazione di un’area di libero scambio delle persone, dei beni e dei servizi. Un partenariato con l’obiettivo di dare vita ad una zona di pace e di stabilità in un modello di interazione economico, finanziario, culturale e sociale e quindi di nuove opportunità di occupazione e di prosperità condivisa.

La Sicilia, per la sua presenza geografica al centro del Mediterraneo, venne scelta a Barcellona come sede dei programmi di cooperazione euromediterranei e come centro naturale e strategico dei processi di interazione, di riferimento e di incontro di popoli, culture e religioni diverse tra i Paesi europei e le Regioni che si affacciano nel Mediterraneo.

Dalla Conferenza di Barcellona sono passati 8 dei 15 anni programmati e scadenzati per il 2010. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti ma anche molte sono state le modificazioni e gli assetti geopolitici intervenuti nell’area.

L’Europa ha rispettato le scadenze della sua integrazione attraverso le tappe dell’Euro, della Convenzione per la Costituzione Europea, dell’allargamento con i 10 Paesi dell’Est.

Non egualmente spedito è stato il processo di partenariato euromediterraneo. Certamente a causa del conflitto tra Israele e la Palestina ma anche per le difficoltà dei paesi delle sponde Sud di modernizzare il quadro normativo e le regole interne.

Nel novembre 2000, a 5 anni dal protocollo di Barcellona, si è insediato a Palermo il COPPEN, Comitato Permanente per il Partenariato Euromediterraneo dei poteri locali e regionali, cioè una associazione tra le città, gli enti intermedi e le Regioni dei 27 paesi firmatari della Carta di Barcellona con lo scopo di raggiungere tra di loro gli obiettivi del partenariato.

In pratica, una rete orizzontale per dare occasione alle economie locali e culturali di parlarsi e di conoscersi per integrare dal "basso" le diverse aree della composita realtà del Mediterraneo con l’obiettivo di costruire una zona di pace e non di rottura. Una strategia a supporto della rete verticale delle politiche di coesione tra i paesi avanzati ed i paesi in via di sviluppo.

Ma il COPPEN è rimasto fino ad oggi pressoché inattivo e sconosciuto. Purtroppo anche dalle Istituzioni siciliane.

Nella politica, come in tutti i settori della società civile, gli spazi lasciati vuoti vengono sempre occupati da altri. E’ a tutti noto che oltre alla Spagna, altre Regioni del Nord Italia stanno lavorando per diventare la sede della futura Banca Euromediterranea adducendo di essere baricentro geografico tra l’Europa ed il Mediterraneo.

Un’avance che è un’autentica espropriazione delle naturali aspirazioni della Sicilia, sede geograficamente al centro del Mediterraneo e crocevia dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia. Una Sicilia in grado di offrire oggi cervelli, tecnologie, turismo, agricoltura, storia e tradizioni da vendere.

Ma anche una beffa rispetto alla sua vocazione storica, antica e recente, di isola aperta alla accoglienza ed alla solidarietà dei diseredati del mondo con spirito di volontariato, di umanità e di sacrifici rispetto ai modesti aiuti nazionali. Senza dire del principio contenuto dentro la Carta Europea che impone il livellamento delle situazioni diversificate di sviluppo esistenti nelle varie Regioni dell’Unione Europea.

Francamente, su queste riflessioni, ci angoscia l’inerzia di iniziative da parte della Regione, la diserzione del folto esercito dei parlamentari di maggioranza che sono nel governo Regionale e Nazionale, la disinformazione ed il mancato coinvolgimento dell’apparato culturale, economico e produttivo della Sicilia.

Ma non è tutto. Gli USA, risolto il problema dell’Iraq puntano anche loro al Mediterraneo per la costruzione di un’area di scambio con i Paesi mediterranei parallela a quella dell’Ue entro il 2015. Un modo, tanto per dire, di mettere un piede a terra nel Mediterraneo. Il semestre di presidenza italiano nel Consiglio Europeo è quindi determinante per dare una forte sterzata di accelerazione al processo euromediterraneo ed alle operatività che porteranno al 2010 e per il pieno coinvolgimento della Sicilia.

Dopo l’allargamento all’Est, l’Europa ha necessità di puntare al Sud del Mediterraneo per il suo completamento. Per la Sicilia sarà un’occasione storica e unica da non perdere. Ma il semestre italiano sarà l’ora della verità per la classe politica siciliana, delle sue capacità e peso nei confronti del Governo Nazionale nel semestre di guida europeo.

L’altra Sicilia che vive fuori dall’Isola segue, più di quanto non si pensi, le nuove opportunità che si presentano per l’Isola madre e chiedono un più forte impegno alla classe politica. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)


Vai a: