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INFORM - N. 138 - 16 luglio 2003

Sulla rivista "La Voce", Parigi, ancora interrogativi, nuove e vecchie polemiche sul voto all’estero

Per grazia ricevuta…ovverosia…

PARIGI - Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 13 maggio il Regolamento di attuazione della Legge 459/2001 - per far votare in loco gli italiani che risiedono all'estero è entrato formalmente in vigore il 14 maggio 2003. Dopo mezzo secolo, il diritto all’esercizio di voto ci è stato accordato. Le ragioni di queste lungaggini sono più che evidenti: 4 milioni di cittadini italiani all’estero ( senza contare gli aventi diritti al voto, non recensiti nelle varie anagrafi estere) sono sempre state una vera incognita, sia per la destra, che per la sinistra, quindi un ago della bilancia incontrollabile. L’ aver ottenuto questo sacrosanto diritto costituzionale, il voto, è stato annunciato in gran fanfara, con commoventi sviolinate, il miracolo si era avverato, una vera grazia ricevuta! Solo che con estrema disinvoltura si è omesso, di dire e di dirci:

- Per quale "ragione di Stato", o per quale altra ragione, si è modificato l’articolo 48 della Costituzione.

- Visto che quando si elimina l’impossibile, resta solo l’improbabile, vorreste spiegarci il perché di questa decisione?

- Con la nuova legge, varata appositamente per farci votare, gli italiani all’estero, potranno partecipare a tutte le elezioni a venire, cioè, le politiche, le legislative, le regionali, ecc. o avranno limitazioni?

- Perché l’articolo 8, della nuova legge ci accorda solo 12 deputati e 6 senatori?

- Ed infine perché non possiamo votare per dei candidati residenti in Italia, ma solo ed esclusivamente per dei candidati residenti fuori dai confini nazionali?

Questa nuova legge 27 dicembre 2001,n.459, che segue la modifica dell’articolo 48 della Costituzione, ci interpella, e non siamo i soli, perché autorevoli esperti in materia hanno sollevato dubbi sulla costituzionalità stessa del voto accordatoci. Il Professor Fulco Lachester, ordinario di diritto costituzionale e Preside della facoltà di Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma , ha pubblicato un lungo articolo in merito, dove fra l’altro asserisce: …Voglio sottolineare, pero’, che io non auspico che la legge venga impugnata, penso solo che faccia acqua da molte parti e ci sono molti punti sulla quale potrebbe venire attaccata.

L’articolo 8 ha suscitato vere battaglie a Montecitorio, e ha fatto dire all’Onorevole Intini: "l’articolo 56 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini italiani possano essere eletti in Parlamento: non introduce nessuna limitazione e guai se lo facesse. La legge ordinaria non può porre limitazione alla Costituzione"…. "Diciamo la verità, conclude Intini, " Una norma così strana, che vieta ai cittadini italiani, residenti in Italia, di essere candidati, nasce da una ragione pratica: gli addetti ai lavori, professionisti dell’emigrazione si sono già spartiti i posti".

Una cosa è certa, le "stranezze" , se vogliamo anche noi cosi chiamarle, abbondano. Esempio in Italia ci sono, per una popolazione di 56.778.031 abitanti, 630 deputati. C’è una corrispondenza fra il numero dei deputati e il numero degli abitanti? Sì, e si procede in questo modo: bisogna dividere la popolazione italiana (56.778.031) per il numero dei deputati (630), il quoziente così ottenuto (90.123) indica il numero di abitanti che dà diritto ad avere un deputato.

Allora se la matematica non è un’opinione, e se la legge fosse uguale per tutti, la circoscrizione estero quanti deputati dovrebbe avere? Il calcolo è elementare: abitanti circoscrizioni in Italia 56.778.031 + abitanti circoscrizione estero 4.000.000 = 60.778.031 (totale della popolazione italiana) Dividendo allora 60.778.031 per 630 (numero dei deputati), il quoziente ottenuto è di 96.473, e indica il numero di abitanti che da diritto ad avere un deputato. Conclusione: legalmente e di diritto, quanti deputati dovrebbe avere la circoscrizione estero? esattamente 41, invece di 12, perché 4.000.000 : 96.473 = 41. A titolo indicativo, la regione Lombardia ha 98 deputati. Non voglio affliggervi con altri calcoli, ma anche i 6 senatori che ci hanno accordato (bontà loro) sono un proporzione fantasista.

Altra stranezza, che non si spiega, è l’imposizione di votare solo per dei candidati residenti fuori dai confini nazionali. Soprattutto se si pensa che gli italiani all’estero sono già largamente rappresentati, presso il Governo, dal CGIE, Consiglio Generale degli Italiani all’estero.

Altra singolarità insensata, è ancora quella che ha come oggetto le liste che designeranno i nostri deputati e senatori. Il nostro Ministro, diventato improvvisamente adepto del pensiero unico, ha dichiarato per queste liste a venire, un "netto, no, ai partiti"(sic). A questo proposito, e per questo "sproposito", vorrei fare notare, che per fortuna o purtroppo, in democrazia si vota, e quando si vota per eleggere un Governo, un deputato, un senatore o altro, il voto è per forza di cose politico, quindi questo veto a liste politiche, cosa significa? Indiscutibilmente questa decisione è vessatoria! Non bisogna confondere il voto per eleggere i deputati, con il voto per eleggere Miss Italia, o con quello per scegliere le canzonette di Sanremo. Purtroppo il nostro problema all’estero, non è la politica, ma è chi fà la politica.

In effetti, e al di là di tutta considerazione, resta la realtà di questa vera nebulosa riguardante l’elezione dei nostri futuri candidati, di chiacchiere se ne fanno molte, ma in pratica e in definitiva, chi potrà candidarsi?

Non certo il signor Bianchi o il signor Rossi, dell’Associazione regionale Tal dei Tali, che non ha nessun finanziamento, ma invece lo potranno, il signor Pinco o il signor Pallino, dipendenti di Enti Italiani, e da questi ultimi finanziati, come per esempio esponenti del CGIE, o di altri Enti ufficiosi.

Questo veto di Tremaglia, eminente esponente del partito Alleanza Nazionale, fondatore e tuttora leader del CTIM (Comitato Tricolore Italiani nel Mondo) organismo del suo partito, stupisce tanto più, perchè pur essendo oggi lui, il Ministro del MIM ( Ministero degli Italiani nel Mondo), non si priva di comunicare con gli italiani all’estero, e chiede a loro di comunicare, attraverso il CTIM oggi più presente che mai, ma questo è un suo pieno diritto. Allora, di grazia, non ci tolga i nostri diritti , altrimenti sarebbe un predicare bene, ma un razzolare male!

Anche il buonismo improvviso dell’Onorevole Tremaglia, le sue citazioni balsamiche, e ve ne diamo una, "i nemici di ieri sono gli amici di oggi", ci lasciano più che perplessi, perché per noi, non si tratta di avere amici o nemici, ma solo di avere rappresentanti che facciano la sola politica che c’interessi "quella a favore delle nostre comunità". Per questa ragione il voto, ma quello secondo la Costituzione, cioè senza nessuna restrizione, era fondamentale, ma forse come è stato predetto: gli addetti ai lavori si sono già spartiti i posti ? Quindi c’interroghiamo e interroghiamo il Ministro Tremaglia, a questo proposito, perché non si vorrebbe, che con tutti questi giri di boa, " ci cambiassero la bottiglia, ma ci servissero ancora lo stesso vino."

Conclusione, nell’insieme, i connazionali all’estero, cioè "la base", manca totalmente d’informazione, la più gran parte ignora l’esistenza degli innumerevoli Enti e Organismi, che sono stati istituiti e a loro destinati. Quindi ignora che il Governo ha stanziato miliardi di lire, ed ora milioni di euro per le nostre comunità all’estero. Da qui il disinteresse crescente, alla propria italianità. La prova lampante ne è la percentuale dei votanti, per le elezioni dei Comites o per le Europee. Da notare che il numero dei votanti è significativo, ed è proporzionato nelle varie circoscrizioni, al lavoro più o meno svolto da questi Enti.

Oggi nel 2003 un cambiamento s’impone, molte di questi Organismi, perlomeno in Europa, sono completamente obseleti , non servono a nulla, se non a tenere scranni, e a difendere interessi di bottega, ne consegue un enorme sperpero di quattrini, che sarebbe invece giusto ripartire a chi ne ha veramente bisogno. Le Associazioni, per mancanza totale di sovvenzioni scompaiono, mancano i fondi per aiutare i connazionali nel bisogno, e la lista è lunga. Molti di noi hanno segnalato abusi e soprusi di questo sistema, alle Autorità in loco, e a quelle in Italia, ma invano, e non solo, perché questo "sistema" che non ammette il dissenso, ma solo il consenso, se parli, ti mette pure alla gogna.

Non ci resta che attendere e auspicare veri cambiamenti, nel frattempo, sarebbe opportuno essere un po’ più concreti, e un po’ meno discreti nell’informare la comunità italiana, delle decisioni prese, visto che queste ultime la riguardano in prima persona. Noi a nostro modesto livello, cari lettori, cerchiamo di dare l’informazione, ma non essendo nella cerchia degli iniziati, non possiamo dirvi di più. Terminiamo con un pensiero di Schiller : I voti si devono pesare e non contare. (Norma D'Asdia-"La Voce" Parigi)

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