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INFORM - N. 131 - 8 luglio 2003

"Poca attenzione verso le donne anche all’interno del CGIE": l’intervento di Franco Narducci a Saarbrücken al convegno "Universo Donna"

SAARBRÜCHEN - Al convegno "Universo Donna", organizzato dal Consolato d'Italia a Saarbrücken nei giorni 4-5 luglio, ha preso parte una forte rappresentanza istituzionale tedesca (ministri, politici, funzionari e addetti ai lavori), oltre ad una nutrita rappresentanza italiana. Il Segretario generale del CGIE Franco Narducci ha porto ai convegnisti il saluto del Consiglio Generale. Egli ha ricordato che fu lo stesso CGIE, quasi sei anni fa, a promuovere il seminario "Donne in emigrazione", ma che molte delle richieste formulate in quella sede non hanno avuto risposte concrete. Nel frattempo c’è stata la Prima Conferenza degli Italiani nel mondo dove per la prima volta le donne hanno ottenuto uno spazio di considerazione adeguato, ed è poi stato presentato il progetto di legge per l’istituzione dell’Osservatorio delle donne italiane all’estero, strumento fondamentale per monitorare la condizione femminile delle italiane nel mondo.

"Purtroppo - ha osservato Narducci - questo prodigarsi verso l’esterno e le istituzioni non ha prodotto una corrispondente attenzione verso le donne all’interno del Consiglio Generale stesso: Dodici rappresentanti femminili sul totale di 94 consiglieri sono poche e soprattutto è inaccettabile che solamente due donne rivestano cariche importanti all’interno del CGIE. È molto triste che sia così, ma è una realtà e occorre mettervi riparo".

Il rischio, secondo il Segretario generale del CGIE, è che cadano nel dimenticatoio i costi umani e sociali dell’esperienza vissuta dalle donne italiane in emigrazione, mentre oggi che giungono donne immigrate da altre parti del mondo, che vivono l’emigrazione sulla loro pelle tra sofferenze e clima d’incomprensione, c’è bisogno dell’apporto derivante da quella esperienza.

Le comunità italiane all’estero hanno superato in buona parte le sofferenze dei decenni passati ed è migliorata soprattutto la condizione delle donne giovani in possesso di istruzione e qualifiche professionali, ma non sono scomparse le difficoltà vissute da molte rappresentanti del mondo femminile appartenenti alle prime emigrazioni e permangono marcate disparità tra uomini e donne nella collocazione socio-professionali e nei livelli di retribuzione.

Resta infatti molto da fare per la sostanziale applicazione della legge sulle pari opportunità, che oggi figura nelle legislazioni di tutti i paesi occidentali. Narducci ha portato l’esempio del Paese dove risiede: in Svizzera l’occupazione femminile è aumentata in generale nella fascia dei bassi salari in cui figurano a maggioranza le donne. Inoltre, è cresciuto ulteriormente il lavoro a tempo parziale, un settore dove le donne primeggiano con l’80 per cento del lavoro svolto. Questa situazione genera per le donne un pesante svantaggio nel sistema pensionistico: in molti casi esse sono escluse dalla previdenza professionale, il cosiddetto Secondo Pilastro, a cui si accede soltanto a partire da un determinato salario annuo minimo. Anche l’avanzata della flessibilità del lavoro comporta soprattutto svantaggi per le donne. In Svizzera non c’è ancora un regolamento uniforme per l’assicurazione maternità: "nel raffronto con le realtà europee, la Svizzera si presenta come una macchia nera in questo contesto". Il Parlamento ha approvato un modello di assicurazione maternità che dovrebbe finalmente aprire la strada ad una soluzione minima che prevede una incapacità di lavoro di 14 settimane e una indennità salariale dell’80 per cento, ma si teme che contro questa normativa sarà lanciato il referendum.

Il percorso delle pari opportunità tra donne ed uomini - ha poi affermato Narducci - è sicuramente difficile e costellato di tantissime discussioni. Mai come ora si richiede un lavoro di sostegno e di convincimento nel mondo della politica, del lavoro e nelle istituzioni".

Il Segretario generale del CGIE ha concluso il suo intervento con una immagine significativa tratta dal libro di Francesca Massarotto "Il coraggio della vita quotidiana", in cui l’autrice ha indagato l’emigrazione femminile trentina verso la Svizzera e le condizioni che spinsero migliaia di ragazze e giovano donne ad andarsene sole in un Paese straniero per lavorare, recidendo i rapporti familiari e le relazioni parentali. "Partivano in treno - dice l’autrice - come compagnia una valigia, con un unico cambio di biancheria. Addosso un cappotto rivoltato, spesso ricavato da un vecchio pastrano militare, il primo paio di calze, i capelli in ordine". Ebbene - ha commentato Narducci - sono le protagoniste di una storia eroica e per tanti versi dolorosa, che hanno tracciato il cammino del miglioramento della condizione femminile, alle quali dobbiamo esprimere un doveroso ringraziamento e testimoniare profondo rispetto. (Inform)


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