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INFORM - N. 135 - 13 luglio 2003

Primo bilancio dell’Assemblea del CGIE. Riforma dei Comites, riforma della legge 153, Conferenza dei giovani i punti più rilevanti

ROMA - Conclusa l’Assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’estero, conclusa la riunione del Comitato di Presidenza, è il Segretario generale Franco Narducci a tracciare un primo bilancio della "tre giorni" che per la prima volta, indisponibile la sede istituzionale della Farnesina per gli impegni del semestre italiano, si è svolta presso il Centro congressi del Jolly Hotel Villa Carpegna. La legge di riforma dei Comites, la riforma della legge 153, la Conferenza dei giovani gli argomenti di maggiore rilievo, senza dimenticare altri temi come quello dell’informazione, su cui c’è stata anche una relazione dei direttore di Rai International.

La riforma dei Comites è stata al centro dell’interesse per la recente approvazione alla Camera di un testo che solo parzialmente va incontro alle indicazioni del CGIE, come ha riconosciuto lo stesso Ministro Frattini che, nella sua relazione, ha però sostenuto la necessità di far partire la sperimentazione e di arrivare sollecitamente all’approvazione definitiva che consenta entro il 2003 lo svolgimento delle elezioni per il rinnovo dei Comitati.

Per il CGIE le manchevolezze restano, però non si può aspettare oltre per il rinnovo dei Comites. Se il rinnovo avvenisse con la legge ancora in vigore, verrebbe a cadere il voto per corrispondenza introdotto dalla nuova legge, ora in attesa del varo definitivo. Per i Comites c’è bisogno di rilancio e dopo la grande risposta che si è avuta per il voto referendario, il CGIE è assolutamente certo che ci sarebbe una maggiore partecipazione rispetto alle precedenti elezioni. Alcuni componenti del CGIE sperano che sia ancora possibile ottenere alcune modifiche al Senato, con la conseguenza di un nuovo passaggio alla Camera per l’approvazione finale, ma alcune considerazioni sui "tempi", esposte dal Ministro Torquato Tardilli tornato dopo due anni a dirigere la Segreteria tecnica del CGIE, fanno ritenere assai improbabile questa eventualità.

Si dovrà votare entro quest’anno e siccome la nuova legge prevede che tre mesi prima della data scelta per le votazioni si metta in moto il meccanismo elettorale, ipotizzando come ultimo giorno utile il 21 dicembre, entro il 21 settembre prossimo dovrà essere varato, oltre alla legge, anche il regolamento di attuazione, cioè un decreto del Presidente della Repubblica che detti le norme procedurali. A questo punto, il realismo induce a ritenere che la migliore delle ipotesi sia l’approvazione definitiva della legge entro luglio o al massimo ai primi di agosto. Anzi, si presume che qualcuno stia già lavorando alla stesura del DPR con il regolamento di attuazione, in modo che possa a sua volta essere in vigore entro il 21 settembre.

Sull’altro rilevante argomento, la riforma della legge 153 (interventi scolastici all’estero), durante l’Assemblea del CGIE si è messa in moto la macchina delle varie posizioni, delle molte divergenze su una vecchia legge che da decenni non si riesce a riformare: ricordiamo il convegno di Urbino del marzo 1983 con la relazione preparatoria del compianto Ministro Valitutti su "l’eventuale riforma della legge 3 marzo 1971, n. 153". "O questa legge è troppo buona per cui non si trova il filo conduttore per introdurre delle modifiche - ha detto Narducci con una certa dose di ironia - oppure ci sono delle posizioni che vengono difese accanitamente da questa o quella rappresentanza o corporazione. Dal canto suo - ha aggiunto - il CGIE si è preso l’impegno di introdurre, entro la bozza che è stata elaborata da un apposito comitato tecnico, le risultanze del confronto tra le diverse posizioni nell’ottica di chi rappresenta gli utenti, essendo il Consiglio Generale l’organo in grado di recepire tutte le posizioni emerse nelle diverse realtà".

La Conferenza dei giovani è stata il "punto dolente" emerso dai lavori dell’Assemblea plenaria. "Abbiamo prodotto molto impegno per portare a compimento la ricerca sui giovani che dev’essere e sarà propedeutica a questo evento - ha rilevato il Segretario generale del CGIE - ma non riusciamo ad individuare per il momento la possibilità di realizzare la Conferenza, per cui bisogna riproporsi in termini progettuali ed organizzativi sul 2004. Sorprende un poco l’atteggiamento di alcune regioni che pure hanno un’esperienza già acquisita in questo campo, da parte delle quali c’è stata una sorta di palleggiamento nell’assunzione di responsabilità: Da parte nostra - ha proseguito Narducci - abbiamo affidato ad un gruppo di lavoro il compito di trovare una soluzione; di più è oggettivamente difficile dire".

Su un’ultima questione - l’eventuale estensione del voto per corrispondenza alle elezioni europee, tema sul quale il Ministro Tremaglia aveva chiesto al CGIE di pronunciarsi - è stato deciso di portare avanti degli ulteriori accertamenti in un dialogo con il Ministro per gli Italiani nel mondo, al fine di trovare la soluzione giusta. Un problema che si pone è quello del voto europeo per corrispondenza limitato ai cittadini italiani residenti nei paesi dell’Unione europea (i quali come è noto hanno anche la possibilità di optare per il voto, attivo e passivo, per le liste locali) ovvero esteso ai cittadini residenti negli altri paesi, anche extraeuropei. "Adesso che c’è stata la riforma costituzionale e l’esercizio del voto referendario - ha detto a questo riguardo Gino Bucchino (Canada) - ci sembra un po’ strano che i cittadini residenti nei paesi d’oltreoceano non possano partecipare in loco al voto europeo. Non è dato per scontato che non si partecipi. Abbiamo chiesto un approfondimento e vediamo cosa succede in corso d’opera".

Sull’argomento abbiamo registrato anche il parere di Renzo Losi (Inghilterra). "Una soluzione andrà trovata - ha detto - perché ormai la nostra gente ha cominciato a votare per corrispondenza per i referendum e lo farà per il rinnovo dei Comites. Non è quindi possibile tornare indietro ed installare i seggi nei paesi dell’Unione per le elezioni europee: D’altronde questa era un’anomalia perché nessun altro paese istituiva dei seggi per far votare i propri cittadini. Non resta che scegliere il voto per corrispondenza". (gc-Inform)


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