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INFORM - N. 136 - 14 luglio 2003

Lettera aperta su "Il Globo" e "La Fiamma" al Ministro dell’Immigrazione, Philip Ruddock, sul "caso Madafferi"

Attesa per un gesto di umanità e civiltà dell’Australia

MELBOURNE – "Il Globo" di Melbourne e "La Fiamma" di Sydney pubblicano con apertura in prima pagina una lettera aperta al Ministro australiano dell'Immigrazione Ruddock, il quale, annullando una sentenza del tribunale di revisione amministrativa (e ne ha il potere in base alla vigente normativa in materia), ordina la deportazione di un calabrese che vive in Australia da quasi 14 anni e che, pur avendo avuto a che fare con la giustizia in Italia circa un ventennio addietro, ha tenuto una condotta irreprensibile nel Paese d'adozione, dove ha sposato una cittadina australiana ed ha avuto quattro figli, naturalmente anche australiani. La nostra rappresentanza diplomatica si sta muovendo in favore del connazionale, ora rinchiuso in un centro di detenzione in attesa della deportazione. Si sta cercando, fra l'altro, di interessare del caso anche il Ministro Tremaglia.

Questo il testo della lettera aperta, a firma del direttore de "Il Globo" Nino Randazzo

Signor Ministro,

rivolgersi a Lei, come di frequente avviene, appellandosi ai Suoi poteri discrezionali in materia d’immigrazione e residenza solitamente riguarda la situazione di cittadini stranieri. Stavolta, tuttavia, la richiesta concerne cinque australiani - una persona adulta e quattro bambini dai 2 ai 12 anni - che l’espulsione del padre e capofamiglia, cittadino italiano, dall’Australia, dove ha risieduto negli ultimi quattordici anni, priverebbe di un insostituibile sostegno morale e materiale per una vita umanamente normale e accettabile. Lei ha capito già che si tratta di moglie e figli australiani del cittadino italiano Francesco Madafferi di Melbourne, rinchiuso nel centro di detenzione di Maribyrnong in attesa di deportazione dopo che la Corte Federale ha respinto l’ultima richiesta d’appello contro la decisione ministeriale d’espulsione.

Ora, Signor Ministro, nessuno Le contesta le piene autorità e validità di questo come di altri ordini d’espulsione dal Paese. Un estremo ricorso, anche a nome delle numerosissime persone che sull’argomento, negli scorsi giorni, si sono rivolte a questo giornale, al Suo potere di totale discrezionalità si basa su considerazioni puramente pratiche e umanitarie. Nessuno nega l’evidenza di fatti che sono di pubblico dominio. Il Madafferi, che nella nativa Calabria era stato processato ed aveva espiato pene detentive per reati commessi in anni giovanili - fra i quali, comunque, contrariamente a quanto sostenuto da qualche organo d’informazione, nessun reato di spaccio di stupefacenti o di mafia, né tantomeno di omicidio - all’età di 28 anni nell’ottobre del 1989 giunse in Australia con regolari passaporto italiano e visto turistico australiano valido per sei mesi. Qui vivevano ormai da anni due fratelli e una sorella. Il 26 agosto 1990 sposò una cittadina australiana. Dal matrimonio sono nati quattro figli. Non è necessario ripetere il susseguirsi, in oltre tredici anni, delle domande, sempre respinte, e dei ricorsi e controricorsi, per l’ottenimento del permesso di residenza in quanto coniuge di cittadina australiana e padre di figli australiani per diritto di nascita. Eccetto, forse, per dire che nel maggio del 2000 il tribunale dei ricorsi amministrativi, l’AAT, decideva in favore del permesso di residenza per Madafferi, anche perché era stato comunicato da Roma, tramite le autorità diplomatiche, dal Ministero di Grazia e Giustizia che a carico del soggetto non risultavano più carichi pendenti, essendo ogni rimanente pena estinta per prescrizione. Lei, Signor Ministro, in virtù dei Suoi poteri discrezionali, impugnò la sentenza dell’AAT e la decisione finale del caso resta, in questo momento, con Lei personalmente dopo il rifiuto della Corte Federale di un ulteriore appello in sede giudiziaria.

Consideri, Signor Ministro, alcuni aspetti di fondo di questa vicenda. E’ vero che il Madafferi è stato un residente illegale dell’Australia dalla scadenza del suo visto turistico nel 1990. Ma è altrettanto vero che nutriva la legittima aspettativa del riconoscimento del suo status prima di coniuge di una cittadina australiana e poi di padre di cittadini australiani. Nei 13 anni e otto mesi intercorsi dal suo arrivo in Australia ad oggi la sua condotta è stata irreprensibile, a parte la sua "residenza ufficialmente illegale", una situazione che ha, comunque, sempre cercato di regolarizzare nel rispetto delle norme vigenti e tramite tutti i meccanismi burocratici consentiti dalla legge. Oltre alla famiglia creatasi in Australia, e ai fratelli e sorella e rispettive famiglie qui residenti, i legami familiari con l’Australia sono di lunga data. Il nonno paterno emigrò in Australia nel 1923, il padre negli Anni ’50.

Ma queste, Signor Ministro, potrebbero anche essere considerazioni di scarso peso per l’oggettiva valutazione finale del caso. Quel che conta al momento è la situazione di cinque cittadini australiani, nessuno dei quali con conoscenza minima della lingua italiana, a carico del Madafferi e nell’impossibilità pratica di seguirlo eventualmente in Italia: una donna traumatizzata da eventi fuori dal proprio controllo e in stato di depressione clinica accertata dalle autorità sanitarie, quattro bambini in tenera età, il più grande con evidenti sintomi di problemi psicologici.

A tanto si aggiunga, Signor Ministro, negli ultimi giorni l’incivile azione di diffamazione e vilipendio, personale e di gruppo, del programma radiofonico della 3AW "talk-back" del 10 luglio di Derryn Hinch, il quale si è lasciato andare - solo per citarne alcune - a grossolane, pesanti ed infamanti affermazioni testuali di questo genere: "Lui (Madafferi) è ricorso ad ogni trucco da manuale, incluso quello di trasformare la donna che ha sposato in una fabbrica di bambini per potere restare qui"; "Madafferi è nato nel paese di Robert Trimbol (un presunto boss mafioso, ma nato e cresciuto in Australia, ndr), vale a dire la Calabria…Questo astuto pezzo di rottame umano galleggiante ha manovrato nuotando sotto il pelo dell’acqua…Gli italiani sono degli imbecilli, perché dovrebbero prenderselo indietro e fargli fare i quattro anni di carcere (andati in prescrizione)…I criminali calabresi sono venuti qui, hanno distrutto i mercati ortofrutticoli di Melbourne, hanno condotto i loro racket, (ci hanno dato) i Robert Trimboli, hanno condotto il traffico di droga, a Melbourne ci sono più criminali calabresi che in qualsiasi altra comunità, ecco perché sono una comunità unita…I calabresi hanno probabilmente prodotto più criminali pro capite, più mafiosi pro capite, i Robert Trimboli di questo mondo, di qualsiasi altro gruppo comunitario in Melbourne".

Signor Ministro, Lei s’accorge come viene vilmente distorta, come va degenerando, la percezione pubblica di questa drammatica vicenda umana. S’accorge come vengono distrutte le vite non solo di un uomo, che ha commesso e scontato alcuni errori giovanili in un’altra parte del mondo e che in quasi quattordici anni da marito e padre in Australia non ha il minimo conto con la giustizia, ma anche di cinque innocenti australiani, vicini ad essere privati nella loro patria di nascita del capofamiglia.

A Lei, Signor Ministro, ed al governo di cui fa parte si chiede un eccezionale intervento personale, un gesto di umanità e civiltà, degno di una nazione di immigrati alla quale la componente italiana ha contribuito una delle sezioni più laboriose e rispettose delle leggi e dell’ordine. Da parte della collettività italo-australiana non si tratta, nel caso in questione, di alcuna indebita pressione su un’autorità costituita, ma di un semplice appello alla revisione amministrativa dell’ordine di deportazione per Francesco Madafferi - revisione che non esula in alcun modo dai poteri del Ministro dell’Immigrazione - affinché non vengano distrutti gli elementari diritti umani di una famiglia australiana. (Nino Randazzo)

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