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INFORM - N. 131 - 8 luglio 2003

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Inas-Cisl: come ci vedono i nostri assistiti e come ci vedono "tutti gli altri"

ROMA - L’occasione dell’Inas-Day che il nostro patronato ha organizzato per la terza volta in tutto il territorio nazionale e nei paesi di emigrazione ci ha consentito, tra le altre cose di tastare il polso sociale, in particolare sul "come siamo percepiti" non solo dai lavoratori e dalle famiglie popolari ma anche nei "palazzi", quelli istituzionali e quelli che determinano la cosiddetta opinione pubblica, attraverso i mezzi di comunicazione di massa.

Ebbene, è stato interessante costatare una dicotomia stridente che del resto non sfuggiva alla nostra osservazione, perché è un dato di fondo che sembra difficile da cambiare. Difatti se si chiede "chi è il patronato Inas e cosa fa" a uno dei milioni di lavoratori che ogni anno affollano i nostri sportelli di assistenza, consulenza e patrocinio, si ha una risposta certamente parziale e molto poco formale ma chiarissima e grata nell’apprezzamento per l’accoglienza e l’aiuto ricevuto rispetto alla soluzione di un problema pratico-personale specifico. Se invece si chiede a un operatore dell’informazione o a molti politici o anche a personalità della cultura e della vita pubblica, si riceve alternativamente o una risposta generica e superficiale oppure una malevolenza tipo: "Sono uno strumento-succhia-soldi-pubblici per finanziare il parassitismo sindacale consociativo".

E sì che basterebbe riprendere la definizione autorevole della Corte costituzionale, secondo cui gli enti di patronato sono direttamente riconducibili a quegli organi e istituti predisposti o integrati dallo Stato per garantire la tutela dei diritti previdenziali, sottraendone il sistema di difesa, in sede amministrativa e giudiziaria, all’ambito delle attività lucrative e assicurandoli, in situazione di uguaglianza, a tutti i lavoratori e alle loro famiglie.

Assistenza gratuita dunque, promossa dalle grandi confederazioni sindacali e organizzata con le risorse umane, professionali e finanziarie degli associati al sindacato, più una quota a carico degli enti pubblici, rapportata ad ogni intervento assistenziale concretamente effettuato, verificato e controllato.

Non è solo questo il patronato. E’ cento e cento altre cose, in Italia e nei paesi di emigrazione, su cui sarebbe possibile in questa sede dare solo qualche "flash". Ma ci fermiamo lì, perché è su quel punto delicato dei finanziamenti pubblici che corrono le curiosità più morbose. Si dice: "Ma siamo in uno Stato di Diritto. Le prestazioni previdenziali sono normate e regolate dalla legge. L’Inps o l’Inail o l’Inpdap e quant’altri, farebbero ugualmente il loro dovere senza bisogno di pungoli e pressioni.

Che bisogno c’è di queste sovrastrutture? E poi: se lo Stato o l’ente pubblico vuole tutelare meglio i cittadini, al di là di tribunali civili e amministrativi che sono preposti a questo, si organizzi direttamente e si crei un ufficio del Difensore civico o dell’Assistente sociale come servizio pubblico, cui ciascuno possa ricorrere automaticamente e gratuitamente.

Questa l’impostazione degli "astrattisti": quelli che vivono nel mondo celestiale delle idee, quelli per cui basta scrivere una norma o una legge sulla carta perché essa esista nella durezza della realtà quotidiana, a prescindere dagli uomini, dagli strumenti, dalle risorse materiali e finanziarie, dalle "gambe" cioè con cui si cammina in questo povero mondo concreto in cui siamo immersi. E non solo nella nostra chiacchierata Italia, nota, anche ingiustamente, per pressappochismo ed inefficienza organizzativa. Peraltro, nessuno dei tanti Soloni pontificanti si è mai chiesto, onestamente, quanto costerebbe al fisco, alla collettività, una strutturazione burocratico-amministrativa adeguata alla bisogna, comparandone i costi con quelli del finanziamento ai patronati.

E’ con orgoglio dunque, che noi rappresentiamo le ragioni e le funzioni del nostro Istituto nazionale di assistenza sociale, INAS-CISL. Centinaia di migliaia di pratiche di assistenza ogni anno. Centinaia di sedi territoriali, uffici e punti di assistenza in Italia. Migliaia di operatori professionali. Centinaia di sedi nei paesi di emigrazione portate avanti da valenti operatori.

Ma l’INAS non è solo in quei numeri e in quelle strutture. E’ anche un’idea di società e di socialità solidale in cui tra la singola persona e lo Stato o l’Impresa o l’Azienda o la Asl o qualsiasi altra grande struttura, pubblica o privata, c’è una rete fitta e vitale di "corpi intermedi", di organismi associativi liberamente costituiti, di entità privato-collettive animate da un intreccio di spinte che tengono assieme interessi e idealità, forza e debolezze, concretezza del presente e progettualità, generazioni attive ed anziane. Insomma: uno sforzo di coesione solidale, di gestione equilibrata delle contraddizioni che continuamente si generano in ogni organismo collettivo che vuole evolversi nel segno della libertà, della creatività e della ricerca delle migliori opportunità di progresso per tutti e per ciascuno.

Ecco perché l’INAS si è battuto, assieme alla CISL e con tutto il movimento sindacale, per aprire nuovi spazi di iniziativa sociale alla sua azione e alla sua operatività. Un impegno attivo che ha messo capo ad una legge di riforma dei patronati, conseguita nel 2000 (la legge 328) nella quale noi inseriamo il progetto dell’INAS Nuovo e il tracciato di un complesso di servizi integrati di Segretariato sociale che vogliamo portare avanti assieme a tutta la Confederazione della CISL e alle sue strutture specializzate: nell’assistenza fiscale come in quella dell’inquilinato, o dei consumatori o per la formazione professionale, per la cooperazione, per l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, per la tutela della salute e della sicurezza nelle aziende e negli uffici.

Vogliamo, in altri termini, essere una delle strutture portanti di una società, quella che si prospetta per il XXI secolo, che proprio per il voler essere (giustamente) più libera, aperta, flessibile, competitiva e globale, deve contemporaneamente attrezzare reti di protezione adeguate rispetto ad ogni possibile momento di caduta o calamità o disavventura personale, famigliare, di categoria, di territorio.

Ai nostri lettori non vogliamo qui aggiungere il sovraccarico di problematicità e di criticità con cui dobbiamo fare i conti. Ritardi endemici nei finanziamenti pubblici spettantici. Mancata attuazione organica della riforma del 2000 per la parte di competenza della "mano pubblica". Attività di segretariato sociale ostacolate o limitate in mancanza di decreti attuativi annunciati a più riprese ma mai attuati. Diciamo che tutto ciò fa parte degli "interna corporis" con i quali non si può e non si deve affliggere nessun amico che vuole bussare alla nostra porta. Una porta aperta sulle strade e sulle piazze di tante città italiane, in tanti luoghi di lavoro, in tanti paesi in cui vivono i nostri connazionali all’estero. (Corrispondenza Italia/Inform)


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