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INFORM - N. 130 - 7 luglio 2003

L’ESORDIO DI BERLUSCONI IN EUROPA E GLI ITALIANI ALL’ESTERO

L’editoriale di Nino Randazzo su "Il Globo" di Melbourne e "La Fiamma" di Sydney

Eco australiana d’un incidente di percorso Italia-Europa

Un evento quasi da celebrare: finalmente, buona o cattiva che sia l’occasione, l’Italia politica, istituzionale, quella che è impersonata dai protagonisti della sua vita pubblica, è riuscita a far parlare i media australiani, in affari esteri buttata ormai totalmente sulla sponda americana del Pacifico. Non succedeva da anni, forse da decenni. Bisogna risalire all’assassinio di Aldo Moro 25 anni fa per un discreto tentativo di copertura mediatica, in questa parte del mondo, della scena politica italiana. Neppure del pronto e sostanzioso intervento militare italiano a fianco dell’Australia a Timor Est il pubblico australiano ha mai saputo nulla. Le vittorie elettorali di Berlusconi nel 1994 e nel 2001 ebbero sì e no sulla carta stampata del quinto continente lo spazio di qualche paragrafo di lanci d’agenzia. Il più recente accenno obliquo sulla stampa australiana agli inquilini dei palazzi romani del potere si riferiva a un presunto rifiuto del governo italiano di pagare i 25-30 mila dollari del conto d’albergo a cinque stelle del primo ministro Howard e del suo seguito per la visita ufficiale nel Bel Paese l’anno scorso.

Ora, sfortunatamente, è arrivata la volta buona: il turno dell’Italia al vertice UE, ma soprattutto la gaffe di Berlusconi - che ha dato del "kapò nazista" all’eurodeputato socialdemocratico tedesco Martin Shultz, ha definito quelli del settore PSE (Partito socialista europeo) dell’aula "turisti della democrazia" e in più ha aggiunto che gli italiani sarebbero abituati a "scherzare anche sull’Olocausto" - nel Parlamento di Strasburgo per l’inaugurazione del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea. Senza contare che già alla vigilia del "fattaccio" di Strasburgo la stampa australiana aveva passato in rassegna tutti, ma proprio tutti, i titoli a valanga dei giornali europei che alludevano a vita, morte, resurrezione, miracoli, processi passati, presenti e futuri, ricorso parlamentare d’emergenza all’immunità d’ufficio, accuse di reati veri e presunti, condanne, appelli giudiziari, sentenze di prescrizione, amori, affari, colossali fortune economiche, smisurata ambizione, mentalità messianica del presidente del Consiglio italiano.

Non sono nemmeno mancati i colleghi australiani che non han voluto essere da meno ed hanno aggiunto il loro piccolo contributo, anche se massimamente ad uso e consumo locale, all’ammucchiata europea anti-berlusconiana. E in questo c’è lo zampino di un australiano-americano, il magnate planetario di mass media Rupert Murdoch, che nei confronti del "fratellino minore" italiano, per vari aspetti emulo e concorrente, qualche punta d’astio, invidia e conflittualità la nutre da tempo (il tentativo bloccato d’ingresso in Mediaset, l’acquisizione e incorporazione delle italiane Stream e Tele+ nel colosso della pay-tv "Sky" che, con i diritti del calcio, il meglio del cinema e dell’informazione globale derivante da 50 canali di base in tutto il mondo, un ambizioso obiettivo di entrate pubblicitarie, si propone a partire dalla fine di questo mese di creare un autentico "terzo polo" televisivo d’Italia e far vedere i sorci verdi alla RAI e a Mediaset).

Nessuna meraviglia, quindi, che i redattori e grafici dell’inserto a colori "Editor" nell’edizione del weekend del quotidiano nazionale "The Australian" del gruppo Nationwide News di Murdoch, la cui linea editoriale il proprietario notoriamente controlla con pugno di ferro dal quartiere generale americano, si siano sbizzarriti con colorita fantasia su Berlusconi e sull’Italia di Berlusconi. In copertina, un trucemente funereo Silvio al Parlamento di Strasburgo, col viso schiacciato e le orecchie tappate dalla cuffia ricevente della traduzione simultanea, aureolato da una corona di stelle gialle della bandiera europea, e in basso il vistoso titolo-locandina: "L’affare italiano - Berlusconi, il nuovo boss UE che getta l’Italia nello sconcerto". Non meno incisiva la titolazione del servizio all’interno, con un’altra immagine del presidente disfatto con una mano nei capelli che gli restano, sulla poltrona numero 23 dell’aula di Strasburgo: "Berlusconi: il Duce o Forrest Gump?" (con l’ovvio riferimento al celebre film americano del ‘94, dove l’attore Tom Hanks interpreta il ruolo di "Forrest Gump", un candido semplicione che, uscito da un’infanzia di stenti, riesce a diventare star del football, eroe di guerra, campione mondiale di ping-pong, pescatore di gamberi e imprenditore plurimiliardario, tratta a tu per tu con i potenti e i famosi della Terra, mette incinta, ottenendone un figlio, la bella e complessata Jenny, senza però riuscire a conquistarne l’amore). A parte tutto, "The Australian" ha dimostrato scarsa originalità, in quanto il titolo "Mussolini o Forrest Gump?" l’aveva coniato tre giorni prima l’organo della sinistra francese "Liberation". Almeno più decente della sfacciata e ipocrita copertina "Il padrino, ora anche dell’Europa" del tedesco "Der Spiegel".

Ora in Australia, per quanto questa sia una nazione-continente distante e aliena dall’ambiente e dall’atmosfera e animosità dei giochi di potere europei, esiste un dinamico microcosmo della presenza italiana all’estero. E l’eco suscitata dal tumulto fazioso e provocatorio di organi d’informazione, accresciuta dall’infelice sortita di Berlusconi a Strasburgo, semina fastidio e imbarazzo, tocca sentimenti, sensibilità (se si vuole, suscettibilità) e interessi morali di tutti gli italiani, in patria e nel mondo. Situazione appesantita dalla constatazione di fatto che l’Italia ha cominciato proprio male il semestre di presidenza europea e dal sospetto che non la prosegui meglio, se è vero che Berlusconi precisa di non essersi scusato coi tedeschi ma solo di avere avuto un chiarimento col cancelliere Schroeder, e insiste a non volere o dovere chiedere scusa al Parlamento europeo, contrariamente a quanto esige a Strasburgo il presidente dell’assemblea Cox e gli consiglia a Roma l’alleato di governo Fini. E nel frattempo il quotidiano leghista "La Padania" getta altra benzina sul fuoco con una lettera aperta a firma del sottosegretario alle Attività Produttive con delega al Turismo, Stefano Stefani, che schizza veleno sui "biondi stereotipati tedeschi", appartenenti a "un Paese ubriaco di tronfie certezze", che "dubitano dell’intelligenza dei nostri ministri", che "offendono tutti quegli italiani che col loro voto hanno democraticamente deciso di essere rappresentati da questi partiti e da questi esponenti", e che, "cresciuti come Martin Shultz con gli occhi di topo a roboanti gare di rutti dopo pantagrueliche bevute di birra e scorpacciate di kartoffel fritte, invadono rumorosamente le nostre spiagge da Rimini alla Sicilia". Tanto da causare una dichiarazione congiunta degli assessori regionali al Turismo della Toscana e dell’Emilia-Romagna per respingere "con sdegno le gravissime dichiarazioni del sottosegretario" ed esprimere "solidarietà a un intero popolo ingiustamente offeso".

Quale pasticcio non ha creato lo scivolone del capo del governo italiano in trasferta a Strasburgo, apparentemente senza neppure un consigliere e suggeritore al fianco, uno di quei tipi di "minders" di cui sempre si circonda il suo amico ed estimatore Bush di Washington. E viene da chiedersi dove Berlusconi abbia lasciato il suo parafulmine, il suo "cardinale Mazzarino", Gianni Letta, che da tanti trabocchetti lo salva quotidianamente, o l’altro Gianni, l’ex ambasciatore a Canberra Castellaneta, consigliere diplomatico a Palazzo Chigi, fino a qualche tempo al suo fianco o appena un passo indietro in ogni inquadratura del presidente del Consiglio italiano all’estero, ora scomparso dalla scena (si dice capo designato dei servizi segreti).

Per concludere, tornando all’Australia, bisogna notare che non ci voleva proprio quest’altra spruzzata di notorietà satirico-insolente sull’immagine dell’Italia e sulla maturità della sua classe dirigente. Qualche ripercussione è destinata ad avvertirsi pure sull’immagine popolare, sempre stereotipata, degli italiani che qui vivono. Volenti o nolenti, si è anche in Australia parte passiva e impotente dell’incidente di percorso Italia-UE, della disavventura delle relazioni pubbliche italiane in Europa. Che almeno ci fosse nei prossimi mesi, ad acque europee auspicabilmente più calme, qualche segnale, qualche movimento, qualche iniziativa che rompesse il silenzio, l’indifferenza, il ristagno nei rapporti fra Canberra e Roma. E’ necessario ora più che mai che le parole "Italy" e "Italians" ricorrano, sulla carta stampata e sulle onde dell’etere in Australia, in contesti di notizie, prospettive, programmi bilaterali, commenti e apprezzamenti sereni e positivi. Compensativi dell’eco mortificante di questo momento. (Nino Randazzo)

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