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INFORM - N. 126 - 2 luglio 2003

Presentato a Roma il Rapporto 2003 dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni

ROMA - Dove emigrano le persone oggi e perché? Cosa c'è di nuovo nella gestione delle migrazioni internazionali? Quali sono le principali questioni che i decisori politici si trovano ad affrontare? Queste ed altre tematiche sono affrontate nel "World Migration Report 2003", Rapporto mondiale sulle migrazioni presentato il 1° luglio a Roma dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Il Rapporto approfondisce le complesse dinamiche di un fenomeno socio-economico, culturale e politico in costante crescita presentando i più recenti trend della migrazione internazionale e le prospettive geografiche e politiche dei diversi aspetti del fenomeno. La globalizzazione, la liberalizzazione dei commerci e l'integrazione economica incoraggiano la mobilità lavorativa, tendenza alimentata sia dal divario negli standard di vita fra paesi poveri e ricchi sia dall'evoluzione demografica di questi ultimi. "Per ragioni demografiche, economiche e sociali le migrazioni non possono essere fermate" dichiara il Direttore Generale dell'OIM, Brunson McKinley, secondo il quale la vera sfida per i governi è affrontare il fenomeno in modo umano, razionale e consapevole perché possa portare benefici sia ai paesi di origine sia a quelli di destinazione.

La complessità della gestione dei flussi migratori pone ai governi una sfida senza precedenti. Secondo il Rapporto il 2,9% della popolazione mondiale - 175 milioni di persone ovvero una persona su 35 - è costituito da migranti in gran parte motivati dal desiderio di migliorare le proprie condizioni economiche. Di questi circa 35 milioni vivono negli Stati Uniti e altri 13,5 milioni in Russia, i due paesi con il più alto numero di presenze immigrate nel 2000. Per quanto riguarda l'Unione Europea, su un totale di 370 milioni di persone, i cittadini stranieri sono circa 19 milioni (5,1% del totale). Di questi, circa 6 milioni sono comunitari mentre i restanti provengono da paesi al di fuori dell'UE.

Le risposte tradizionali, unilaterali e ad hoc al fenomeno migratorio si dimostrano inadeguate. Un numero sempre maggiore di governi riconosce che, in un mondo sempre più in movimento, è necessario adottare un approccio multidimensionale alla gestione delle migrazioni che contribuisca a ridurre forme di migrazione irregolare e gli abusi nei confronti dei migranti. Fenomeno, quest'ultimo, che desta grande preoccupazione se si pensa alla tratta di esseri umani (trafficking) o all'industria legata all'introduzione clandestina di migranti (smuggling) che genera un volume di affari che si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari l'anno.

Il Rapporto analizza le fasi interdipendenti del processo migratorio e la miriade di attori coinvolti. Prodotto dal Migration Policy and Research Programme dell'OIM, con il contributo di esperti di tutto il mondo, il rapporto esamina le cause profonde del fenomeno migratorio e l'interazione fra i fattori che incidono sulle opportunità della migrazione ordinata (temporanea o permanente); riporta esempi di gestione efficace da parte di alcuni governi; l'integrazione dei migranti nelle società di accoglienza; la reintegrazione sostenibile per i migranti che ritornano nei loro paesi; i diritti dei migranti; i legami fra migrazione, sviluppo e commercio; il "dialogo delle civilizzazioni"; le relazioni con la diaspora, in particolare le rimesse che continuano ad essere una delle principali fonti di reddito per i paesi più poveri.

Politiche efficaci e rispettose della dignità umana nella gestione delle migrazioni che portino benefici sia ai migranti che alle società, non possono che essere il frutto di un'ampia cooperazione internazionale. L'obiettivo della comunità internazionale, si sostiene nel Rapporto, dovrebbe essere quello di gestire la migrazione nell'interesse dei migranti e delle società di origine e di destinazione. (Inform)


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