Su "La Voce d’Italia" di Caracas, lettera aperta al Ministro Tremaglia
Dramma di una famiglia senza pensione
Gentile signor Direttore,
seguo con interesse e riconoscenza su "La Voce d’Italia" l’attività che l’On. Mirko Tremaglia, ossia il nostro Ministro come lei lo chiama, svolge con passione per tutelare i diritti degli italiani all’estero.
Non so se faccio bene a chiederle di accogliere sulla "Voce" questa lettera che indirizzo all’Onorevole nostro Ministro Mirko Tremaglia. In verità pensavo di rivolgermi al Consolato ma mi è stato detto che avrei perso tempo. Spiego le ragioni di questa lettera.
Mi associo a quanti si stanno complimentando con l’on. Tremaglia per il Premio, ben meritato, della pace conferitogli a Cassino. Espongo il mio caso che, per quanto ho potuto constatare, è simile a quello di tante altre persone. Ho 64 anni e soffro di artrosi progressiva. Mio marito soffre di diabete. A causa della situazione disperata del Venezuela abbiamo perduto ogni bene. I miei figli non possono aiutarci come vorrebbero perché uno è disoccupato e l’altro ha una piccola officina che produce poco, appena per sostenere la famiglia.
Lei, Signor Ministro, ha insistito tanto affinché si conceda l’assegno sociale a chi è sprovveduto come io e mio marito di pensione. Non abbiamo l’aiuto d’una pensione anche se abbiamo sulle spalle io undici anni e mezzo di lavoro e mio marito sedici anni tra l’Italia e il Venezuela.
Io e mio marito che eravamo rientrati in Italia nel 1987 per sistemare la pensione siamo stati obbligati a rientrare in Venezuela a causa di un gravissimo incidente stradale successo al figlio maggiore.
Io e mio marito confidiamo in Lei On. Mirko Tremaglia, invocando un intervento che ci tolga dalla disperazione restituendoci fiducia nella vita.
Ci scusi se ci siamo rivolti a un giornale per importunarla e si abbia la nostra gratitudine.
Piozzan Maria Antonia ((indirizzo presso "La Voce d’Italia")
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