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INFORM - N. 137 - 15 luglio 2003

Presentato dall'ICE il Rapporto 2002-2003 sulle attività internazionali delle imprese italiane

Crescono le esportazioni verso Cina e Russia ma calano le quote del mercato italiano in Germania e negli Stati Uniti

ROMA - 81.000 imprese esportatrici, 265 miliardi di export, 265,4 miliardi di importazione. Questi i numeri salienti del Rapporto ICE 2002-2003, dal titolo "L'Italia nell'economia internazionale", che è stato presentato a Roma presso la sede dell'Istituto per il Commercio Estero. Dallo studio, elaborato dall'Istat, viene inoltre evidenziato, rispetto ai dati del 2001, sia un complessivo calo dell'export (-2,8%), sia un crescente peso delle esportazioni del nostro Paese verso le nuove aree emergenti del contesto internazionale. Nel 2002 la percentuale del mercato italiano in Russia ha infatti raggiunto, per un totale complessivo di 3,8 miliardi di euro, quota 6,4%. Un'importante crescita che appare ancora più evidente nei rapporti con la Cina, il vero astro nascente dell'economia mondiale, dove il giro d'affari complessivo dell'export italiano ha superato i 4 miliardi di euro.

Ma dallo studio, che evidenzia un certo trend negativo per i primi mesi del 2003 (- 0,6%), vengono presentati anche dati non del tutto confortanti. Nonostante la Germania rimanga, per un valore complessivo di 36,3 miliardi di euro, il principale partner commerciale dell'Italia, nel 2002 si è infatti registrato un significativo calo delle esportazioni (-9,5%) verso questo importante Paese dell'Unione. Al secondo posto di questa particolare classifica troviamo la Francia (32,3 miliardi di euro) che viene seguita a ruota dagli Stati Uniti (25,8 miliardi). Un contesto, quello americano, che pone in evidenzia un preoccupante calo sia delle nostre esportazioni (-1,5%), che delle importazioni (- 3%). Da segnalare infine anche i dati dei vari settori commerciali nell'ambito internazionale che, a monte di una quota complessiva del mercato italiano stabilizzata intorno al 3,9%, presentano tendenze diversificate. Se da una parte infatti crescono con varia incidenza i prodotti alimentari, le bevande, il tabacco, l'abbigliamento ed mezzi di trasporto, dall'altra perdono peso alcuni settori tradizionali di grande valenza internazionale come quelli delle calzature (-0,4%) e dei mobili (-0,5%). Invariata invece in questo contesto la quota dell'export dei macchinari italiani (9,7%).

Nel corso della presentazione il Presidente dell'ICE Beniamino Quintieri, dopo aver ricordato le difficoltà connesse all'attuale fase di stagnazione economica ed il preoccupante trend al ribasso degli investimenti diretti (- 50%), ha sottolineato come a tutt'oggi il commercio mondiale sia trainato dalle nuove economie emergenti. Prima fra tutte quella cinese che in pochi anni ha saputo attrarre un gran numero di investimenti stranieri. Quintieri ha poi posto in evidenza come, nonostante la difficile fase congiunturale ed il continuo avvicendarsi delle aziende, il numero delle piccole medie imprese italiane esportatrici sia rimasto sostanzialmente immutato. Una presenza capillare, quella delle nostre aziende, che, grazie ad un'estrema duttilità imprenditoriale, si sta affermando nei variegati settori del mercato internazionale. Ha poi preso la parola il Presidente dell'Istat Luigi Biggeri che, nel sottolineare la valenza e la completezza dell'Annuario Statistico ISTAT- ICE 2002, ha illustrato il positivo andamento della banca dati sul commercio estero, gestita in rete dall'Istituto, ed ha annunciato la futura attivazione di una nuova ricerca che monitorerà le attività delle imprese a controllo estero in Italia. Dopo l'intervento del Presidente delle "Autostrade S.p.A." Maria Gros Pietro volto ad evidenziare la necessità di ridurre i costi di trasferimento all'estero delle merci anche attraverso l'adeguamento della rete viaria italiana, è intervenuto il Direttore dell'Istituto Economia e Finanza dell'Università Cattolica di Milano Giacomo Vaciago che ha sottolineato l'esigenza di mostrare al mondo l'immagine di un Italia meno litigiosa e più affidabile. Una valorizzazione nel contesto internazionale delle nostre capacità che finirebbe con l'attrarre nuovi investimenti dall'estero.

E' stata poi la volta del Vice Ministro per le Attività Produttive con delega al Commercio Estero Adolfo Urso che, dopo aver definito il 2002 "un anno cruciale e di svolta", ha ricordato come il nostro Paese abbia dovuto subire con maggiore durezza, rispetto ad altre Nazioni europee dalle valute più forti, il difficile salto monetario dell'euro. Una complessa realtà internazionale, quella ereditata dal 2002, che per Urso dovrà essere gestita sia attraverso la definizione di specifici accordi internazionali, volti ad alleggerire le forme di protezionismo che ostacolano il processo di globalizzazione, sia con l'introduzione di un nuovo marchio che, anche per combattere la piaga delle contraffazione, certifichi la provenienza europea ed il Paese d'origine di tutte le merci "Made in Europa". Secondo il Vice Ministro sarebbe inoltre auspicabile, per favorire la proiezione all'estero delle imprese italiane, un netto calo dei costi dell'energia, un miglioramento delle infrastrutture ed un concreto investimento per l'innovazione e la ricerca. Un salto in avanti che ci consentirà di valorizzare al meglio il lavoro ed il prodotto italiano di qualità. (Goffredo Morgia-Inform)


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